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Phoenix Suns

Offseason Preview. Phoenix Suns: Risorgere, una volta per tutte

Dopo una stagione deludente i Suns hanno voglia di ripartire e, complice un draft condotto egregiamente, le basi sembrano essere quelle giuste.

Fa discretamente caldo in Arizona, non soltanto perché a Luglio andare sopra i 40 gradi è una consuetudine da quelle parti, ma anche perché i Phoenix Suns sono incastrati in un limbo di mediocrità da quando Nash e Stoudemire hanno preso altre strade. Ne sembravano parzialmente usciti sotto la guida di Hornacek, ma l’ultima stagione ha cancellato tutto ciò che il buon Jeff era riuscito a costruire, ricacciando Phoenix tra le fiamme dell’inferno.

Stagione passata e draft 

E pensare che questo doveva essere l’anno della definitiva rinascita, sponsorizzato dall’arrivo di Tyson Chandler coadiuvato da un back-court di tutto rispetto formato da Knight e Bledsoe. La squadra inizialmente non gioca neanche malissimo, coach Hornacek continua con la sua idea di pallacanestro che lo ha portato a ricevere i complimenti di tutti, compreso quello Steve Kerr che per sua ammissione ha rubato più di un set offensivo dal playbook del suo ex compagno di squadra. I Suns hanno il terzo pace della lega (100,86 dietro a Kings, Warriors e Celtics) ma attuare questo tipo di gioco senza le individualità necessarie rischia di generare una marea di palle parse (17,2 per game) che equivalgono a punti subiti in contropiede, 17,3 per partita, peggior dato della lega. La credibilità dei Suns sta in piedi fino al 28 Dicembre quando Bledsoe si lacera il menisco sinistro contro Phila e chiude in anticipo la stagione. La squadra si appoggia inevitabilmente a Knight e Chandler, tuttavia il primo ha le peggiori percentuali al tiro dal suo anno da sophmore e si dimostra inconsistente quando la palla ce l’hanno gli altri con un Defensive Rating di 111 punti. Chandler invece di difesa se ne dovrebbe intendere ma le 0,7 stoppate a partita sono il peggior dato della sua carriera che portano a concedere il 53,6% dal campo ai suoi avversari, facendo peggio di gente come Kanter, Kaman e il suo backup Alex Len. I Suns speravano di aver preso quantomeno un difensore d’élite visto che nella metà campo avversaria Chandler non ha mai dominato la scena e l’ultima stagione ha chiuso con 4,8 tentativi dal campo per partita e un rivedibile 62% dalla lunetta (peggior percentuale dal 2009). Come se non bastasse i mal di pancia di Markieff Morris, per la cessione del gemello Marcus, costringono il front office a organizzare una trade con i Wizards, lasciando la squadra sprovvista di un 4 affidabile per gli ultimi due mesi di regular season. La stagione si chiude con un deprimente 23-59, la dipartita di Hornacek a Febbraio e la conseguente promozione di Earl Watson ha portato quantomeno un po’ di mordente tra i Suns. Proprio questa attitudine ritrovata ha spinto la dirigenza a proporre un contratto di tre anni a Watson per migliorare già dalla prossima stagione.

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Alla i fine i Celtics non hanno messo le mani su Dragan Bender e il GM Ryan McDonough gongola e prova a replicare il colpo Porzingis, scelto anch’esso alla numero 4, un anno fa. Bender è un diamante grezzo che sotto la guida di uno come Chandler può diventare un valore aggiunto per i Suns. Non ingannino i 215 centimetri che porta in dote, il ragazzo da 3 la mette e con discreta regolarità, così come non lo spaventa cambiare su un pick and roll data la sua mobilità articolare. È più in difficoltà invece quando deve andare a giocare sotto le plance, dal momento che non parliamo di una montagna di muscoli e su questo dovrà lavorare se non vuole essere violentato ogni volta che si alza una palla a due. Allo stesso modo deve aumentare la rapidità sia fisica che mentale, poiché una volta ricevuto lo scarico non è un fulmine nell’attaccare un eventuale close out o a giocare un extra pass.

Nella notte un attivissimo McDonough ha scambiato la scelta 14 (Georgios Papagiannis), la scelta 28 (Skal Labissiere), una scelta al secondo giro del 2020 e i diritti su Bogdan Bogdanovic, per la scelta numero 8 dei Kings che si legge Marquese Chriss (decisione direi apprezzata da Cousins). Il freshman da Washington è uno dei talenti più promettenti dell’intera draft class dopo Simmons e Ingram. Dotato di un atletismo sbalorditivo che lo porta ad essere un rim-protector di livello (1,6 stoppate a partita) e un rimbalzista offensivo temibile, anche il contesto storico è dalla sua parte, dal momento che le franchigie NBA cercano stretch four con leve infinite e Chriss da questo punto di vista è secondo a pochi. Minaccia costante da oltre l’arco, quasi sentenza dal mid-range, il tutto con un apertura alare di 213 cm. Sicuramente gli manca una conoscenza completa dei fondamentali difensivi e inoltre il trattamento della palla è ancora piuttosto grezzo. Grazie, fino a cinque anni fa giocava a football.

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La faccia di Ulis dice tutto

I Suns chiudono il loro piccolo capolavoro draftando Tyler Ulis alla 34. Il playmaker di Kentucky ha dimostrato di meritarsi una chance tra i giganti NBA nonostante sfiori il metro e ottanta. Sicuramente in difesa pagherà dazio ma quando ha la palla le cose tendono ad accadere.

Il mercato 

Di certo, quando McDonough valutava chi scegliere la notte del draft, non ha pensato particolarmente al breve periodo, dal momento che sono usciti dal cilindro due progetti su cui lavorare parecchio e per i quali la fretta risulterebbe nociva. In ogni caso le sirene di mercato non si sono certo spente e ad Espn sono sicuri che uno tra Knight e Bledsoe lascerà Phoenix quest’estate, probabilmente per portare al livello successivo la crescita di Devin Booker. Si erano rincorse voci su un possibile interesse nei confronti di Paul Millsap, ma gli Hawks non lasceranno partire il loro All-Star per una delle due point guard, a meno che i Suns non mettano sul piatto anche due come Bender e Chriss, prospettiva ad oggi molto poco probabile. Quindi il Front Office potrebbe cedere Knight o Bledsoe per svariati asset futuri, creando ulteriore margine salariale al fine di sedurre qualche free-agent alla caccia di un max-contract. Tra questi figura sicuramente Harrison Barnes; il prodotto di North Carolina viene da una postseason non all’altezza e i vari General Manager potrebbero tentennare un po’ prima di scrivere $23 milioni annui sul suo nuovo contratto. Tuttavia parliamo di un ragazzo di appena 24 anni che in carriera tira con il 37,6% da 3 ed ha un più che discreto impatto difensivo quando è sul parquet. A Phoenix potrebbe diventare tranquillamente una delle prime tre opzioni offensive della squadra e dal momento che ancora la carta d’identità gli sorride può accontentarsi di giocare qualche anno senza correre per il titolo. Anche Mike Conley rimane un giocatore molto appetibile, ma Memphis farà di tutto per trattenerlo e qualora non ci riuscisse ci sarebbe la fila per accaparrarselo.

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Intanto i Suns devono pensare cosa fare con i loro free-agent. Sia P.J. Tucker che John Jenkins hanno contratti non garantiti (Tucker dei $5 milioni ne ha soltanto 1,5 garantiti); il primo sembra destinato a restare, qualche dubbio in più per il secondo che comunque non intaccherebbe il salary cap con il suo stipendio ($1 milione e spicci). Difficile invece pensare ad un futuro viola-arancio per Budinger, Price e anche Leuer che rimarrebbe solo se alla fine la dirigenza decidesse di non puntare su Teletovic. Infatti sembra proprio che alla fine il bosniaco possa tornare utile nei piani di coach Watson, anche perché andrebbe ad appesantire il payroll molto meno di altre opzioni alquanto più costose come Ryan Anderson o Jared Sullinger. Teletovic ha più volte espresso il desiderio di restare e per i Suns potrebbe essere la cosa migliore.

Scenari futuri 

Muoversi meglio di McDonough durante l’ultimo draft era obiettivamente impresa ardua. A Phoenix vedono finalmente la luce; è ancora tenue, appare in lontananza, ma sforzandosi si vede. Coach Watson avrà a disposizione un roster giovane sul quale poter lavorare senza pressioni, dal momento che la Western Conference difficilmente sarà terreno di conquista per i Suns. Len continuerà il suo percorso formativo al fianco di Chandler, il quale avrà due nuovi allievi a cui somministrare le nozioni base nella propria metà campo per assicurarne il rendimento futuro. Anche Booker, nonostante le ottime qualità messe in mostra nella seconda parte di regular season, dovrà continuare a migliorarsi e in quest’ottica la cessione di uno tra Knight e Bledsoe calza a pennello. In questo modo il prodotto di Kentucky avrebbe la palla in mano per più minuti e potrebbe iniziare a confrontarsi contro le guardie titolari avversarie, soprattutto difensivamente, aspetto in cui il ragazzo ha dimostrato di essere ancora parecchio indietro. Se tutti gli elementi del team riuscissero nel upgrade ecco che la free agency 2017 diverrebbe terreno di caccia in Arizona. Infatti un gruppo talentuoso, futuribile e coeso sarebbe lo scenario ideale per qualche veterano alla disperata caccia di un anello, in grado di dare quella leadership e quel carisma mancanti per ovvie ragioni anagrafiche. Prospettiva allettante ad esempio per la coppia gol Paul-Griffin, entrambi free-agent nel 2017 ed entrambi con gli occhi sul premio da ormai troppo tempo (non penseranno mica di vincere con i Clippers?!). Forse è ancora fantabasket, magari prima di azzardare previsione è meglio vedere come la squadra si muoverà in questa free-agency. Eppure ci sembra chiaro che McDonough si sia stufato di aspettare e abbia deciso di muoversi, per rivendicare un posto al sole che manca dai tempi di Steve e Amar’e.

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