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Golden State Warriors

NBA, Kevin Durant e la scelta di Golden State

Il numero 35 dei Dubs rivela finalmente tutti i retroscena che lo hanno spinto a diventare membro di una delle squadre più forti di sempre

Vi siete mai chiesti perché Kevin Durant abbia scelto di schierarsi proprio dalla parte dei Golden State Warriors? Avete mai pensato a cosa ci fosse effettivamente sotto, durante quell’estate di due anni fa? Se – come crediamo – entrambe le risposte dovessero essere affermative, qui sotto c’è quello che fa al caso vostro.

In una recente intervista per The Athletic infatti, KD35 ha voluto mettere finalmente a nudo i suoi pensieri, ripercorrendo gli attimi precedenti ed immediatamente seguenti alla scelta più importante della sua carriera, che lo ha finalmente incoronato Campione NBA:

“Tutti mi hanno considerato un pazzo. Alcuni mi dicevano: ‘Perché non hai scelto noi? Sarebbe stato speciale’, ed io rispondevo: ‘Voglio far parte di qualcosa di più, qualcosa che sia veramente speciale.’ E fortunatamente così è stato. Qui (a Golden State) tutti la pensano esattamente come me, senza alcun tipo di ego in squadra. È tutto perfetto.

In quel momento della mia carriera (prima di approdare agli Warriors), non avevo idea di cosa pensasse la gente riguardo al mio modo di giocare. Io sapevo di essere davvero forte, e di aver soprattutto lavorato sodo per arrivare a quel livello, ma sentivo anche di aver bisogno del parere dei miei colleghi, dei manager e della squadra, di persone che fossero effettivamente parte del Gioco e che mi potessero aiutare a migliorare e ad essere più a mio agio con me stesso.

Quando infatti (durante l’off-season 2016) ho incontrato la squadra, sono rimasto impressionato. Insomma, il miglior team di tutta la Lega e alcuni tra i migliori giocatori al mondo erano li per me, con la mia stessa voglia di vincere e soprattutto pronti ad accettare quello che io avevo da offrire loro. È stato un momento davvero fantastico, capisci cosa intendo?

Mi trovo in una situazione che ho sognato fin da bambino, e nonostante tutto non mi sembra vero. C’è ancora molto che devo imparare, ma l’affetto che ricevo qui ogni giorno per ciò che faccio in campo è qualcosa di straordinario; d’altronde ero sicuro che non ci sarebbero stati problemi sull’ambito umano, ma sapere che così tanta gente mi vuole qui perché ama il mio modo di giocare a basket beh, è qualcosa di dannatamente bello.” 

 

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