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Road to NBA Draft 2019: Daniel Gafford

Daniel Gafford è un nome da fine primo giro – inizio secondo, ma in un draft ricco di guardie e forwards che spaziano il campo, i suoi muscoli potrebbero essere premiati.

Credits to Arkansas University

Squadra: Arkansas (Sophomore) 

Ruolo: Center

2018-2019 Stats Per Game: 

Pts  TotRebs DefRebs OffRebs Asts Stls Blks FG% 3pt
FG%
Ft%
16.9 8.6 5.8 2.8 0.7 0.9 2.0 .660 /// .591

2018-2019 Advanced: 

Ast% Reb% OffReb% DefReb% TO% Usg% Blk% eFG% TS%
6.0 16.8 11.1 22.5 15.5 26.0 8.7 .660 .652

L’abbiamo già ripetuto tante volte, in ogni pezzo dei Road To Draft versione 2019: questo è il draft di Zion Williamson, e chiunque venga dopo di lui sarà inevitabilmente visto più o meno in penombra.

Se le luci principali rischiano di essere in parte tolte anche a talenti di primo livello come Ja Morant e RJ Barrett, quindi, è normale che i nomi che andranno a comporre le ultime caselle del primo giro siano inquadrati per la prima volta proprio a ridosso del draft stesso.
Uno di questi è quello di Daniel Gafford, centro da Arkansas che al secondo anno di college ha tracciato nettamente la strada per quella che potrà essere la sua carriera in NBA.
Gafford è un centro con grande verticalità, che manca delle caratteristiche degli unicorns moderni (abilità nel passare e colpire dal perimetro) ma ha fatto del suo grande atletismo ed energia un’arma che aveva attirato l’attenzione di molti all’high school. Poi, un grave infortunio al menisco ha rallentato il suo processo di crescita poco prima del passaggio al college, e questo lo ha messo in difficoltà dal punto di vista del gioco facendo conseguentemente calare l’hype generatosi attorno a lui.

Durante l’anno da sophomore, però, Gafford ha cominciato gradualmente a recuperare gran parte della fisicità grazie alla quale si era contraddistinto, tornando in lizza per una chiamata al primo giro del draft.

Punti di forza

Come menzionato, la principale arma di Gafford in entrambe le metà campo è l’esplosività verticale. Molti scout americani lo hanno paragonato a giocatori come Clint Capela e JaVale McGee, cosa che può dirci tanto sul giocatore in più direzioni.

Con 211 cm di altezza e 108 kg di peso Gafford ha già le misure di un centro NBA in grado di dominare sotto i tabelloni senza essere appesantito da muscoli in eccesso, seguendo quindi le orme dei giocatori a cui viene accostato che puntano più su un fisico asciutto che su semplice potenza.
Gafford ha già ottimo senso della posizione quando si tratta di portare blocchi, e questo lo rende una carta facilmente spendibile nella metà campo per i pick ‘n roll, quando correndo verso il canestro per concludere lob può sprigionare tutte le proprie abilità:

Non va in difficoltà con lunghi avversari particolarmente vicini, cosa che lo ha portato a concludere con il 75% in situazioni di non-post vicino al canestro. (via NBA Draft Junkies Profile)

La grande abilità nel portare blocchi rischia però di rimanere inesplorata, o quanto meno limitata al pick ‘n roll, vista la totale mancanza di tiro fuori dal pitturato che non lo rende spendibile in situazioni di pick ‘n pop, né da tiratore né tantomeno da facilitatore: durante i due anni al college non ha tentato neanche un tiro da 3, e l’assist/turnover ratio di 0.291 evidenzia che non siamo in presenza di mani esattamente educate.

L’utilità offensiva di Gafford non si limita però soltanto a concludere lob o schiacciare nelle immediate vicinanze del ferro, visto che sopratutto al secondo anno il centro di El Dorado si è concentrato molto sul lavoro in post up, mostrando segnali incoraggianti nel procurarsi tiri ad alta percentuale nella restricted area.

Nel 2018-19 ha concluso con il 58% in situazioni di post-up.

Nonostante abbiamo parlato di mani tutt’altro educate, durante questa stagione Gafford ha comunque mostrato dei passi in avanti nella sensibilità, esplorando floaters dalla media, tocchi in situazioni senza equilibrio e un gioco di piedi tutt’altro che banale per un centro di 20 anni.

La sua utilità offensiva rimarrà spesso limitata, ma già al secondo anno di college ha provato ad aumentare le sue armi.

L’infortunio al menisco ne ha rallentato nettamente lo sviluppo tecnico, ma è chiaro come Gafford abbia recuperato molto del suo atletismo fra primo e secondo anno anche solo guardando ai rimbalzi a partita: 6.2 nel 2017-18 contro gli 8.7 del 2018-19. La grande verticalità lo rende un fattore nella protezione del proprio ferro, che lo ha portato a concludere la propria esperienza collegiale con oltre due stoppate di media a partita.
Gafford ha inoltre un pregio che non si rileva nelle statistiche, ma in un centro che pecca di qualità tecniche alla lunga può fare la differenza, ossia la tenacia con cui resta sul proprio uomo coprendolo ai limiti delle proprie possibilità.

Punti deboli

Tra le cose che Gafford fa peggio, o proprio non sa fare, quella che richiama più l’attenzione è inevitabilmente la totale mancanza di pericolosità fuori dal pitturato.

Durante questi Playoff NBA abbiamo visto come i lunghi monodimensionali nella metà campo offensiva rischino di essere estromessi dal campo quando il livello si alza, o siano esposti in maniera massiccia portando alla luce tutti i propri difetti – come Clint Capela nella serie tra Rockets e Warriors del secondo turno, finito continuamente in cambi che lo hanno messo di fronte a Steph Curry lontano dal canestro.

Le caratteristiche fisiche di Gafford lo accomunano al centro svizzero di Houston anche nei difetti: un lungo così macchinoso negli spostamenti rischia di soffrire tantissimo una lega in cui sempre più squadre si affidano ai cambi difensivi per darsi più possibilità contro quintetti dinamici e tanto movimento di palla.
Abbiamo visto come in attacco la principale funzione di Gafford sarà verosimilmente il bloccante di un pick ‘n roll, e vale la pena sottolineare come per un giocatore di quelle dimensioni questo tipo di movimento possa rappresentare uno sforzo fisico rilevante, se utilizzato con continuità; Gafford dovrà cercare di essere sempre al massimo della condizione fisica per poter aver un impatto in maniera significativa per più minuti, o rischierà di ricevere un’etichetta dal suo primo allenatore NBA che potrebbe essere difficile da togliersi.

Un altro problema riguarda i tiri liberi, che Gafford si guadagna con una buona frequenza – nel 2018-19 ne ha tentati 6.0 a partita – ma converte solamente con il 59.1%. Lunghi con le sue caratteristiche non hanno una grande tradizione di rapidi miglioramenti arrivando in NBA con brutte percentuali in lunetta, e anche i recenti balzi in avanti di un centro come DeAndre Jordan non devono incoraggiare troppo. Il processo, se ce ne sarà uno, dovrà comunque durare degli anni; per passare dal 38.6% al 75% abbondante di questa stagione, il centro ex Clippers ha impiegato 6 stagioni.

Upside

Sembra quasi ridondante, ma abbiamo già citati i nomi ai quali Gafford potrà somigliare di più se riuscirà a esprimere tutto il proprio potenziale.

Nonostante il paragone con Capela che lo accompagnerà a lungo, Gafford può però giocarsi due carte in più rispetto al suo “modello”, ossia una capacità superiore nella protezione del ferro e un’esplosività muscolare a rimbalzo che al primo Capela mancava, e non appartiene totalmente nemmeno ora.
La direzione che l’NBA ha preso ormai da qualche anno è ben precisa, e gli specialisti – a meno che non si tratti di forwards 3&D – sono visti sempre di più con sospetto, sopratutto quando la stagione si avvicina ai playoff e le rotazioni si restringono.

Se tutto andrà per il verso giusto, però, e riuscirà a stare lontano dagli infortuni, niente vieterà a Gafford di costruirsi una solida carriera in NBA e diventare un veterano spendibile, magari espandendo il proprio arsenale con il passare degli anni.

Draft Projection

Il dubbio è se sarà scelto al primo giro o al secondo, visto che i mock draft più gettonati lo danno esattamente a cavallo fra i due. Qualunque sia la posizione in cui sarà scelto alla fine, sarà fondamentale per Gafford finire in una squadra non troppo affollata nel reparto centri in modo da poter cominciare subito ad accumulare minuti in campo ed esperienza.

 

 

 

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