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Road to NBA Draft 2021: Josh Giddey

Arriva dalla NBL – un anno dopo LaMelo Ball – e si ispira a Joe Ingles. Quasi sicuro il suo ingresso in Lottery

Squadra:  Adelaide 36ers (AUS)

Ruolo: Guard

2020-21 Stats Per Game:

Pts TotRebs DefRebs OffRebs Asts Stls Blks FG% 3pts FG% Ft%
10.8 7.4 6.3 1.1 7.4 1.1 0.5 42.5 29.3 69.1

2020-21 Advanced:

Ast% Reb% OffReb% DefReb% TO% Usg% Blk% eFG% TS%
36.3 8.4 4.0 20.8 23.7 19.6 1.4 47.9 51.0

 

L’australiano Josh Giddey, 19 anni da compiere nel mese di ottobre, è uno dei prospetti più giovani eleggibili al Draft 2021. La sua parabola di ascesa è però iniziata piuttosto tardi e non si può dire che abbia bruciato le tappe. Il percorso che l’ha portato sin qui è peculiare e ciò accresce l’interesse attorno al suo nome. Formatosi all’interno del CoE, (Center of Excellence federale) e poi alla Global Academy di Canberra, potrebbe diventare infatti il primo prospetto a entrare nella lega dopo aver seguito il progetto congiunto NBA-Basketball Australia (attivo dal 2017).

Il merito principale di Giddey è quello di non essersi arreso di fronte a  tre dolorose esclusioni consecutive dalla selezione dello stato di Victoria per la competizione giovanile nazionale. Al quarto tentativo, infatti,  ha “vendicato” i precedenti prendendosi la prima di due medaglie d’oro consecutive ai campionati Junior. Rivincita con gli interessi e pieno di fiducia per la sua crescita. Un  punto di svolta,  come confermato in un’intervista rilasciata a BasketballNews.com:

“Da lì in poi ho capito di potermi costruire una carriera nella pallacanestro.”

A gennaio 2020 ha aggiunto alla sua bacheca il premio di MVP del rinomato Ciutat de l’Hospitalet, torneo giovanile vinto da imbattuto con NBA Academy ( 93-74 in finale contro il Barcellona). Solo un mese più tardi, è stato inserito nel miglior quintetto del Global Camp di Basketball Without Borders tenutosi a Chicago in occasione dell’All-Star Weekend. I riconoscimenti in serie, accompagnati dal battesimo in nazionale maggiore per le qualificazioni all’Asia Cup, l’hanno convinto a compiere il passaggio decisivo della sua carriera. Giddey è attualmente il più giovane esordiente con la maglia dei Boomers dai tempi di Ben Simmons.

Pur  avendo ricevuto offerte di borse di studio da diversi programmi collegiali statunitensi – Arizona, Colorado e St. John’s tra gli altri – ha optato per la soluzione domestica, sulle orme di papà Warrick (449 partite e due titoli nella NBL dal 1987 al 2002) e di altri giovani rampanti oggi protagonisti nella NBA. Su tutti LaMelo Ball, che l’ha ispirato. Così ne ha parlato Giddey a SBNation:

“[Quei giocatori] sorpresero tutti per quanto erano capaci e forti. Volevo essere come loro un giocatore NBL e prima o poi arrivare in NBA. Vedere che ce l’avevano fatta mi ha dato la consapevolezza di poter fare altrettanto.”

Il debutto nel massimo campionato australiano con la maglia degli Adelaide 36ers è coinciso con una sconfitta rotonda per 89-65 contro i Melbourne United, favoriti al titolo e futuri campioni NBL. I primi due punti dei sette mandati a referto nella partita, cui aggiungere sette rimbalzi, quattro assist e una palla recuperata, sono arrivati con una schiacciata. Giddey ha alzato il livello del suo gioco nel corso della stagione, chiudendo la sua esperienza in patria su note alte con il premio di Rookie dell’anno  NBL. Nel finale di stagione è inoltre diventato il più giovane giocatore australiano a far registrare una tripla doppia nella lega. In procinto di dichiararsi eleggibile per il Draft, a fine aprile ha firmato con l’agenzia di rappresentanza Octagon, che vanta tra i suoi assistiti nomi di MVP come Stephen Curry e Giannis Antetokounmpo.

Punti di forza

I 203 cm di altezza, senza dimenticare  gli oltre 10 chili di massa muscolare aggiunti nel corso dell’offseason pre-NBL, rendono Giddey oltremodo versatile. Può giocare infatti per sua stesssa ammissione sia da point guard, come successo in effetti ai 36ers, sia nel ruolo di ala, o da ‘4’ nominale in un ipotetico quintetto piccolo. Un altro aspetto assai interessante del suo gioco è dato dall’ambidestrismo che lo contraddistingue: palleggia perlopiù di sinistro per una questione di abitudine, mentre la mano forte al tiro è la destra. La decisione con cui impiega la virata per aprirsi nuove possibilità di passaggio o conclusione al ferro è notevole, anche nei momenti clou della gara.

 

 

Senza dubbio pass-first playmaker, Giddey appare disinvolto nell’eseguire i passaggi più diversi: dallo skip pass agli assist sopra la testa del diretto avversario. Nella gestione del pick n roll, giocato senza frenesia a un ritmo compassato, cerca spesso il vantaggio 2vs1 costringendo il suo uomo a inseguire.

Prima azione della gara contro New Zealand, subito pick n roll.

Nei 18 mesi trascorsi a Canberra, decisivi per la sua maturazione a tutto tondo, Giddey è stato seguito da vicino da Martin Clarke. Direttore tecnico di NBA Academy nonché ex compagno di squadra di Warrick Giddey e Dave Simmons (il padre di Ben), Clarke ha sottolineato come tra le migliori qualità del ragazzo ci sia un’innata capacità di sentire il momento all’interno della singola partita reagendo di conseguenza:

“Primi quarti o metà gara tranquillo e poi secondi tempi mostruosi. Sistema aspetti del suo gioco in corso d’opera e non è un’ablità che appartiene a tanti.”

 

Punti deboli

La mancanza di un primo passo dirompente non è di per sé necessariamente un punto debole, ma il suo profilo evidenzia comunque una controtendenza rispetto ai pari ruolo visti al Draft negli anni recenti. Per variare soluzioni ed essere meno prevedibile palla in mano, è chiamato a migliorare le percentuali, soprattutto al tiro da fuori (sotto 30% in stagione su oltre tre tentativi a partita). In difesa deve affinare gli istinti  per spendere la propria stazza su attaccanti avversari in situazioni di cambio. Inoltre,  ha ampi margini di progresso in quanto a letture e aggressività  sul palleggiatore. In linea generale, spesso per mancanza di attenzione, tende ad aiutare sulle penetrazioni al ferro, concedendo tiri comodi dalla media od oltre l’arco. Qualche giocata gli vale però già la Top 10 highlights.

 

Upside

Efficace sia da portatore di palla sia off-the-ball, con una velocità di gioco tutta sua, Giddey ha trovato un interessante parallelo per il proprio sviluppo di carriera con la parabola di un connazionale come Joe Ingles. Così ne ha parlato a Mike Schmitz di ESPN:

“Ci assomigliamo dal momento che entrambi non siamo particolarmente esplosivi dal punto di vista atletico ma ce la caviamo con il nostro IQ cestistico sul campo. Guardo sicuramente  a lui e cerco di tradurre ciò che fa nel mio modo di giocare.”

Draft projection

Josh Giddey ha saltato la Draft Combine così  da non precludersi la possibilità di disputare le Olimpiadi di Tokyo. Inserito tra i 24, ha mancato il successivo taglio per entrare nella lista definitiva dei 12 convocati da coach Brian Goorijan. Il mini-camp di Las Vegas prima dei Giochi è la sua vetrina principale e la sta sfruttando al meglio. Lecito attendersi una chiamata in Lottery.

 

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