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NBA, nuovi particolari sulle accuse di aggressione contro Luke Walton

Cominciano ad emergere dettagli sulle accuse rivolte all’allenatore dei Kings, che però nega tutto

Cominciano a emergere i dettagli relativi alle accuse di aggressione sessuale avanzate dall’ex giornalista Kelli Tennant contro Luke Walton.

Sembra che la Tennant non avesse denunciato l’accaduto all’epoca dei fatti, come confermato in un comunicato dalla polizia di Santa Monica per bocca del comandante Candice Cobarrubias:

“Non è stata avanzata nessuna denuncia al dipartimento di polizia di Santa Monica. Non stiamo procedendo a nessuna indagine”

La Tennant ha affermato di non aver denunciato prima l’accaduto per via della paura:

“Ero spaventata. Quando qualcuno ti aggredisce, e pensi che sarai violentata, farsi avanti è qualcosa di spaventoso. E ho passato molti anni a farci i conti”

La Tennant e Walton hanno lavorato insieme su un canale sportivo via cavo – Time Warner SportsNet -, e la collaborazione tra i due è sfociata nella pubblicazione di un libro, del quale l’attuale allenatore dei Sacramento Kings ha scritto l’introduzione. L’aggressione sarebbe avvenuta, secondo quanto riportato dalla Tennant, poco dopo l’uscita del libro stesso, nel 2014: la giornalista si sarebbe recata in auto nell’albergo di Santa Monica dove Walton alloggiava con i Golden State Warriors (per i quali ricopriva allora il ruolo di vice allenatore) per consegnargli una copia. Walton le avrebbe chiesto di incontrarsi nella sua stanza, lontani dalla hall e da occhi indiscreti:

“Gli ho chiesto perché stavamo salendo in camera, e lui mi ha risposto che era perché i giocatori della sua squadra erano nella hall, e lui non voleva essere visto lì con loro”

L’aggressione sarebbe quindi avvenuta nella camera d’albergo:

“All’improvviso mi è salito sopra e mi ha bloccata contro il letto, e mi teneva le braccia giù con tutto il suo peso mentre mi baciava il collo, il viso e il petto. E mentre continuavo a ripetergli, per favore, di fermarsi, di lasciarmi, lui rideva di me.

Ho continuato a chiedergli di fermarsi, ancora e ancora, senza poter usare le mani, perché lui continuava a tenermi ferma. Potevo sentirlo mentre sfregava la sua erezione sul mio corpo, e continuava a ridere a tutte le mie preghiere di lasciarmi. Ho pensato che mi avrebbe stuprata”

La Tennant sarebbe stata infine in grado di liberarsi e scappare dalla stanza, non senza essere di nuovo afferrata e baciata sul collo da Walton. Sempre secondo quanto sostenuto dalla giornalista inoltre l’ex allenatore dei Los Angeles Lakers avrebbe avuto comportamenti sconvenienti e persecutori nei suoi confronti anche negli anni successivi, soprattutto durante la sua esperienza sulla panchina gialloviola:

“Ero felice che non vivesse a Los Angeles e di non dover avere più a che fare con lui. Ma tutto è cambiato nel 2016, quando è venuto ai Lakers.

[Durante un evento di beneficenza] mi ha squadrata dall’alto in basso, lentamente e ha cominciato a fare dei rumori [poi ha detto] ‘Mmm, con quel vestito mi stai uccidendo’ “

Non sembra comunque, a quanto sostenuto dall’avvocato della Tennant, Garo Mardirossian, che la donna speri in una condanna penale per Walton:

“Il nostro interesse non è quello di vedere Mr. Walton in prigione, ma di far sentire meglio Kelli con se stessa.

Le donne legate alla NBA hanno dovuto a lungo soffrire in silenzio tra le indegnità dell’abuso di genere e dello sfruttamento sessuale nelle mani di uomini famosi, ricchi e potenti. Sostenuti dalla loro fama, dal denaro e dal potere e motivati da una cultura che tollera pregiudizi misogini, troppi uomini nel basket professionistico abusano in modo inaccettabile delle donne”

Luke Walton ha negato tutte le accuse attraverso il suo avvocato, Mark Baute:

“L’accusatrice è un’opportunista, non una vittima, e le sue affermazioni non sono credibili. Abbiamo intenzione di provarlo in un’aula di tribunale”

La NBA e i Sacramento Kings hanno immediatamente avviato un’indagine su queste accuse.

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