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Nasce NBA Voices. Silver: “Faro della giustizia sociale”

Silver e Oris Stuart fanno della NBA un potente mezzo di inclusione sociale promuovendo il nuovo programma NBA Voices sulla giustizia sociale.

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Durante la visita al National Civil Rights Museum di Memphis per onorare il 50° anniversario della morte di Martin Luther King, Jr., il commissioner della NBA Adam Silver è stato intervistato riguardo i commenti volgari fatti dal presidente Donald Trump per descrivere Haiti, El Salvador ed alcuni Paesi africani durante una discussione sullo stato degli immigrati portati negli Stati Uniti da bambini.

Dichiarazioni che hanno creato scompiglio e la reazione di molti non è tardata ad arrivare. In particolare Masai Ujiri al quale ha poi fatto eco lo stesso Adam SilverIl commissioner ha dichiarato nella serata a Memphis:

“Gli sport continuano ad essere un’opportunità unica per unire le persone, ed è un luogo dove c’è un raro senso di uguaglianza. Siamo orgogliosi che all’interno della NBA, sei giudicato dalla tua performance sul parquet, indipendentemente dal tuo background, nazionalità o appartenenza etnica.”

Gli sforzi della NBA sul piano della coesione sociale sono noti ormai da anni e vengono organizzati con cura. Tanto da prevedere nel proprio organico alcune unità che supervisionano la promozione dell’uguaglianza e della giustizia sociale del brand NBA. Il supervisore Oris Stuart, responsabile dell’inclusione e della diversità della Lega dal 2015, si trova d’accordo con le parole di Silver, riconoscendo inoltre che ò’argomento trattato va al di là della pallacanestro.

“Ho avuto un profondo apprezzamento per l’NBA, almeno dall’esterno. Avevo la netta sensazione che i temi della diversità, dell’inclusione e dell’uguaglianza fossero i valori fondamentali del campionato.”

NBA Voices è un’iniziativa lanciata il 15 gennaio per affrontare l’ingiustizia sociale e promuovere l’inclusione. Oggi sarà promossa una nuova piattaforma interattiva dal titolo “Share Your Voice”, in cui i fan possono condividere i propri sforzi – o quelli di altri – nell’unire le persone e lavorare per diffondere il messaggio di inclusione, uguaglianza e diversità.

Stuart descrive il progetto così:

“Può farlo chiunque. Mentori, allenatori, insegnanti, studenti, volontari, agenti di polizia… chiunque stia facendo un buon lavoro per riunire le persone e abbattere i ponti della diversità nelle loro vite quotidiane. Speriamo e aspettiamo di vedere un coinvolgimento davvero forte per i nostri fan e le nostre comunità.”

Poi continua:

“Nelle mie conversazioni con Adam, ho avuto la netta sensazione dell’impegno che lui, gli altri dirigenti e proprietari hanno attorno all’idea di diversità e inclusione. E quando sono arrivato all’organizzazione ho visto un livello di eterogeneità sicuramente superiore a qualsiasi altra organizzazione in cui ho lavorato. Ero davvero colpito dal fatto che questa fosse un’organizzazione impegnata e dedicata a quegli argomenti.”

Nonostante i grandi passi che la NBA aveva già fatto, Stuart ha pensato che ci fosse un’opportunità per far crescere l’iniziativa. Maggiore sensibilizzazione della comunità, maggiore enfasi sulla promozione dell’uguaglianza e della diversità. Quindi, la creazione di NBA Voices – un’iniziativa la cui origine, secondo Stuart, può essere fatta risalire a quando quattro delle più grandi superstar della Lega si sono espresse all’unisono contro l’ineguaglianza su uno dei più grandi palcoscenici dello sport.

La NFkL si è trovata a fare i conti con l’amministrazione Trump per la polemica sull’inno nazionale ed il caso Kaepernick, responsabile di un gesto di attivismo raro all’interno del mondo NFL che arrivava circa sei settimane dopo l’appello condiviso da LeBron James, Dwyane Wade, Chris Paul e Carmelo Anthony durante gli ESPYS.

Successivamente la NBA trovò campo di battaglia con il Presidente per la sua decisione di rescindere l’invito ai Golden State Warriors per visitare la Casa Bianca come prassi per i campioni NBA. Il caso fece alzare un polverone, molti personaggi della NBA si sono espressi a riguardo creando uno scenario che vi abbiamo già detto essere molto particolare dato che ha paradossalmente unito anziché dividere.

“Probabilmente ricorderai quando Carmelo Anthony, Chris Paul, Dwyane Wade e LeBron si sono alzati e hanno parlato di giustizia sociale agli ESPYS del 2016. Questa è stata una loro iniziativa che hanno preso a cuore e penso che abbia davvero attirato la nostra attenzione su quanto fosse importante per loro, così abbiamo creato l’opportunità di trovare modi per sostenere i loro sforzi.”

Negli ultimi 18 mesi, l’NBA ha creato o supportato più di 225 programmi, eventi e iniziative in più di due dozzine di città. È oltre l’80% rispetto al suo obiettivo di 50.000 nuove registrazioni di mentori e ha unito più di 10.000 giovani e agenti delle forze dell’ordine in tutti gli Stati Uniti.

 

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