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Cleveland Cavaliers

NBA Finals 2018: analisi e pagelle di Gara 3

Gara 3 potrebbe aver indirizzato definitivamente le Finals 2018. L’aggressività immediata dei Cavs ha sbattuto su un Kevin Durant da leggenda, che come un anno fa ha dominato il primo capitolo della serie a Cleveland

Credits to Golden State of Mind

LE PAGELLE

Top Performers

LeBron James: tripla doppia da 33 punti, 10 rimbalzi e 11 assist, condita da 2 stoppate e altrettante rubate, malgrado una distorsione che a più riprese sembra dargli qualche piccolo patema. É padrone tecnico, tattico ed emotivo non solo dei Cavs o della gara: controlla l’intero stato dell’Ohio. Ti porta costantemente a chiederti come faccia a mettere insieme una tale mole di elementi irripetibili ogni sera che scende in campo. Voto 9.

Kevin Love: per distacco la miglior gara della sua pur buonissima serie. Iper aggressivo da subito in attacco, molto più attento e centrato del solito in difesa, molto presente anche a rimbalzo, soprattutto offensivo (ne ha catturati 5 sui 13 totali). Voto 8.

Stephen Curry: tira con il 17% scarso dal campo e il 10% da tre, viene costretto a commettere tre falli pesantissimi nel primo tempo e sembra che possa uscire dalla gara. Poi, però, se la gara prende la direzione di Golden State c’è ancora una volta buonissima parte del suo merito. Pur non segnando e non godendo di una forma fisica ineccepibile terrorizza la difesa per tutta la gara, generando scompensi che vengono puniti dai suoi compagni. Compie probabilmente la miglior gara difensiva della sua carriera e, come se non bastasse, il flusso di Golden State passa sempre da lui. Infine, mette 7 pesantissimi punti nel quarto quarto, servendo anche un importane assist a Green. Dargli un voto negativo è semplicemente impossibile, visto il suo peso specifico nella serie. Voto 6.5.

Klay Thompson: tira con il 36.4% dal campo ma le sue due triple sono arrivate entrambe in momenti fondamentali della gara: per riportare Golden State a contatto nel primo quarto e nel flusso di una transizione nel terzo quarto sul 72-72. Nella metà campo difensiva, poi, rende ogni mismatch meno spaventoso. Il complesso dice +14 di Plus/Minus. Voto 6.5.

Draymond Green: come Curry cade molto presto nei problemi di falli, compiendone immediatamente due e tre prima della fine del quarto. Poi entra in sincronia con il ritmo della gara e ammazza le scelte dei Cavs con una lucidità terrificante. I nove assist sono il frutto dello spazio che gli è stato concesso per decidere. Continua a non segnare mai da tre ma a dominare mentalmente la serie, soprattutto nella sua metà campo. Voto 7.5.

Andre Iguodala: torna a essere arruolabile proprio nella gara in cui i suoi hanno maggiormente bisogno di lui: playmaking, capacità di effettuare decisioni sotto pressione, difesa e un ruolo imprescindibile nel Death Line-up. Alcune delle giocate più pesanti della gara sono sue. Voto 7.

Flop Performers

Kyle Korver: proprio non riesce ad entrare nella serie. Sbaglia due tiri non contestati che potrebbero sbloccarlo e, nel complesso, fa 0/4 e in difesa, pur provandoci, può ben poco. Voto 4.5.

Jeff Green: continua a giocare minuti consistenti (18 in finale non sono pochi per un giocatore in uscita dalla panchina) ma non riesce a lasciare un segno in alcun modo: 3 punti e 1 assist con il 25% dal campo e -7 di Plus/Minus. Una serie quasi da incubo dopo la Gara 7 da sogno contro Boston. Voto 5-.

Nick Young & Jordan Clarkson: la loro citazione non è propedeutica ad assegnar loro un voto ma a consolidare quanto detto dopo i primi due episodi della serie. Se non mettono un singolo tiro da fuori, diventano deleteri per i due team, quindi stanno seduti. 4 minuti complessivi in Gara 3, giocati interamente da Young, senza prendere nemmeno una conclusione. E pensare che entrambi hanno segnato la loro prima conclusione nella serie, poi il buio.

Honorable Mentions

JaVale McGee & Jordan Bell: la loro presenza sulla linea di fondo è una delle armi meglio sfruttate da Golden State in Gara 3. Inoltre, in difesa hanno decisamente fatto il loro. Per JaVale è la terza menzione d’onore in tre gare, per Bell è una grande risposta dopo una Gara 2 troppo pasticciata. Voto 7 per entrambi.

Rodney Hood: si ritrova catapultato nella serie dopo un castigo interminabile e dimostra di non aver dimenticato i suoi compiti. Dopo aver sbagliato il primo tiro della gara da tre punti, decide di restare aggressivo, attaccare costantemente il pitturato e prendere i jumper dal mid-range che gli vengono concessi. Il risultato sono 15 punti, 6 rimbalzi e la netta impressione di poter far parte del supporting cast dei Cavs per il resto della serie, anche se questa potrebbe non durare ancora molto. Voto 7+.

Key Player: Kevin Durant

Ha giocato la versione iper potenziata della sua Gara 2. Devastante nel demolire ogni mismatch quando i suoi erano sotto, bravissimo nel non forzare le sue scelte, sempre pronto a coinvolgere i compagni quando la difesa cercava di togliergli la palla di mano. Segna il suo career-high nei Playoff (43 punti) con il 65% abbondante dal campo, 13 rimbalzi e 7 assist. Inoltre, per la terza volta nella serie è il giocatore con il miglior Plus/Minus della partita (+15). Più delle cifre, però, impressionano la sua lucidità e il suo senso del dramma sportivo. Voto 10.

Non va così lontana dall’epica della Gara 1 di LBJ

Play of the Night

Malgrado fosse facile scegliere la terrificante tripla con cui Durant ha demolito la gara, per trovare la giocata che ha scavato il piccolo solco che ha portato la partita sul +3 bisogna tornare indietro di un possesso per Golden State. L’azione in questione, confezionata da due dei giocatori più importanti della gara, punisce esattamente le intenzioni difensive di Cleveland ed è un inno all’intelligenza cestistica dei suoi interpreti. Durant arriva nella metà campo offensiva e sembra metterla passivamente nelle mani di Iguodala ma poi sprinta verso di lui, mentre il numero 9 fa lo stesso per giocare un dribble hand-off. James e Love, i due difensori impegnati dall’azione convergono entrambi aggressivamente su Durant con la chiara intenzione di togliergli la conclusione perimetrale mandar dentro Iguodala. L’uscita di palla del numero 35 è, però, spaziale: non mette palla per terra, legge il raddoppio in anticipo e serve Iguodala nel tempo perfettamente necessario a permettergli di evitare l’aiuto. Quando la bellezza del gesto tecnico e atletico incontra la qualità nell’esecuzione nel momento più importante della stagione, potete star certi che ad eseguire il tutto siano stati gli Warriors.

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