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Indiana Pacers

Paul George: il fattore X dei Pacers

Se provate a digitare su google la frase “il prossimo Scottie Pippen” vi usciranno circa 8.890 risultati. Se, invece, chiedete a Paul George quante volte ha sentito quelle parole accostate al suo gioco, probabilmente risponderà la stessa cifra. E’ un richiamo comune, quello del tipico giocatore dalle braccia lunghe, buono nel palleggio, che sa tirare discretamente e che sputa l’anima nella metà campo difensiva.

In diverse epoche e a vari livelli, le ipotesi su presuti successori di Pippen hanno sempre avuto vita breve, lasciando il tempo che trovavano. (soprattutto in termini di un serio confronto) “Micheal Kidd-Gilchrist è il nuovo Scottie Pippen?” Così titolano i media e i resoconti degli scout NBA, che già da prima dei draft avevano sparso la voce. Domanda comunque prematura per Gildchrist, seconda scelta assoluta degli ultimi draft, che l’NBA deve ancora giocarla. L’ex Kentucky university è stato scelto dai Bobcats, squadra (mal) gestita da Jordan.
Ma per quanto riguarda i probabili eredi di Pippen, Gilchrist non risulta il primo arrivato. E’ Pieno di giocatori con la stessa etichetta che lo precedono. James Posey, Tayshaun Prince, Nicolas Batum, Trevor Ariza, Jamario Moon, Kawhi Leonard, Andre Iguodala e almeno un’altra dozzina. E tra quelli ancora attivi, è George a capitanare la definizione di “prossimo Pippen”. Non tanto per le sue abilità, quanto più per le ambizioni che ha ai Pacers.
Voglio diventare un All-star, senza dubbio” ha detto George al media day di Indiana “ sento che è il mio obiettivo. Non c’è niente più importante del successo di squadra, ma sento che questo è l’anno in cui potrò mostrarmi aggressivo e farmi un nome nella lega.

 

Se ci riuscisse, Indiana farebbe strada. Concreti come sono, con un quintetto valido e una panchina rinforzata, i Pacers hanno le carte in regola per replicare un bilancio di 42 vittorie e 24 sconfitte dell’anno scorso e magari di fare meglio, arrivando ai playoff con più profondità.

“Ciò che ha sperimentato l’anno scorso nei playoff è stato grandioso per lui” ha dichiarato Granger all’inizio del training camp “ sta veramente mostrando tutto il suo talento ed è concentrato per fare bene”

 

Roy Hibbert, David West e George Hill sono al culmine o in ogni caso vicino all’ apice della loro carriera. Entità conosciute, di cui si sa a memoria le qualità ma anche i punti deboli. George, invece, è ancora tutto da scoprire. Parte del suo potenziale ha cominciato a esprimerlo la scorsa primavera, durante i playoff che hanno visto i Pacers capitolare 4-2 contro gli Heat. Fondamentale L’apporto di George, che nonostante la sconfitta non ha mai mollato in difesa, limitando il punteggio delle ultime 3 gare a 99 punti.

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