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Clippers, Austin Rivers stanco delle critiche

Austin Rivers, oggetto di pesanti critiche da parte di diversi tifosi, si lascia andare ai microfoni di Ramona Shelburne

Negli ultimi giorni il nome di Austin Rivers è stato sulla bocca di molti nonostante il figlio del Coach dei Los Angeles Clippers sia infortunato dallo scorso 29 dicembre.

Il motivo è legato a ciò che è successo qualche sera fa in occasione della sfida tra i Clippers e gli Houston Rockets quando alcuni giocatori degli ospiti (primo fra tutti Trevor Ariza) sono entrati di nascosto nello spogliatoio di Los Angeles per “chiarire” alcune tensioni sorte in campo.

E proprio in relazione a questi eventi Rivers ha ricevuto anche pesanti critiche, alle quali ha voluto rispondere in occasione di un’intervista con Ramona Shelburne di ESPN:

“Mi offendo quando le persone si mettono a parlare del mio carattere. Giudicatemi quanto volete come giocatore. Alcune persone pensano che io sia un grande giocatore ed altre no. Va bene. I numeri tanto non mentono mai. Sono consapevole di cosa sto facendo io e di cosa sta facendo la squadra.”

I Clippers dopo un disastroso inizio di stagione da 8 vittorie e 15 sconfitte, complice anche l’infortunio di Blake Griffin, sono reduci da 15 vittorie nelle ultime 21 e, nonostante Rivers sia ai box appunto da fine dicembre, la guardia è stata una delle note più positive di questa stagione dei losangelini grazie al career-high di media sia in punti segnati (15.8) che in assist (3.6) che in palle rubate (1.3).

“Guardate i miei numeri da quando sono partito fino ad oggi – continua RiversOgni anno miglioro e l’ho fatto con persone che mi tiravano la m***a in faccia. Non gli ho mai risposto. Non ho mai fatto dichiarazioni pubbliche parlando di queste persone. Ma ad un certo punto sono un uomo anche io.

Se non avessi la fiducia in me stesso che ho, non sarei stato in grado di gestire tutta la negatività che ho ricevuto. Sarei già crollato anni fa perché queste cose mi succedono dal liceo. Le ho trasformate in carburante e questo mi ha aiutato. In tutte le arene in cui andiamo è difficile a causa di quello che mi dicono. La mia voglia di migliorare e la fiducia in me stesso mi aiutano. Se non le avessi non sarei nella NBA.”

 

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