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Boston Celtics

Avery Bradley su Kevin Garnett: “Mi ha insultato a morte per un layup sbagliato, ma mi è servito”

La guardia dei Celtics racconta di un tipico momento di Garnett nei suoi confronti quando erano compagni a Boston, un momento che gli ha cambiato la vita.

kevin garnett

Kevin Garnett sta per prendere parte alla sua ventunesima stagione in NBA dove, anno dopo anno, ha cementato la sua legacy sia grazie alle incredibili dosi di talento all’interno del suo immortale DNA sia grazie ad un’attitudine da competitore seriale che ha trovato la sua massima espressione nel suo trash talking, una caratteristica questa che più volte gli ha causato qualche controversia ma che altre invece è servita a motivare ulteriormente i propri compagni di squadra (così come gli avversari).

Ce ne fornisce un’ulteriore testimonianza Avery Bradley, giocatore dei Boston Celtics entrato nella Lega nella stagione 2010 – 2011, la quarta in maglia Celtics per Garnett. Bradley come ci riporta il portale The Score,  racconta di come Garnett al tempo fosse decisamente innervosito dagli errori in allenamento dei più giovani, specialmente se al primo anno di NBA, tanto che l’allora rookie aveva fortemente paura di completare gli schemi offensivi a causa deltimore nei confronti del Big Ticket. Ma l’inevitabile era ormai dietro l’angolo: Rajon Rondo lo “costrinse” con una giocata a concludere lo schema designato ed il povero Bradley sbagliò il layup.

KG andò su tutte le furie. Ha cominciato ad insultarmi e a dirmene di tutti i colori. E continuò a fare così ogni volta che mi vedeva in allenamento.

Bradley giocò solamente 31 partite in quella stagione e fu spedito in D-League; al suo ritorno tra i “grandi” Doc Rivers fu però costretto a fermare l’allenamento prima del tempo in quanto il giovane era tornato più agguerrito che mai ed aveva schiacciato in testa a due tipetti non proprio raccomandabili, Kendrick Perkins e Shaquille O’Neal. 

KG e Rondo mi dissero che a quel punto avevo l’aggressività giusta per stare con loro nella Lega. Non dimenticherò mai la motivazione che mi diede Kevin Garnett facendo quella cosa per me, è come un fratello per me.

Bradley conclude infine dicendo che da quell’episodio in poi non ha più alcun timore nei confronti delle altre guardie che deve marcare grazie all’accresciuta autostima nella propria capacità di difendere, tanto da dire che spera di vincere il premio di miglior difensore dell’anno (in modo da diventare il primo backcourt player a vincerlo dopo Gary Payton): il tutto grazie alla voce grossa che fece KG in un banale giorno di allenamento.

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