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Road to NBA Draft 2019: Darius Garland

Il prodotto di Vanderbilt è la variabile impazzita della class 2019 e rappresenta il prototipo di point guard moderna in un Draft non così profondo nel suo ruolo

Darius Garland

Squadra: Vanderbilt (Freshman)

Ruolo: Guard

2018-19 Stats Per Game:

Pts TotRebs DefRebs OffRebs Asts Stls Blks FG% 3pts FG% Ft%
16.2 3.8 3.4 0.4 2.6 0.8 0.4 53.7 47.8 75

2017-18 Advanced:

Ast% Reb% OffReb% DefReb% TO% Usg% Blk% eFG% TS%
25.7 7.7 1.6 13.7 19.6 27.9 1.5 63.9 65.7

 

Darius Garland si presenta al Draft NBA 2019 con sole quattro apparizioni all’attivo a livello collegiale. L’infortunio al menisco patito all’inizio del quinto match stagionale in calendario, contro Kent State, ha posto fine con largo anticipo alla sua annata spegnendo – di  conseguenza – sul nascere le velleità di Torneo NCAA di Vanderbilt (9-23), fino ad allora imbattuta e forte della miglior recruting class della sua storia.

Bryce Drew, allenatore dei Commodores, ha puntato su Garland sin dal primo giorno con l’intenzione di fare di lui un autentico game-changer per il suo progamma. Il primo incontro tra i due avviene a Valparaiso, quando Darius ha circa dieci anni. Drew ricopre qui il ruolo di assistente a fianco di papà Homer, anche lui coach di lungo corso, che gli ripete con costanza, a modo suo, di fare attenzione ai giovani prospetti:

“Il recruiting è paragonabile all’atto di radersi. Se perdi un giorno sembri un pezzente.”

La conoscenza reciproca agevolerà non poco la scelta del ragazzo, tentato anche da Kentucky, Indiana e UCLA.

 

Grazie ai 33 punti segnati contro Liberty, appena prima dello stop forzato – beffarda coincidenza – , Garland è riuscito a ogni modo a scrivere il proprio nome nel libro dei record d’ateneo, mandando a referto la seconda prestazione di sempre per un freshman in maglia Commodores dietro a Mike Rhodes (1977), primatista a quota 34.

Di fronte alla manciata di partite disputate, per amor di completezza è bene fare un passo indietro e sottolineare in questa sede quanto di buono il nativo di Nashville, figlio d’arte, ha mostrato sin dai tempi della high-school, a Brentwood Academy. Trasferitosi in Tennessee con la famiglia, nei quattro anni trascorsi agli ordini di coach Hubie Smith Garland ha condotto la squadra alla vittoria di altrettanti titoli statali Division II-AA, e ha portato a casa per tre volte il riconoscimento Tennessee Mr. Basketball. L’esplosione definitiva nell’anno da senior, 27.6 punti, 5.0 rimbalzi,  4.3 assist e 1.7 rubate a gara, gli ha garantito, tra le altre cose, un posto all’interno dei roster del prestigioso All-American Game 2018, prima vetrina di un trittico completato, nell’ordine, con la partecipazione al Jordan Brand Classic e al Nike Hoops Summit Piccola nota a margine per premiare l’inventiva mostrata in occasione del Dunk Contest dominato da Zion Williamson.

 

Punti di forza

In fase di pre-stagione, durante il Media Day della South Eastern Conference, Garland aveva descritto il suo gioco in questi termini alla stampa:

“Credo di essere una pass-first point guard ma nei momenti di bisogno posso segnare ad alta percentuale.”

A oggi la pericolosità di cui sopra, frutto anche di un ball-handling sopraffino, è senza dubbio il suo marchio di fabbrica.

In situazione di isolamento, con poco più di 2″ sul cronometro, basta un palleggio per creare separazione e mandare a bersaglio il buzzer-beater.

Fermo restando il campione ridotto di partite, i numeri  fotografano in maniera nitida quanto meno le  tendenze di Garland, nonché la sua efficacia e versatilità in attacco: per più della metà dei possessi offensivi giocati (il 53%, per Synergy) ha agito da palleggiatore in azioni di pick roll, facendo registrare un punto esatto per possesso, dato valido per il 91º percentile. La varietà di opzioni a disposizione è notevole, così come l’abilità nelle letture.

Cambio di ritmo e split tra le maglie della difesa avversaria per aprire una linea di penetrazione al ferro.

Alla luce delle buone doti di passatore, affrontare un’eventuale difesa blitz sul pick-and-roll non è un problema:

Dal McDonald All-American Game 2018: ottimo timing per il passaggio ‘in the pocket’ al compagno in movimento verso il canestro.

 

Stessa partita, stavolta pick-and-pop. Risultato? Due punti.

 

La concretezza al tiro, per giunta con un range simil NBA – dal palleggio, off the ball e sugli scarichi –, lo rende una minaccia costante. Se escludiamo la quinta e fatidica gara contro Kent State, dove non ha fatto registare tentativi dal campo nei 2′ giocati prima dell’infortunio, Garland ha mandato a bersaglio 11 triple su 23 tentativi, un volume significativo in appena una manciata di partite (dati Hoop Math).

Dall’Adidas Eurocamp 2017 a Treviso: passare dietro sul blocco non è una grande idea, Garland punisce.

 

Punti deboli 

Per un giocatore con le sue caratteristiche il rovescio della medaglia è piuttosto evidente. L’estrema fiducia nel suo variegato arsenale offensivo l’ha portato, in varie circostanze, a forzare la conclusione.

Ancora 20″ sul cronometro dei 30: tiro fuori equlibrio con due difensori addosso.

Un lavoro di affinamento su un tiro in avvicinamento altrettanto rispettabile potrebbe consentire una migliore shot selection:

 

Garland predilige un gioco up-tempo ma spingendo la transizione si espone inevitabilmente a un maggior numero di palle perse.

L’Assist to Turnover Ratio di 0.87 deve far riflettere e il margine di miglioramento è davvero ampio.

In difesa, infine, paga sia il cattivo posizionamento sia la mancanza di stazza e lunghezza per reggere il confronto con l’avversario diretto:

Upside

Bradley Beal, che l’ha avuto in squadra nel circuito AAU EYBL per due stagioni (Bradley Beal Elite), non ha avuto paura di sbilanciarsi in merito alle potenzialità di Garland. Di seguito le dichiarazioni rilasciate dalla stella di Washington a The Athletic nel mese di novembre:

“È un professionista, sono elettrizzato da ciò che lo attende.”

La lista di giocatori a cui accostare il ragazzo, sempre nell’ottica di un best-case scenario, ci viene fornita dal diretto interessato nel corso del già citato Media Day. I punti di riferimento per il pick n roll, elemento preponderante del suo attacco, sono i migliori:

“Mi ispiro a Stephen Curry, Kyrie Irving, D’Angelo Russell, Damian Lillard.”

La combo rapidità di rilascio e ball-handling rende Trae Young un buon metro di paragone anche per caratteristiche fisiche. Dopo le difficoltà iniziali nella stagione da rookie, l’ex Sooners di Oklahoma ha chiuso l’annata in continua crescita e l’ascesa degli ultimi mesi, fresca nella memoria, potrebbe avvalorare la sua candidatura a matricola dell’anno. Ripercorrere le orme della point guard di casa Hawks è, per Garland,  il miglior augurio possibile.

Draft projection 

Alla luce delle premesse – top point guard della classe Draft ndr. – si  pensava che la lunga assenza dai campi potesse far scendere le sue quotazioni a tutto vantaggio di prospetti come Coby White.  In realtà l’attenzione degli scout NBA nei suoi confronti resta alta. Secondo quanto filtra da insider oltreoceano Garland, che ha abbandonato anzitempo la Draft Combine di Chicago del 15-19 maggio, avrebbe già strappato la promessa di una chiamata da parte di una squadra in Lottery.

Il suo profilo, in linea con lo sviluppo del ruolo di point guard nella NBA moderna, farebbe comodo a diverse squadre. Ottenuta contro pronostico la quarta scelta assoluta [9,4% di possibilità di top 4 in lotteria ndr.], al netto di eventuali scambi nella notte del Draft, su di lui potrebbero fiondarsi i Lakers. Se interessati, i giallo-viola di coach Vogel farebbero leva anche sul legame del classe 2000 con Klutch Sports, la stessa agenzia di rappresentanza di LeBron James; da parte sua il #23 ha accolto con soddisfazione l’inaspettato esito della lotteria ma i piani futuri della franchigia rimangono difficili da decifrare.

Secondo quanto riporta Joe Vardon, insider The Athletic vicino alle vicende di casa Cleveland, i Cavaliers –immediatamente sotto ai Lakers nell’ordine di scelta –non hanno parlato con il ragazzo e l’ipotesi è dunque da scartare.

Phoenix e Chicago a ruota restano in attesa delle mosse di chi li precede, pronte a inserirsi.

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