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Golden State Warriors

La grande occasione sprecata dai Rockets

In una gara 5 che potrebbe aver nettamente indirizzato la semifinale di Conference tra Houston e Golden State, i Rockets non sono riusciti a capitalizzare.

Credits to the Philippine Star

Si parla di pivotal game quando una precisa partita, all’interno di una serie, può risultare particolarmente decisiva ai fini del risultato finale della serie stessa.

Dopo le vittorie dei Golden State Warriors nelle prime due partite, e la pronta risposta degli Houston Rockets che avevano pareggiato i conti davanti al proprio pubblico, la partita giocata stanotte a Oakland rappresentava forse il manifesto di un pivotal game.

I primissimi minuti sono stati tendenzialmente equilibrati, ma è bastato poco per accendere la macchina degli Warriors e vedere il primo solco importante nel punteggio; dopo una serie fino a ieri notte pessima, Klay Thompson è finalmente tornato una presenza importante nella metà campo avversaria, realizzando 6 dei primi 8 punti dei suoi nella partita (tutti in area) e cominciando poi anche a colpire da 3 (Chiuderà il primo tempo con 17  punti).
Per uno Steph Curry ancora spento nei primi due quarti, è stato invece ancora letale Kevin Durant, sopratutto dalla media e arrivando al ferro, ben assistito dall’ennesima partita all-around di Draymond Green in questa serie (8 punti, 12 rimbalzi e 11 assist alla fine).
Dopo il 31-17 del primo quarto i Rockets hanno tenuto botta, impattando sul 26 pari nel secondo parziale grazie a James Harden e PJ Tucker ma sentendo la mancanza dell’apporto di Chris Paul (3/14 dal campo con 0/6 da 3) ed Eric Gordon (19 punti ma 5/14 dal campo e 3/10 da 3).

Pessima è stata anche la prova di un Clint Capela ancora in grandissima difficoltà, come nelle prime 4 partite della serie. Se in gara 4 Mike D’Antoni aveva provato a limitare i danni tenendo in campo il centro svizzero solamente per 20 minuti, nella partita di stanotte la permanenza in campo di Capela è tornata verso livelli normali (25 minuti), ma ha prodotto risultati pessimi.

Nonostante il +8 nel plus-minus sia il miglior dato tra le fila dei Rockets, nei minuti in campo di Capela Houston ha viaggiato con un tremendo 98.2 di Offensive Rating e ha dato la sensazione di soffrire letteralmente la presenza del #15 quando si trattava di attaccare; questo potrebbe essere il problema che più affliggerà Mike D’Antoni nelle 48 ore che ci separano da gara 6, perché se nelle prime 4 partite Capela non era in grado di reggere il confronto con gli avversari, finendo spesso in cambi che lo portavano lontano dal canestro e contro giocatori più piccoli, in gara 5 i problemi sono stati anche offensivi, con lo svizzero mai in grado di liberarsi per ricever lob da Harden e Paul, incapace di attaccare qualsiasi avversario in post e schiacciato totalmente dall’energia di Kevon Looney.

L’apporto del lungo degli Warriors è stato possibile anche vista la continua assenza proprio di Capela nei pressi del ferro al momento di andare a rimbalzo:

Solo una delle tante occasioni in cui Capela finisce accoppiato con Curry e non può minimanente avvicinarsi all’area per aiutare a rimbalzo difensivo. Looney chiuderà con 5 rimbalzi offensivi su 9 totali, in 22 minuti. 

Nel secondo tempo però le cose sembrano migliorare per i Rockets, Harden comincia a ricevere supporto da Gordon e Iman Shumpert, Golden State abbassa il ritmo e continua a soffrire un Curry che arriva a inizio quarto quarto con 7 triple sbagliate su 8; gli ospiti ne approfittano e chiudono il quarto con un parziale di 29-15, parità assoluta. Ed è qui che cominciano a sprecare.

Il momento per cui questa partita ha rischiato di passare alla storia è inevitabilmente questo:

Reggie Miller in telecronaca fa subito notare come la reazione di Durant, che dopo il tiro si guarda indietro come per cercare cosa gli avesse colpito la gamba, senza trovare nessuno, sia la stessa sofferta da Kobe Bryant nel 2014, tipica della rottura del tendine d’Achille.
Un infortunio del genere, oltre che complicare pesantemente le speranze di titolo di Golden State nell’immediato, avrebbe rischiato di stravolgere totalmente il panorama della lega per i prossimi anni. Così per fortuna non è stato, e circa 10 minuti dopo che Durant aveva abbandonato il campo è arrivata la prima diagnosi, che ha tranquillizzato tutti parlando di un problema muscolare al polpaccio.

L’ex OKC non sarebbe però tornato in campo per il resto della partita, e con tutto il quarto quarto da giocare questo forniva un’occasione forse irripetibile ai Rockets.

Non appena Durant è uscito dal campo, però, Steph Curry ha come sentito una sorta di sveglia, e i suoi tiri hanno cominciato a trovare il fondo della retina: arrivato agli ultimi 12 minuti con 4/14 dal campo e 1/8 da 3, Curry ha realizzato 16 punti con 9 tiri nel quarto quarto, trascinando gli Warriors.
Houston non si è fatta intimorire dal ritorno degli avversari, ha risposto canestro su canestro e qualche fallo di troppo ha limitato l’impatto di difensivo di Draymond Green, permettendo a Capela di respirare un po’ di più in attacco (Green raggiungerà il sesto fallo a 1:33 dalla fine della partita).

Il dato a fare più specie, per quanto riguarda il quarto quarto, è quello che riguarda l’attività di James Harden.

Uscente da una delle più incredibili stagioni realizzative della storia della lega, protagonista assoluto nelle vittorie di gara 3 e gara 4, l’MVP in carica è andato al tiro solamente una volta negli ultimi 9 minuti della partita – e lo ha fatto con un lay-up a 18.6 secondi dalla fine, quando la situazione avrebbe probabilmente richiesto un tiro da 3.
Il dato fa specie anche perché Harden non stava vivendo una serata negativa al tiro, e ha comunque chiuso a 31 punti con 10/16 dal campo e 3/9 da 3 punti.

Houston si è trovata in parità nel punteggio contro una Golden State che aveva appena perso il proprio miglior giocatore, sia in assoluto che all’interno della serie, ma ha visto il proprio miglior giocatore sparire a sua volta e una prestazione offensiva generale al di sotto delle proprie possibilità.
L’unico lato positivo? Non è ancora chiara l’entità dell’infortunio di Durant, che non è grave ma potrebbe tranquillamente impedire al #35 di rimettere piede in campo in questa serie – lo scorso anno un infortunio simile fece restare Durant fuori per una settimana, estromettendolo da 3 partite.

Se Durant non potrà più giocare, i Rockets avranno la possibilità di rifarsi già sabato sera, in gara 6 davanti al proprio pubblico; ma se KD tornerà e Golden State vincerà la serie, gara 5 rischia di passare alla storia come vero turning point della stagione di entrambe le squadre.

 

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