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NBA Playoffs

NBA, Morris: questione di brotherhood

L’ala dei Boston Celtics difende a spada tratta il gemello Markieff.

La prematura quanto cocente sconfitta degli Oklahoma City Thunder al primo turno, ad opera dei Portland Trail Blazers, ha fatto parlare un po’ tutti. Dagli innumerevoli complimenti delle varie star NBA a Lillard, alle critiche nei confronti del gioco di OKC che mai ha dato l’impressione di poter competere contro una squadra battuta quattro volte su quattro in regular season. L’ultimo in ordine cronologico è stato Marcus Morris, l’ala dei Boston Celtics, reduce da una fantastica prestazione nelle semifinali di Conference contro i Milwaukee Bucks.

Così si è espresso sulla performance “monstre” di Dame:

“Lasci libero di tirare Lillard? Non lo raddoppi? Non provi a togliergli il pallone dalle mani? Non importa di quanto lontano dal canestro sia. Sta tirando col 60%, è uno dei migliori giocatori della lega, sta tirando bene anche da otto metri. Non si deve far tirare neanche da lì, io non l’avrei fatto. Non importa che lo definiscano un brutto tiro”.

Frecciatina a Paul George che, post gara 5, aveva esclamato “Brutto tiro!” nei confronti del buzzer beater che ha eliminato definitivamente i Thunder.

Le critiche continuano sul coaching di Billy Donovan:

“Mi sembrava che Portland fosse allenata meglio! Lillard ha segnato 34 punti in un tempo e tu non cambi strategia? Non sono un allenatore ma non trovo un senso a tutto ciò”.

Il motivo di questa presa di posizione così netta è da ricercarsi nel risicato utilizzo di Markieff, suo gemello:

“A me non interessa nulla di loro, parlo solo perché c’è mio fratello lì. Markieff è andato ad Oklahoma City per nulla, perché non mi pare gli abbiano dato opportunità concrete. Ha giocato solo 4 minuti in gara 5. Una mancanza di rispetto. Ha sbagliato due tiri, ma ho visto George sbagliarne 17 in fila. Forse danno minuti ai giocatori preferiti e non ai meritevoli”.

Il legame strettissimo tra i due Morris, che si son sempre coperti le spalle a vicenda nella lega e giocarono insieme solo in Arizona a Phoenix, continua.

“So quanto può dare mio fratello e la sua attitudine sarebbe servita ad Oklahoma. Mi sembra che non hanno saputo utilizzare al meglio i giocatori che avevano a disposizione”.

Dopo aver manifestato la propria frustrazione per il gemello, Marcus, più giovane di soli 7 minuti, ha chiosato:

“La speranza è che l’anno prossimo Markieff possa andare in una squadra che lo utilizzi nel modo corretto e si prenda cura di lui”.

Insomma il consiglio è arrivato: ascolta fratello, lascia i Thunder al più presto.

 

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