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Road to Draft 2018: prospetti al di là dei numeri

Non solo statistiche e previsioni, ci sono giocatori che hanno anche altro da raccontare, e il cui percorso è stato diverso dalla maggior parte dei loro colleghi

Il Draft NBA è da sempre una fucina di tanti talenti, che si ritrovano a giugno (chi fisicamente, chi in attesa da altre parti del mondo) al Barclays Center di Brooklyn in attesa che qualche franchigia NBA chiami il proprio nome. La maggior parte di questi giocatori viene esaminata in maniera dettagliata fin dalla giovane età: capacità realizzative, percentuali di tiro, rendimento per possesso, ogni dato viene raccolto da quando questi ragazzi entrano al college, fino alle combine di maggio e agli allenamenti privati organizzati dalle stesse franchigie NBA.

Sui giocatori da lotteria si conosce vita morte e miracoli, in quanto vengono messi costantemente sotto la lente d’ingrandimento dai media, che molto spesso scavano nella loro vita privata oltre che cestistica. Ma il Draft è composto da tanti giocatori, ognuno con una storia diversa. Alcuni vengono da lontano, geograficamente e come background, altri son dovuti andare lontano per poterci essere questo 22 giugno (all’1 di notte ora italiana). Alcune storie si intrecciano o avrebbero potuto intrecciarsi, ma l’importante per questi giocatori è potersi vedere con il cappellino della propria squadra sul palco dell’arena dei Brooklyn Nets.

Cercheremo di raccontarvene alcuni di questi viaggi fino al Draft, quelli che probabilmente hanno il chilometraggio più lungo.

 

 

I ragazzi del Kansas

Sviatoslav Mykhailiuk

Giocatori ucraini in NBA, una rarità verrebbe da dire, e invece non è così, sono stati ben 8 dal 2002. Il più famoso in questo momento è Alex Len scelto alla numero 5 del Draft del 2013 dai Phoenix Suns.

Il prossimo ad aver buone possibilità di vedere chiamato il proprio nome sul palco del Barclays Center sarà Sviatoslav Mykhailiuk. Il nativo di Cherkasy ha appena concluso i suoi 4 anni con i Kansas Jayhawks, giocando un’ottima stagione da senior, culminata con la prima partecipazione alle Final Four.

Purtroppo per loro la squadra di Bill Self è incappata nella cavalcata verso il secondo titolo nazionale in tre anni di Villanova, che in quella partita ha tirato 18/40 da tre punti (record di triple in una Final Four). Per Svi l’arrivo alle finali di San Antonio è stata anche l’occasione di far venire la propria famiglia negli Stati Uniti (la seconda volta da quando si è trasferito li al campus) grazie al programma introdotto dalla NCAA nel 2015 che sovvenziona fino a $3,ooo le spese dei familiari per raggiungerei i propri figli da tutto il mondo ($4,000 per la finale).

I numeri di Mykhailiuk sono stati in continua crescita e l ultima stagione l’ha chiusa con 14.6 punti, 3.9 rimbalzi e 2.7 assist, tirando con il 44% da tre punti. Principalmente il nazionale ucraino (già un mondiale per lui, nel 2014 in Spagna) è un tiratore puro, ma in questi anni ha migliorato la frequenza e la capacità di mettere la palla per terra e attaccare il ferro. I 203 cm gli permetterebbero sicuramente di essere efficace anche in questa maniera, ma gli manca ancora un po’ di forza e controllo del corpo quando c’è da subire qualche contatto in mezzo all’area avversaria, anche se l’atletismo è tutt’altro che disprezzabile.

In difesa ha la stazza per stare con giocatori anche di taglia superiore alla sua, ed è migliorato molto sulla velocità di piedi, mentre si pensava potesse soffrire oltre modo contro il primo passo dei giocatori perimetrali NBA

Il giocatore si è comportato egregiamente anche durante i giorni delle combine NBA e le sue quotazioni nel Mock Draft sono in continuo mutamento, tanto che potrebbe anche non venire scelto nel secondo giro. Diverse le squadre che lo stanno visionando singolarmente nei workout privati dove lui sta sempre lasciando una buona impressione. Sarà probabilmente il 22 giugno, il giorno del Draft, a levarci qualsiasi dubbio su quale sarà la prossima destinazione del cecchino ucraino.

 

Devonte’ Graham

Senior come Mykhailiuk, miglior giocatore dell’anno nella Big 12 e vero leader della squadra di Bill Self. Dopo gli anni di apprendistato con Frank Mason III, il nativo del North Carolina ha vissuto una stagione da protagonista con i Kansas Jayhawks conducendoli fino alle Final Four di San Antonio. Le medie stagionali del giocatore dicono 17.3 punti, 4 rimbalzi e 7.2 assist di media con il 40% da tre punti.

Devonte’ Graham è sicuramente un giocatore versatile: come dicono, le percentuali (40% di media nei 4 anni al college) è una point guard con capacità realizzatrici di altissimo livello, con un ottimo tiro da tre punti che può scagliare da qualsiasi distanza, nessuna difficoltà quindi ad adattarsi alla differenza con la linea da 3 punti NBA. Inoltre, nonostante la statura, è un ottimo realizzatore anche da dentro l’area, sopratutto quando arriva in transizione (90esimo percentile per efficienza, 1.34 ppp).

Come regista invece è sicuramente migliorato nei 4 anni sotto Bill Self, diventando un abile giocatore di pick-and-roll, in grado di gestire i ritmi della propria squadra nel migliore dei modi, sapendo quando mettere in gara i tanti realizzatori con cui ha sempre giocato e, quando, sopratutto nell’ultima stagione, prendere in mano la squadra con iniziative personali.

Al piano di sopra, visti i sui 185 cm per 80 kg, potrebbe sicuramente soffrire la fisicità di alcune point guard avversarie, non tanto in attacco quanto in difesa, nonostante come difensore sia stato più volte sottovalutato. In attacco dovrà, più che altro all’inizio, abituarsi ad una mole di tiri e possessi inferiore in cui forse servirà essere più efficienti del suo 40% dal campo.

In questo momento il prodotto di Kansas viene dato verso la fine del secondo giro, nonostante un’ottima combine. Un obiettivo per diverse squadra di alto livello, che potranno testarne l’efficacia durante la Summer League per poi decidere di inserirlo nel proprio roster con un ruolo significativo in uscita dalla panchina. Sicuramente la PG più esperta di tutto questo Draft.

 

Malik Newman

Sophomore da Jackson, città nel pieno centro del Mississippi. Primo anno NCAA nella sua casa a Mississippi State con un buon rendimento, poi il trasferimento, fortemente voluto da Bill Self per sostituire il partente Frank Mason e spostare Graham in cabina di regia. Un anno di fermo come vuole la regola del college basket e poi un annata a Kansas di altissimo livello, sopratutto quando le partite hanno cominciato a pesare.

14.2 punti, 5 rimbalzi e 2 assist di media con il 41% da tre punti, statistiche che sono lievitate con l’inizio dei tornei ad eliminazione diretta: 22.5 punti 6 rimbalzi e il 53% da tre punti su 7 conclusioni di media a partita (decisivi i suoi 32 punti, sopratutto nell’overtime, della partita contro Duke per raggiungere le Final Four)

Shooting guard pura, realizzatore di assoluto livello. Ottimo tiratore sopratutto dagli angoli (qualità sempre più importante quando si vuole sfruttare la transizione), ma non solo: nonostante Newman non abbia un fisico e una verticalità paragonabile ad altri esterni NCAA presenti a questo Draft, è un ottimo finalizzatore anche al ferro (60% di realizzazione). Ottimo difensore sulla palla e grande atleta, in grado di gestire al massimo le proprie energie sui 40 minuti di gioco, (38′ di utilizzo di media in questa stagione) risultando spesso decisivo nei momenti finali delle partite.

Nonostante Bill Self abbia provato a fargli giocare anche minuti da point guard, in ottica NBA Malik Newman non ha per ora questa bidimensionalità. Inoltre, come per Graham, dovrà abituarsi a giocare un po’ meno con la palla in mano e diminuire la tendenza che lo vedeva, sopratutto ad inizio stagione, forzare diverse conclusioni per entrare ad ogni costo all’interno della partita.

Per quanto riguarda il Mock Draft, discorso simile al suo compagno di squadra. Previsione intorno a fine secondo giro con il giocatore che dovrà mostrare il suo valore fin dalla Summer League.

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