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Golden State Warriors

Dal letame nascono i fior: l’ascesa nei Warriors di Quinn Cook

O di come il prodotto di Duke stia trovando il suo posto nel mondo

quin cook

Frattura al pollice destro per Klay Thompson, rottura della cartilagine di una costola per Kevin Durant, distorsione al collaterale mediale del ginocchio sinistro per Stephen Curry: con questa sequela di infortuni, i campioni in carica e strafavoriti anche per questa stagione, quei Golden State Warriors che non puntano solo ad essere la miglior squadra di questo periodo storico ma quella dal titolo “ipotetico” di migliore di sempre, piombano improvvisamente in una pessima situazione.

I tre migliori realizzatori presenti in quintetto, che rendono tanto scintillante il gioco espresso dalla banda di Kerr, si ritrovano sia a turno che contemporaneamente fuori; sebbene le maggiori attenzioni siano rivolte alla post-season, memori dell’andamento della stagione 2015/2016 (quella del record all time in regular ma non culminata nel successo finale), i Warriors si trovano a dover affrontare una rincorsa ad un record che assicuri il maggior numero di serie con vantaggio casalingo possibile senza grandi risorse, proprio mentre Houston e Portland nella stessa Conference e Toronto e Boston in quella opposta viaggiano spedite.

Ipotizzando quali ragazzi potessero assurgere a finalizzatori principali del team della Baia in queste condizioni, i maggiori sospetti ricadevano su Nick Young, David West o Omri Casspi, che da migliori realizzatori della panchina rispettivamente con 7.3 punti in 17.1 minuti di utilizzo, 7.0 punti in 13.7 minuti di utilizzo e 5.7 punti in 14 minuti di utilizzo a gara avrebbero comunque dovuto aumentare le proprie responsabilità, senza alcuna assicurazione che l’efficienza in una second unit comunque poco prolifica (ventunesima nella lega per punti realizzati) potesse essere traslata proporzionalmente con l’aumento di minutaggio. Inoltre, per qualcuno che passa da panchina a quintetto, c’è qualcun altro che deve assicurare minuti di ricambio in più.

Proprio in questa pessima situazione, però, i Warriors trovano una risorsa inaspettata. A rispondere presente all’appello è Quinn Cook.

Il nativo di Washington, campione mondiale Under 16 e Under 17 con la divisa di Team USA, aveva completato con il National Championship il suo quadriennio in quel di Duke nel 2015, dopo esservi entrato nella stessa classe 2011 di Austin Rivers e Mashall Plumlee.

 

Finito tuttavia undrafted, aveva già provato ad entrare a far parte della lega tramite l’approdo in diversi lidi, ma senza aver ottenuto una concreta chance.

Dopo la Summer League di Orlando giocata coi Thunder e quella di Las Vegas giocata coi Cavaliers, questi ultimi lo avevano tagliato dopo la pre-season alle porte della stagione 2015/2016, indirizzandolo alla loro affiliata dei Canton Charge. Risultare il Rookie of the Year dell’allora D-League, con 19.6 punti e 5.4 assist, non gli era valso un ingaggio al piano superiore, col ritorno ai Charge dopo il nuovo taglie appena conclusa la pre-season dai Pelicans nel 2016 e i due decadali, con l’anonimo debutto in NBA, il 27 febbraio 2017 in maglietta Mavericks.

Il doppio decadale ottenuto successivamente, di nuovo ai Pelicans, con la successiva estensione fino alla fine della stagione 2016/2017, non gli era valsa la conferma nella lega, nonostante la bella prestazione da 22 punti contro i futuri campioni di Golden State:

 

Evidentemente, gli stessi Warriors restarono colpiti dai numeri di Quinn e, dopo l’ennesimo taglio prima dell’inizio della stagione ufficiale, questa volta da parte degli Atlanta Hawks, decidono di sottoporgli un two-way contract, novità contrattuale stagionale, spedendolo di nuovo nella lega di sviluppo ad indossare la canotta degli affiliati Santa Cruz Warriors. In virtù del tipo di accordo, a dicembre effettua una comparsata coi campioni della lega, guadagnandosi la sua prima partenza in quintetto nella NBA contro gli Hornets, registrando 8 punti, 3 assist e 3 rimbalzi in 22 minuti:

 

Vista comunque l’elevata concorrenza, prima dell’All-Star Break in totale aveva totalizzato solamente 11 presenze, con 2.9 punti e 1.5 assist.

Dopo 18 minuti giocati in due partite appena dopo la pausa, rientra in ballo davvero nelle rotazioni di coach Kerr nel mese di marzo: 35 minuti nelle prime tre partite ma, dopo la discreta prova contro gli Spurs, viene promosso quale playmaker titolare con l’assenza di Curry. Da lì, una continua escalation: in 12 partite, viaggia a 16.5 punti e 4 assists di media, con uno spettacolare 45.6% al tiro da tre punti. Contro i Sacramento Kings, il 16 marzo, arriva la prima esplosione, con 25 punti messi a referto e career-high realizzato nonostante la debacle di squadra per 93-98. Il giorno dopo, nella vittoria per 124-109 contro i Phoenix Suns, ne arrivano 28 col ritocco al proprio massimo (nonché record realizzativo di stagione fra tutti i two-way contracts nella lega), ulteriormente innalzato coi 30 segnati il 29 marzo nella sconfitta per 107-116 contro i Milwaukee Bucks.

 

Quello che Cook apporta alla causa è perfetto per il contesto Warriors: capace di generare attacco dal palleggio, completa il 40,2% dei suoi tentativi di tiro dietro l’arco da tre punti e coniuga la capacità di farsi trovare negli spazi giusti per concludere a canestro con successo, col 48.7% dal campo in stagione e in particolare il 51.6% da quando ha preso il comando della cabina di regia. Dopo l’All-Star Weekend, nelle gare in cui è stato impiegato, il record di squadra si attesta ad un 10-7 che, visto il peso delle assenze nella Baia, poteva essere ben peggiore e Cook contribuisce con un net rating di +3.7.

Tiratore pericoloso…

… sul pick-and-roll gli viene quindi negato il tiro inseguendolo; senza forzature, crea vantaggio che aiuta a conservare e a volte concludere.

Senza palla, sulla penetrazione di Green si spazia facendosi trovare libero sfruttando il blocco di contenimento di Pachulia

 

Curioso il fatto che, visto il suo two-way contract, non sia ancora certo di giocare i Playoff per cui deve essere ancora confermato, col termine del 10 aprile per la consegna dei roster definitivi per la post-season. Difatti, per poter trasformare il suo contratto attuale in uno standard e quindi consentirgli la partecipazione, i Warriors devono creare uno spazio nel roster attuale, con Casspi maggior candidato al taglio visto il mancato apporto da scorer dalla panca, che Quinn sembra poter interpretare al meglio. Inoltre, dal punto di vista della chimica interpersonale, vista la provenienza dalla medesima area di Washington, ha sviluppato un profondo rapporto con Kevin Durant, che pubblicamente ne ha tessuto le lodi quale gran lavoratore:

Credits to: http://news.abs-cbn.com/

 

Insomma, come cantava Fabrizio De Andrè in Via Del Campo, da una situazione di assoluta miseria i Warriors si ritrovano fra le mani un gioiellino: si dimostrerà vera gloria quella di Quinn Cook?

Commento

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  1. Fabrizio

    04/04/2018 20:31

    Soprattutto è un ero playmaker di riserva a Curry che i Warriors non hanno.

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