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Road to Draft 2018: Kevin Huerter

La rubrica Road to Draft 2018 procede con un focus sul cecchino in uscita da Maryland University Kevin Huerter

Squadra: Maryland (Sophomore)

Ruolo: Shooting Guard

2017-2018 Stats Per Game:

Pts TotRebs DefRebs OffRebs Asts Stls Blks FG% 3pts
FG%
Ft%
14.8 5.0 4.0 1.0 3.4 0.6 0.7 50.3 41.7 75.8

2017-2018 Advanced:

Ast% Reb% OffReb% DefReb% TO% Usg% Blk% eFG% TS%
20.3 8.8 3.7 12.9 17.8 21.5 2.1 61.6 64.0

 

Nel lotto degli atleti sottovalutati e passati quasi sotto traccia in questa fase di pre-Draft, rientra sicuramente Kevin Huerter.

La sua carriera è cominciata nella Shenendehowa High School, con sede a Clifton Park (New York). Lontano dai riflettori e dal chiacchiericcio dei media, si è costruito una carriera liceale di tutto rispetto, chiudendo con la nomina a “Mr. New York Basketball” (nel 2016) e traghettando la sua scuola verso il primo titolo nazionale della sua storia. Rivals e 247Sports gli assegnavano 4 recruiting stars su 5, presentandolo rispettivamente come undicesima e dodicesima miglior shooting guard in uscita dall’High School. Le telefonate a casa Huerter non sono sicuramente mancate nei mesi a ridosso del grande salto nel mondo del College Basket. La sua famiglia ne ha contate circa venti.

Kevin ha, però, stupito tutti scegliendo la non blasonatissima Maryland University. Dopo un primo anno di assestamento, nel quale comunque ha avuto la possibilità di partire titolare e maturare esperienza, nel corso di questa sua stagione da sophomore è riuscito a far circolare costantemente il suo nome sui taccuini degli scout NBA, grazie ad una crescita esponenziale in quasi tutte le categorie statistiche.

 

Punti forti

A far brillare gli occhi degli scout è stata, innanzitutto, la sua taglia fisica (196 cm di altezza x 205 cm di apertura alare) abbinata ad un movimento di tiro e ad una pulizia e morbidezza di rilascio da cecchino vero. Cosa ancor più importante, Huerter si è dimostrato capace di tirare e segnare da distanza NBA. Molti tiratori affidabili a livello di College, spesso si trovano in difficoltà con le misure dell’arco delle arene NBA. A meno di stravolgimenti planetari, la guardia di Clifton Park non dovrebbe far parte di questo gruppo. Ha dimostrato, inoltre, si saper far canestro sia in situazione di spot-up e in uscita dai blocchi, sia mettendosi in proprio e costruendosi il tiro dal palleggio. Il tutto, con un tempismo di rilascio che sembra poterlo aiutare nello sfuggire alle braccia da pterodattilo dei suoi futuri avversari al piano di sopra.

Ad occhio, il ragazzo sembrerebbe aver talento.

E non finisce qui, perché le sue skills offensive non si limitano solo a contesti perimetrali. Quando il difensore esce forte su di lui per impedirgli di bruciare la retina da oltre l’arco, il suo atletismo, la sua fluidità e la sua rapidità di piedi gli permettono di veleggiare verso il canestro e concludere agevolmente con entrambe le mani.

Il mantra di Kevin: fai la cosa più semplice possibile, ma falla con stile.

Anche per quanto riguarda il playmaking la sue abilità sono parse di alto livello, già bell’e pronte per un contesto NBA. Altruismo e ricerca dell’extra-pass, del passaggio il più semplice ed efficace possibile, non possono passare in secondo piano. Sono qualità che, da contorno ad un telaio già interessante, possono elevare il livello di un buon giocatore. Questo, in aggiunta alla sua pericolosità offensiva, gli ha permesso di condurre dei pick-and-roll estremamente redditizi per la sua squadra.

Altruismo, visione, polpastrelli dolci come il miele. Da vedere e rivedere all’infinito.

Passando sul versante difensivo spicca, ancora una volta, il suo enorme QI cestistico, grazie al quale spesso è riuscito ad intuire in anticipo dei passaggi avversari e a catapultarsi in transizione. Anche nel fondamentale dello scivolamento non ha affatto sfigurato, dimostrando di poter contenere tantissimi 1vs1 e di poter contestare numerosissimi tiri grazie alle sue lunghe leve. In situazioni di difesa off-the-ball, è sembrato essere attento nella maggior parte dei casi, con degli aiuti di alto livello e degli interventi dal lato debole decisivi per le sorti della sua difesa.

 

Punti deboli

Le sue debolezze si circoscrivono, sostanzialmente, attorno ad una parola: fisicità. La parte alta del suo corpo sembra davvero troppo debole rispetto agli standard NBA, e necessita al più presto di un deciso restyling. Tempo e modo per migliorare in questo aspetto ci saranno, ragion per cui non sembra esserci troppa preoccupazione tra gli addetti ai lavori.

I problemi veri cominciano quando si va ad analizzare la sua prolificità nel procurarsi falli: durante la scorsa stagione, infatti, ha accumulato la miseria di 28 tentativi dalla lunetta. Visti i mezzi fisici e tecnici, davvero un disastro. Bisogna lavorare sulla sua voglia di lottare ed azzardare il contatto fisico con l’avversario. Questo lo si è riscontrato anche nel corso di alcune sue penetrazioni, terminate con tiri a bassa percentuale e tanta frustrazione per aver subito un contatto fisico, ma regolare.

Penetrazione forzata, arresto incerto e infrazione di passi. Qualche chilogrammo in più gli farebbe decisamente comodo in situazioni come questa.

Probabilmente potrebbero aiutarlo, a questo proposito, degli arresti nella zona del mid-range in stile Klay Thompson. Va citata, infine, la necessità di lavorare ulteriormente sul suo ball-handling, apparso a tratti davvero troppo incerto.

 

Upside

Corretti gli aspetti del suo gioco nei quali è ancora carente, Huerter potrebbe davvero sorprendere tutti ed affermarsi in qualità di two-way player di tutto rispetto nella NBA di domani. I suoi istinti difensivi uniti alle sue skills offensive ricercatissime nella pallacanestro moderna, potrebbero far la fortuna della franchigia che deciderà di spendere la sua fiche su di lui nel tardo primo giro.

Nella migliore delle ipotesi, quindi, lo si può immaginare come il più classico dei killer silenziosi in una squadra con ambizioni elevate, capace di ammazzare le partite mentre le attenzioni della difesa sono rivolte verso i terminali offensivi conclamati.

 

Draft Projection

Le previsioni attuali vedono Huerter proiettato tra la scelta numero 17 e la numero 30, in calo a causa di un piccolo infortunio alla mano. Leggendo i nomi delle squadre comprese in quel range, comunque, salta sicuramente all’occhio quello dei San Antonio Spurs, alla disperata ricerca di un tiratore affidabile nel proprio pacchetto esterni. Viene difficile pensare che due volponi del calibro di Gregg Popovich e R.C. Buford possano lasciarsi sfuggire, alla scelta numero 18, un giocatore dal QI cestistico così alto. Le premesse sembrano essere quelle di un matrimonio perfetto.

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