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West Conference

Western Conference – Il punto della situazione a due mesi dal via

 

Mercato roboante per i Los Angeles Lakers, in grado di schierare quattro futuri hall of famers nello starting five e di regalarsi per la panchina un sesto uomo di lusso come Antawn Jamison, 17.2 pti a partita la scorsa stagione nei Cavs. Sulla carta il mix è micidiale: a Kobe e a Pau Gasol (il più forte giocatore in pick and roll della Nba, a detta del Mamba) si vanno ad aggiungere uno dei migliori assistman di sempre della lega ed il centro più dominante degli ultimi anni. Tuttavia, solo il campo potrà dire se si riuscirà a raggiungere il perfetto equilibrio: a L.A. hanno già esperienza di Big Four (come dimenticare il quintetto del 2004 con Payton, Bryant, Karl Malone e Shaq?), e non fu un successo. Certo è che se i Lakers vogliono l’anello non devono perdere tempo: dalle 32 primavere di Gasol alle 38 di Nash, la sensazione è dell’ “ora o mai più”; e in caso di fallimento, la rifondazione è alle porte.

Non si può certo dire lo stesso per gli Oklahoma City Thunder: squadra che non vince non si cambia, se a condurti in finale è stato un gruppo di giovani emergenti e talentuosissimi. Esplosività, freschezza, ambizione: i Thunder si presentano ai nastri di partenza con un anno di esperienza in più sulle spalle e con tutta la consapevolezza che da essa deriva. Fondamentali per l’esito della stagione (oltre a quelle del trio Westbrook-Harden-Durant) saranno le prestazioni di Ibaka, forte di rinnovo contrattuale, il quale dovrà dimostrare di meritarsi appieno l’ingaggio da top player stipulato con la franchigia. A rafforzare lo spirito della squadra sono anche le parole del sesto uomo dell’anno Harden, che pochi giorni fa ha ribadito la volontà di prolungare coi Thunder: a fine stagione si saprà se sarà stato il giocatore a sacrificare qualcosa a livello economico o se la dirigenza riuscirà ad essere competitiva sulle cifre che numerosi club sono pronti ad offrire al Barba.

Le dominatrici della Conference degli ultimi anni, i San Antonio Spurs e i Dallas Mavericks, si sono mosse nel corso dell’estate in maniera diametralmente opposta: i destini degli Spurs, squadra che gioca a memoria, passeranno ancora per il trio Parker-Ginobili-Duncan, sempre più usurato ma ancora in grado di dire la sua, e faranno affidamento anche sui progressi di Kawhi Leonard, atteso ad una grande stagione dopo l’ottimo esordio da rookie. Dallas ha viceversa rivoluzionato il roster: via le bandiere Kidd e Terry assieme ai centri Haywood e Mahinmi, dentro i nuovi arrivi Collison e Mayo a comporre il backcourt titolare e il bianco Kaman a giostrare sotto canestro, con l’esperto Elton Brand a fungere da primo cambio dei lunghi. Roster quindi tendenzialmente ringiovanito e particolarmente interessante, con molti punti nelle mani sia dallo starting five che dalla panchina.

Attenzione ai Denver Nuggets! L’arrivo di Andre Iguodala nell’affare Howard è stato un gran colpo di mercato, un giocatore in grado di esaltarsi nel gioco di coach Karl e di dare un’intensità difensiva di cui la squadra sicuramente necessitava. Importante anche il prolungamento di JaVale McGee: il contrattone firmato (più o meno 11 milioni a stagione) è forse eccessivo per quanto finora dimostrato, ma se il ragazzo mette la testa a posto..beh, ce ne sono pochi in giro di lunghi dal potenziale atletico e in grado di correre per il campo come fa lui. Lo starting five (Lawson-Iguodala-Gallinari-Faried-McGee) è un quintetto da cento all’ora e assai futuribile, e la panchina è un giusto mix di esperienza e gioventù. Ne vedremo delle belle.

All’interno di una conference estremamente competitiva, anche i Clippers promettono battaglia: confermati i cinque titolari, le aggiunte dei veterani Grant Hill, Jamal Crawford, Willie Green e soprattutto il ritorno di Lamar Odom a nove anni di distanza assicurano profondità ed esperienza alla panchina. Menzione d’onore per Golden State e Minnesota, due franchigie che nutrono lecite aspirazioni di playoffs: i Warriors hanno finalmente sciolto il dualismo Ellis-Curry, affidando a quest’ultimo le chiavi della squadra e spedendo Monta a Milwaukee per arrivare ad Andrew Bogut. L’accoppiata Bogut-Lee sotto canestro è una delle più interessanti della lega, e se il rookie Harrison Barnes (settima scelta assoluta) dimostrerà da subito il suo infinito potenziale, non è precluso un posto in paradiso per GS. I Wolves hanno mantenuto fede alla parola data in primavera da David Kahn, muovendosi sul mercato in modo aggressivo: gran parte delle fortune della squadra dipenderanno dalle condizioni fisiche di Ricky Rubio e del neo-arrivato Brendan Roy. Se la salute li assiste, Minnesota – complici anche gli arrivi di Kirilenko e la conferma di Love – possono legittimamente aspirare ad un ritorno ad alto livello, per la prima volta nell’era post-Garnett.

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