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Road to NBA Draft 2019: Zion Williamson

Zion Williamson si affaccia al prossimo NBA Draft come l’annunciatissima prima scelta assoluta: scopriamo cosa lo rende il miglior talento di questa Draft Class

Squadra: Duke Blue Devils (Freshman)

Ruolo: Combo Forward

2018-19 Stats Per Game:

Pts TotRebs DefRebs OffRebs Asts Stls Blks FG% 3pts FG% Ft%
22.6 8.9 5.4 3.5 2.1 2.1 1.8 68.0 33.8 64.0

2018-19 Advanced:

Ast% Reb% OffReb% DefReb% TO% Usg% Blk% eFG% TS%
14.9 15.5 12.7 18.0 12.8 28.4 5.8 70.8 70.2

 

Zion Williamson è, senza mezzi termini, uno dei prospetti più attesi degli ultimi 15 anni. Il grande pubblico ha cominciato a seguirne la parabola da quasi tre stagioni: aveva appena sedici anni quando gli spettacolari video di questo ragazzone con la maglia numero 12 degli Spartanburg Day Griffins hanno cominciato a spopolare sul web generando immediatamente una mole smisurata di hype e, al contempo, attirando una sfilza di early reactions da parte degli osservatori che, senza averne osservato neanche una gara, già provavano ad affibbiargli una qualche etichetta, positiva o negativa che fosse.

Ad incrementare la già sovrabbondante quantità di aspettative a lui rivolte è giunto il reclutamento di Duke, che facendogli firmare una lettera di intenti, ha completato una delle recruiting class più straordinarie di ogni epoca.

La certezza diffusa che Zion potesse essere uno dei prospetti al top di questa Draft Class si è fatta strada ben presto tra gli addetti ai lavori ed è fotografata al meglio dalla polizza assicurativa da 50 mila di dollari stipulata dall’Università sita in North Carolina a inizio stagione per tutelarlo nel caso in cui un infortunio ne facesse crollare le quotazioni: qualora Zion scendesse sotto la sedicesima pick in seguito a un problema fisico, al ragazzo verrebbero versati 8 milioni di dollari di indennizzo.

Una prospettiva che appare ormai impossibile ma che, a seguito del suo controverso infortunio, ha fatto discutere moltissimi addetti ai lavori.

Anche prima che Zion si infortunasse, qualche autorevole voce gli aveva suggerito di non giocare più al college e pensare solo al suo futuro NBA.

A fare il resto, poi, c’è stato, ovviamente il campo: nel suo unico anno a Duke, Williamson si è rivelato essere un’autentica forza della natura, capace di far strabuzzare gli occhi a chiunque abbia osservato i Blue Devils quest’anno, tanto da scalzare anche il suo compagno di squadra RJ Barrett dalla corsa alla prima scelta assoluta del prossimo Draft.

Punti di forza

Ciò che rende Williamson così appetibile a livello NBA è il mix unico di skills tecniche, mezzi atletici e dimensioni fisiche fuori dalla norma. Al momento esiste un solo giocatore NBA più pesante di Williamson: Boban Marjanovic. Zion, però, è circa 20 cm più basso del centro serbo, è estremamente più rapido di tantissimi pari ruolo ed è dotato di un atletismo a dir poco sfavillante, oltre che di una tecnica di base superiore alla media anche a livello NBA.

Questa combinazione unica di caratteristiche gli permette di eccellere in più comparti della pallacanestro, in entrambe le metà campo. L’aspetto che, più di tutti, ruba l’attenzione del suo gioco è chiaramente il suo essere del tutto inarrestabile in campo aperto: è in grado di divorare famelicamente il parquet sia conducendo la palla in prima persona che muovendosi lontano dalla stessa. Quando può attaccare una difesa non schierata in contropiede, magari direttamente da rimbalzo difensivo o da palla recuperata, assume le sembianze di una palla di cannone pronta ad abbattersi contro qualsiasi tipo di difesa, anche a livello NBA. Non è solo la dirompente forza fisica che gli permette di non aver paura di nessun tipo di contatto a far strabuzzare gli occhi degli osservatori, ma anche quell’inspiegabile capacità di cambiare direzione in una frazione di secondo restando sempre in equilibrio: una skill unica per un giocatore della sua mole.

Tre cambi di direzione prima di arrivare al ferro, a quella velocità, pesando circa 130 kg. L’incubo di qualsiasi difesa.

Grazie a un ottimo ball handling e a doti da passatore molto sviluppate, costituisce un costante enigma per le difese che si trovino a fronteggiarlo in campo aperto: se la scelta della difesa è aggredirlo subito, il prodotto di Duke sa come servire i compagni, anche in modo molto creativo. Se la scelta è, invece, attenderlo sotto al ferro, lui è in grado di far saltare col tritolo ogni tipo di difesa.

Il suo passing game, le sue doti da palleggiatore e la varietà di soluzioni con cui può chiudere al ferro con entrambe le mani ci conducono a un aspetto troppo spesso tralasciato del suo gioco: malgrado venga quasi esclusivamente descritto come un giocatore che fonda la propria pallacanestro sulla sua predominanza fisica, Zion disponde di una raffinatezza di tocco che gli permetterà di vivere una proficua carriera NBA anche quando il suo atletismo inevitabilmente tenderà a scendere. A metà campo, infatti, sa benissimo come attaccare una difesa schierata, sia battendola frontalmente con il suo set piuttosto profondo di cambi di mano e accelerazioni, ma anche approfittando dello strapotere fisico che lo porta a giocare tanti possessi spalle a canestro con ottimi risultati.

 

A completare il quadro c’è una carratteristica fondamentale per il suo gioco: è rimbalzista eccezionale in relazione alla sua altezza, soprattutto in attacco (cattura 3.5 rimbalzi offensivi a gara con il 12.7% di offensive rebound percentage). Questo aspetto della sua pallacanestro è tanto importante perché, come abbiamo visto, quando cattura personalmente il rimbalzo in difesa è in grado di diventare una minaccia istantanea per la squadra avversaria. In attacco, invece, diventa inutile sottolineare come concedere un secondo possesso nei pressi del ferro a uno speciman fisico e atletico di quel tipo equivalga a concedergli due punti, quando va bene.

Nella metà campo difensiva, se possibile, Williamson è un prospetto ancor più intrigante e moderno di quanto lo sia in attacco: è in grado di coprire ampissime porzioni di campo grazie alla sua enorme velocità, è un avversario ostico nell’uno contro uno grazie al baricentro basso e alla sua buona rapidità di piedi e, cosa ancora più importante a livello NBA, non è solo capace di essere uno stoppatore di livello al ferro, ma è anche e soprattutto in grado di effettuare dei closeout efficienti, anche staccando il salto quando è molto lontano dal tiratore. A chiudere il pacchetto c’è anche il suo istinto straripante per le palle rubate: ha mani rapide e una buona compresione del contesto offensivo avversario che gli permette di effettuare di tanto in tanto degli efficacissimi roaming difensivi che si tramutano molto spesso in una sua schiacciata in campo aperto.

Aiuto, stoppata, recupero, conduzione del contropiede e assist in cinque secondi netti. 

Seguitelo: è coinvolto sul pick-and-roll su un quarto di campo, il closeout avviene nell’angolo opposto e lui salta con la palla praticamente già in volo.

Punti deboli

Le più grosse red flags di Zilliamson riguardano tutte la sua efficienza nel tiro: sembra essere quasi troppo muscolare e massiccio per poter compiere il movimento con rapidità ed efficacia, un problema che ha avuto anche LeBron James a inizio carriera.

Non rapidissimo, gambe poco piegate e gomito che tende a fuoriuscire nel caricamento. Qualcosa da mettere a posto c’é.

Ha iniziato la stagione tirando con meno del 20% dal perimetro, mostrando col tempo importanti miglioramenti, fino a raggiungere il 33.8% con cui ha chiuso l’anno. Il tocco, come detto, c’é: la meccanica va, invece, un po’ rivista. Il 64% ai liberi maturato nella scorsa stagione è un dato abbastanza eloquente in questa direzione.

La sua esplosività sul primo passo indurrà certamente molto presto le difese a staccarsi da lui concedendogli tanti pull-up jumpers. Se a livello NCAA per lui poteva risultare più semplice far saltare questa scelta della difesa forzando delle situazioni di post-up, contro la reattività e la fisicità delle difese NBA, probabilmente questo tipo di contromossa potrebbe risultare notevolmente meno spendibile.

Un altro aspetto che forse Zion dovrà ben presto migliorare è il suo modo di atterrare dopo il salto: se non comincia a controllare con più frequenza il gesto, espone le sue caviglia e le sue ginocchia a un rischio piuttosto rilevante, vista la potenza dei suoi atterraggi e i 130 kg che porta in giro.

Guardate quanto spesso atterri con grande veemenza.

Lo psicodramma prodotto dal suo lieve infortunio di metà stagione dipende proprio dal fatto che, qualora il prodotto di Duke diventi un soggetto particolarmente esposto a degli infortuni e il suo atletismo scenda vertiginosamente, Williamson resta un giocatore praticamente senza ruolo, alto 201 cm e con una wingspan “nella media” (208 cm). Trovare un modo di preservarsi per Williamson può essere davvero il primo passo verso il mantenimento delle tante promesse legate alla sua carriera.

 

Upside

Anche e soprattutto a causa dell’attenzione mediatica che ha attratto, Zion è atteso in NBA con la chiara etichetta di futuro franchise player. Anzi, qualcuno ha addirittura osato spingersi oltre definendolo come un probabile game-changer, ovversia come uno di quei giocatori che influenzano la lega così in profondità da generare dei trend che cambiano il modo in cui si gioca a livello NBA.

Il titolo di questo documentario è piuttosto eloquente su ciò che ci si aspetta da lui.

Questo genere di etichetta, in ogni caso, potrebbe essere un po’ troppo gravosa anche per un predestinato come Williamson che, nel caso non dovesse vivere una carriera da perennial All-Star, rischierebbe davvero di ritrovarsi attorniato da giudizi che lo bollano come incapace di pareggiare le immense aspettative. La sua capacità di salire di colpi nei finali delle gare e la sua famelica voglia di vincere, mostrate al torneo NCAA con Duke, da questo punto di vista potrebbero rivelarsi le sue più grandi alleate nei momenti in cui le critiche cominceranno a farsi strada.

Un po’ di equilibrio è d’obbligo al momento di formulare un giudizio su talenti di questa portata: Zion è senza ombra di dubbio il miglior prospetto di questo Draft, ma come è stato per tutti i grandi di questo gioco, dovrà probabilmente passare attraverso dei fallimenti di squadra e dei notevoli miglioramenti individuali per raggiungere il massimo del suo potenziale. Proprio sul potenziale, però, non è lecito avere dubbi: Williamson è davvero uno di quei talenti per cui si può dire “sky is the limit”.

Draft projection

Come ormai è noto, è davvero difficile ipotizzare che Zion Williamson non si ritrovi a essere il primo nome chiamato da Adam Silver nella notte del 20 giugno.

Attraverso lui, con ogni probabilità, passerà il futuro dei New Orleans Pelicans che, dopo una delle lottery più pazze di sempre, hanno ottenuto la prima scelta assoluta. Se le cose dovessero andare come tutti prevedono e, dunque, Anthony Davis venisse scambiato, David Griffin e Alvin Gentry potranno costruire attorno a Williamson il futuro di una franchigia che, prima della lottery, sembrava quasi essere prossima alla relocation. Malgrado le recenti voci che lo vedono intenzionato a tornare a Duke pur di non finire nella Louisiana, sembra davvero improbabile che Williamson possa rinunciare alla possibilità di essere la prima scelta assoluta, rischiando di essere nuovamente coinvolto in polemiche inerenti agli infortuni e di incrinare la sua immagine prima ancora di approdare nella lega. Non a caso nelle ore successive alla formulazione di queste ipotesi è immediatamente trapelato che, al contrario, sarebbe interessato a diventare l’uomo franchigia di New Orleans.

Attraverso di lui passerà una buona fetta di ciò che avverrà in estate. Chissà che Zion non si riveli un game-changer anche da questo punto di vista.

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