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NBA, Steph Curry e il legame con Charlotte: “Talvolta mi immagino con la numero 30 degli Hornets”

La stella di Golden State, oltre a coltivare l’ossessione di stupire e rinnovarsi sempre, apre la mente anche a disegni romantici

stephen curry

Il desiderio di vestire la maglia dei Knicks, la decisiva intromissione di Golden State in occasione del Draft, le insistenti ritrosie, la definitiva consacrazione e la stesura in continuo aggiornamento della storia della pallacanestro.

Stephen Curry ha cominciato la propria carriera agli Warriors con l’indelebile sospetto di esser stato nuovamente imbrogliato dal destino. Dopo una carriera giovanile in tortuosa salita e un approdo tra i professionisti NBA altrettanto osteggiato dai pregiudizi sul suo fisico, Golden State e la sua confusione progettuale sembravano poter offrire solo ulteriore amarezza al prodotto di Davidson.

Come ben sappiamo, i sospetti di Curry si sono rivelati fondati solo per le prime tre stagioni, perché dal 2013 ad oggi, anche grazie al leggendario sistema ricamatogli intorno, quel ragazzo insoddisfatto della destinazione californiana ha vinto proprio nella Bay Area quattro titoli NBA e due MVP, rivoluzionando per sempre la storia del gioco e la concezione di tiro da tre punti.

Lo stesso Curry non ha mai escluso la possibilità di concludere la propria carriera a San Francisco, così come non ha mai nemmeno negato l’ipotesi di traferirsi altrove al termine del presente contratto (in scadenza nel 2026), magari entrando in trattativa con una franchigia particolarmente appetibile dal punto di vista sentimentale ancor prima che tecnico.

A questo riguardo, il campione degli Warriors può aver mai sognato di giocare nella squadra della propria città natale? Risponde Steph:

“Avere il privilegio di giocare a Golden State non concede molti spazi per immaginarmi in altre vesti, anche perché questo ambiente non trascura alcunché . D’altro canto, però, ognuno di noi è legato affettivamente al luogo in cui è nato ed è quindi anche portato a fantasticare su una propria ideale apparizione in campo con la franchigia della città natale. Capita spesso anche a me; talvolta mi immagino con la maglia numero 30 degli Hornets, chiedendomi quali sensazioni potrei provare nel giocare per la mia città, davanti al pubblico di casa mia”.

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