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Road to NBA Draft 2021: Scottie Barnes

Grazie al suo mix di skill da esterno puro e dimensioni straordinarie, Scottie Barnes può essere davvero uno dei nomi più intriganti di questa Draft Class

Credits to USAToday

Squadra: Florida State Seminoles (Freshman)

Ruolo: Guard/Small Forward

2020-21 Stats Per Game

Pts TotRebs DefRebs OffRebs Asts Stls Blks FG% 3pts FG% Ft%
10.3 4.0 2.5 1.5 4.1 1.5 0.5 50.3 27.5 62.1

2019-20 Advanced

Ast% Reb% OffReb% DefReb% TO% Usg% Blk% eFG% TS%
31.6 9.3 7.4 11.1 20.7 23.7 2.1 53.1 54.8

 

Uno dei principali motivi di estremo interesse di questo Draft è il gran numero di giocatori che danno la netta impressione di poter valere una scelta piuttosto alta per quelle squadre che possano permettersi una prospettiva di costruzione mediamente lunga. La zona-lottery di quest’anno assume, dunque, la conformazione di un interessante gioco di incastri in cui i bisogni di squadre con immediate necessità competitive si intersecano con le aspirazioni delle squadre in pieno rebuilding. A giovarne potrebbe esserne, dunque, un’intera trafila di talenti dall’alto potenziale, in grado di stimolare le fantasie delle franchigie più pazienti.

Grazie al suo mix intrigantissimo di doti fisiche, skill tecniche e aspetti del proprio gioco da sistemare Scottie Barnes , con ogni probabilità, il capofila di questa categoria di talenti dalla lenta formazione ma dalle prospettive più che rosee. Grazie anche agli impressionanti dati delle Draft Combine il suo nome sarà tra i più caldi sulla via di avvicinamento alla notte delle scelte.

Punti di forza

Stazza, playmaking e potenzialità difensive sconfinate. Sono questi i punti di interesse su cui ogni franchigia NBA non può che concentrarsi quando approccia lo scouting di un giocatore come Scottie Barnes. Una point-guard di 203 cm di altezza e 220 cm di apertura alare è, ormai, merce ricercatissima nella NBA per l’impatto che può portare in entrambe le metà campo.

Nel caso dell’ex Seminole, le potenzialità sono tutte lì da vedere. La sua verve difensiva gli permette di essere tanto un difensore sulla palla di enorme intensità quanto un difensore di squadra a dir poco temibile. La sua struttura fisica gli permette, infatti, di accettare naturalmente qualsivoglia cambio gli venga proposto nella metà campo difensiva e le sue braccia sterminate lo rendono un giocatore naturalmente propenso a sporcare le linee di passaggio e recuperare palloni. Il dato fatto registrare nell’ultima stagione (1.5 recuperi a gara) è senza alcun dubbio migliorabile, così come sono sicuramente perfettibili, viste le sue ottime doti atletiche, le cifre relative ai rimbalzi difensivi (appena 2.5 a gara con l’11% di rebound percentage) così come quello relativo alle stoppate, che si attesta appena sullo 0.5 con una block percentage del 2.1%.

Ottima tecnica anche nella pressione a tutto campo: è basso sulle gambe e grazie alle sue mani rapide prima sporca il possesso e poi si fionda a perfezionare il gioco da tre punti tenendo il contatto con difensore in recupero.

Nella metà campo offensiva, a rubare l’occhio del suo gioco è invece l’innata propensione al playmaking mostrata nel corso del suo unico anno a Florida State. Si tratta, infatti, di un pass-first-player, naturalmente portato a esplorare prima l’assistenza e, poi, solo eventualmente a cercare soluzioni individuali. Tanto a metà campo quanto nella sua situazione preferita di campo aperto direttamente da rimbalzo difensivo, Barnes si è segnalato come un passatore sopra la media: se i 4.1 assist a gara sono un buon dato, la sua assist percentage che supera il 31% ci racconta di un istinto primariamente rivolto al passaggio.

A metà campo prima e in campo aperto poi: le doti da passatore sono tutte lì da vedere.

Tra le doti che lo hanno, poi, portato a segnalarsi come un nome in gigantesca ascesa c’è anche la sua attitudine estremamente competitiva un’innata propensione al miglioramento: tutte doti che all’interno dei coaching staff NBA vengono tenute in estrema considerazione.

Punti deboli

Esaminando gli spigoli del gioco di Barnes, non si può che partire dalle sue rilevanti e senz’altro vistose lacune al tiro. Tanto il 27.5% da tre punti quanto il mesto 62% fatto registrare in lunetta sono cifre sinistre per qualsiasi scout che si ritrovi ad analizzare il suo profilo. Il suo movimento di tiro, oltre a sembrare poco solido grazie a una postura sin troppo eretta, appare discontinuo e privo di fluidità ed equilibrio. Un difetto come questo, come insegna la storia recente della lega, è difficilmente nascondibile man mano che le scelte delle squadre si fanno estreme e punitive, soprattutto per un giocatore che abbia le velleità di giocare da point-guard buona parte della propria carriera NBA.

Dal palleggio in transizione e sugli scarichi i problemi sono gli stessi: c’è tanto lavoro da fare.

In una NBA nella quale la rilevanza del pick-and-roll è ben lontana dall’eclissarsi, un difetto come questo lo porterebbe a essere fermato su base continuativa. Oltre ai problemi di meccanica, infatti, per Scottie Barnes emergono prepotenti i difetti legati a una shot selection davvero rivedibile e a delle abilità da scorer al momento tutte da costruire.

Oltre ai problemi di tiro, a volte sembra non sapere come sfruttare le sue eccezionali doti fisiche per punire gli avversari con dei mismatch all’interno dei quali, grazie alle sue peculiari caratteristiche, molto spesso avrebbe possibilità di trarre continuativamente dei dividendi.

Le sue possibilità di riuscita a livello NBA, analizzate in prima persona.

Upside

Il prodotto di Florida State è, forse, il giocatore dell’alta lottery con più dislivello tra le potenzialità massime e il rischio di resa all’interno della NBA. Se inglobato in un contesto che gli conferisce fiducia e lo lascia lavorare sui suoi difetti, sicuramente Barnes potrà emergere prepotentemente come uno dei migliori giocatori di questa Draft Class. La modernità e la versatilità delle sue caratteristiche, se ben coltivate, potrebbero portare a un giocatore in odore di All Star e sicuramente candidabile per i quintetti All-Defense per almeno un decennio. In caso di impatto negativo, invece, il rischio che possa essere una meteora incompresa è dietro l’angolo. Un rischio che, però, in molti potrebbero voler correre.

Nel dizionario NBA del futuro, alla voce versatilità potrebbe esserci la sua faccia.

Draft projection

Come accennato in precedenza, Scottie Barnes è uno dei giocatori più caldi del range che va dalla sesta alla decima scelta assoluta. Alla posizione numero 6 toccherà a Sam Presi e ai suoi Oklahoma City Thunder scegliere: una franchigia che storicamente non si fa problemi a investire sul potenziale, soprattutto se corredato a un atletismo e a un fisico così intriganti. Occhio, però, anche agli Orlando Magic alla 8: anche loro storicamente non disdegnano degli specimen come il suo.

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