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Naismith, il primo di tutti

Lebron, Durant ed Anthony. Kobe, Duncan, Garnett e Shaq. Jordan, Pippen, Barkley e StocktontoMalone. Prima ancora Magic, Bird ed Erving, Frazier, Havlicek, Robertson e Kareem. Wilt, Bill, Baylor e Jerry West. Ma anche Schayes, Cousy e Mikan. Tutti con un denominatore comune, un unico grande padre putativo senza il quale non sarebbero mai diventati nomi tanto noti a livello planetario. Prima di tutti loro, in un’epoca ormai lontana, ci fu l’invenzione più importante di tutti i tempi, ovviamente per noi amanti della palla a spicchi. Qualche giorno fa, il 6 Novembre per la precisione, ricorreva il 152esimo anniversario della nascita della prima leggenda della pallacanestro, per certi versi la più fondamentale in assoluto. In quel giorno di metà autunno del 1861 nasceva James Naismith, l’inventore del gioco.

Figlio di immigrati scozzesi, Naismith non ebbe certo un’infanzia facile nella terra dove vide la luce per la prima volta, il Canada. Rimasto privo di genitori in tenera età, James tuttavia riuscì a non smarrire la retta via, grazie al provvidenziale aiuto di altri parenti. Gli venne altresì buono anche il talento sportivo, con una notevole versatilità che gli permise di praticare ottimamente ginnastica, lacrosse, football canadese, calcio e rugby. Anche a livello accademico le cose non andavano per niente male. La profonda passione per lo sport lo spinse a laurearsi in educazione fisica, gestendo il programma sportivo dell’università canadese di McGill. Il diciannovesimo secolo sta per volgere al termine, ma l’incontro fatale con la Storia è dietro l’angolo.

1891, Springfield, Massachusetts. Località che probabilmente dovreste aver già sentito da qualche altra parte. Arrivato sul suolo americano per insegnare allo YMCA, Naismith ricevette un arduo compito da parte del suo diretto superiore, Luther Gulick. A causa della rigida temperatura dell’inverno del New England, che sconsigliava le classiche attività, c’era disperato bisogno di un nuovo sport indoor da praticare. James non perse tempo, mettendosi a studiare con ancor più applicazione tutte quelle discipline che aveva provato sino a qualche anno prima. Dopo pochi giorni, per sua e nostra fortuna, l’idea attecchì in mente, traendo anche spunto da un vecchio gioco d’infanzia, “duck on a rock”, che implicava un tiro da effettuare tramite una parabola. Per rendere il gioco più complicato, Naismith pensò bene di collocare il bersaglio a 10 piedi esatti da terra. Dal momento che esso non era altro che un cestino per le pesche, James decise di chiamare la sua creazione Basket Ball. Il destino si era compiuto.

Il 21 Dicembre 1891 si giocò la prima partita di pallacanestro della storia. In campo vi erano gli studenti del corso di Naismith, che vennero in seguito conosciuti col termine di First Team, la prima squadra. Il realizzatore del primo, nonché unico, punto del match fu tale William Richmond Chase, con il classico piazzatone da oltre 7 metri. Oltre a Chase, fecero parte della squadra vincente John J. Thompson, Eugene S. Libby, Edwin P. Ruggles, T. Duncan Patton, Frank Mahan, Finlay G. MacDonald, William H. Davis e Lyman Archibald. I primi perdenti furono invece George Weller, Wilbert Carey, Ernest Hildner, Raymond Kaighn, Genzabaro Ishikawa, Benjamin S. French, Franklin Barnes, George Day ed Henry Gelan. La strada era stata segnata.

Le profonde relazioni con gli altri sport in voga al tempo sono evidenti tutt’oggi. Il pallone era quello del calcio, così come le squadre erano composte da 9 giocatori per parte. A differenza della pallacanestro moderna, il canestro era chiuso, così che bisognava salire con una scala a recuperare la palla. Solo in seguito, quando i punteggi iniziarono ad incrementare, si optò per le retine aperte che conosciamo tanto bene. Altra peculiarità del basket di Naismith era il divieto assoluto di palleggiare. Si poteva solo passare e tirare. I tempi di gioco erano due di quindici minuti ciascuno, altra sostanziale differenza. Queste, insieme ad altre relative alle prerogative dell’arbitro e di cosa fosse lecito fare in campo per i giocatori, formarono le famose 13 regole di Naismith, di importanza secondaria solo ai Dieci Comandamenti affidati a Mosè sul Sinai. Il meccanismo era stato avviato e non poteva più essere fermato.

Nonostante lo scetticismo iniziale dello stesso First Team, il gioco prese rapidamente piede. Pochi mesi più tardi, un articolo sul giornale locale, riguardante il “New Game”, contribuì alla sua diffusione in tutto il paese. Oltre alle varie YMCA, anche le università iniziarono ad inserire la pallacanestro all’interno dei propri programmi sportivi. Con l’avvento del Novecento, inoltre, cominciarono a disputarsi le prime partite tra i college della nazione. Ancora una volta lo zampino di Naismith fu decisivo. Nel 1898 James arrivò a Lawrence, sede della Kansas University, della quale divenne il primo allenatore della storia.

L’avventura dell’ideatore del basket sulla panchina dei Jayhawks è, con ogni probabilità, il più curioso caso nella storia di “ironia della sorte”. Naismith, infatti, fu l’unico ad avere un record perdente nella storia dell’ateneo, 55-60. Nonostante una poco profetica affermazione, “il basket non lo si può allenare, lo si deve giocare e basta”, da James partì una grande generazione di allenatori, che in linea diretta si è estesa sino agli attuali coach NCAA ed NBA. Allievo prediletto del Dr. Naismith fu, infatti, Phog Allen, una vera e propria leggenda dalle parti di Lawrence. A sua volta Allen, successore dell’inventore del gioco a Kansas con ben altre fortune, ebbe come discepoli gente del calibro di Adolph Rupp e Dean Smith, veri mostri sacri del ruolo nonché modelli per tanti altri allenatori del giorno d’oggi.

Dopo gli Stati Uniti, anche nel resto del mondo cominciò ad attecchire il fenomeno-pallacanestro. Il nuovo sport venne presentato, seppur ancora sotto forma dimostrativa, alle Olimpiadi di St.Louis del 1904. Grazie anche all’operato dei soldati americani nella Prima Guerra Mondiale, nel giro di 20 anni il panorama si era allargato a dismisura. Alle Olimpiadi di Berlino 1936 il basket comparve per la prima volta sotto una veste ufficiale. Varie personalità di spicco si misero all’opera e, grazie ad una colletta, Naismith poté viaggiare verso la Germania nazista per premiare la squadra vincitrice del torneo, non a caso gli americani. La visione di così tante nazioni di tutto il globo impegnate in quello sport che egli aveva ideato qualche decade prima, gli procurarono un enorme senso di soddisfazione. Tempo due anni e videro la luce i due maggiori tornei universitari di sempre, il NIT e l’NCAA. James non poteva che essere orgogliosissimo della sua creatura.

James Naismith si spense il 28 Novembre 1939 nella sua amata Lawrence. Nel giro di pochi anni arrivarono i giusti tributi al padre fondatore dalla comunità cestistica. Come avevamo scritto poc’anzi, proprio a Springfield venne istituita la Basketball Hall of Fame, che ovviamente lo vide tra i primi membri eletti. La strada di fronte al palazzetto di Kansas, così come lo stesso campo da gioco, sono stati intitolati in suo onore. Oltre a varie statue situate in punti chiave della sua vita, a Naismith sono dedicati gli annuali premi NCAA ed il Trofeo di vincitore dei campionati mondiali di basket dalla FIBA, che lo ha accolto anch’essa dentro la propria Hall of Fame. 

Più di cento anni sono passati da quella giornata allo YMCA. Tante cose sono cambiate, frutto dell’evoluzione del gioco e del fisico degli atleti. Anche le regole sono così diverse da quei 13 punti di fine’800. Ma non potrà mai passare il rispetto per un uomo che, quasi inconsapevolmente, ha cambiato il destino e le fortune di così tante persone.

Alessandro Scuto

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