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NFL Religion: La nascita e la consacrazione dei 49ers di Jerry Rice

L’ultimo episodio di questa storia era terminato con una foto che ritraeva Jerry Rice e Joe Montana, assieme, in uniforme, sul campo da gioco. Gli anni ’80, di cui abbiamo avuto modo di parlare, non sono ancora terminati, ma l’ascesa di colui che diventerà la stella della lega per gli anni a venire, è, di fatto, la conditio sin e qua non del prolungamento della dinastia dei San Francisco 49ers.

Per sapere meglio come si arrivò al 1987, stagione conclusasi con il terzo anello per i San Francisco 49ers, il primo di Jerry Rice, e al loro conseguente dominio, anche se non incontrastato, bisogna fare un salto all’indietro nel tempo fino al 1985. Per il Draft di quell’anno la squadra guidata da Bill Walsh ottenne la scelta numero 28, l’ultima disponibile avendo vinto il Super Bowl pochi mesi prima. All’ultima ora decisero di scambiare le loro prime due scelte con la prima dei New England Patriots, la numero 16, selezionando così il wide receiver, da Mississipi Valley State, Jerry Rice. Qualche anno più tardi Jerry Jones, storico proprietario dei Dallas Cowboys, che detenevano la scelta numero 17 in quel draft, raccontò che Rice era un loro obiettivo e che se non lo avessero scelto i 49ers lo avrebbero fatto loro.

Nel corso della stagione 1985, i 49ers soffrirono più del previsto, conquistando con fatica un posto nelle Wild Card, grazie ad un record di 10-6. La matricola Rice, nonostante abbia faticato molto nel corso della stagione, impressionò positivamente il pubblico della baia, soprattutto dopo le 10 ricezioni per 241 yard nel match contro i Los Angeles Raiders in dicembre, e fu nominato NFC Offensive Rookie of the Year grazie anche alle 49 ricezioni e 927 yards guadagnate. I playoffs, però, per Montana e compagni, terminarono presto con l’eliminazione per opera dei New York Giants.

Il 1986 iniziò con un durissimo colpo per Bill Walsh. Durante una grande gara di apertura contro i Tampa Bay Bucaneers, terminata 31 a 7, Joe Montana subì un brutto infortunio ad una vertebra della schiena e venne sottoposto ad un intervento chirurgico il giorno seguente. I medici, pessimisti riguardo al recupero da un infortunio del genere, consigliarono a Montana di considerare il ritiro. La tenacia del campione, però, permise al giocatore di riprendersi il posto da titolare, provvisoriamente coperto dalla riserva Jeff Kemp, il 6 novembre per la gara contro i St. Louis Cardinals. Montana segnò tre touchdown su passaggio e fece registrare un totale di 270 yard. Tutto questo risultò benzina per la squadra, che vinse cinque delle restanti sette gare finendo prima nella NFC West. Jerry Rice, che continuava a migliorare, terminò la stagione con 86 ricezioni (primo nella NFL), 1.570 yards e 15 touchdown. Numeri da leader al secondo anno da professionista. Il cammino nei playoffs, però, fu interrotto ancora una volta dai New York Giants in una partita che verrà ricordata come la peggiore nella storia della franchigia californiana, terminata 49-3 e, come se non bastasse, con un nuovo infortunio del loro quarterback titolare.

Si arrivò così alla stagione 1987. L’offseason iniziò subito con un obiettivo per Bill Walsh: trovare un valido sostituto a Joe Montana. Non che le intenzioni fossero di liberarsi della propria stella, ma i due infortuni in una stagione furono motivo di preoccupazione per tutto lo staff e la presenza di un secondo quarterback affidabile avrebbe garantito maggiore sicurezza. Fu così che Steve Young, fino ad allora in forze ai Bucanneers, lasciò la baia di Tampa per approdare in quella ben più famosa di San Francisco, pronto a subentrare a Montana qualora questo si fosse infortunato o non fosse stato più in grado di giocare ai livelli di un tempo. La sorte volle che, in una stagione ridotta a causa di uno sciopero dei giocatori come nel 1982, la stella dei Niners registrasse una serie di prestazioni ad un livello mai visto prima, realizzando il proprio record di touchdown (31) e la più lunga serie di passaggi completi della storia della lega (22), totalizzando 3.054 yards con un passer rating di 102.1. Questo fu anche l’anno della consacrazione di Jerry Rice come superstar. Alla sua terza stagione da professionista, infatti, stabilì un record che resiste ancora oggi, segnando 22 touchdown, in appena 12 gare, e fu nominato Offensive Player of the Year per la prima volta nella sua carriera. Al termine della regular season i 49ers si trovarono al primo posto di ogni classifica, per l’attacco e per la difesa, e la vittoria del Super Bowl, il terzo nell’era Welsh, era data per scontata da tutti. Nonostante ciò, nel Divisional Round, arrivò un’ennesima sconfitta bruciante per mano di una squadra forse troppo sottovalutata. I Minnesota Vikings, infatti, si imposero per 36 a 24, infliggendo la terza sconfitta consecutiva ad una compagine sulla quale tutti avrebbero scommesso.

I 49ers in evidente crisi di fiducia iniziarono la stagione 1988 nel peggiore dei modi. I continui cambi fra Montana e Young, come già era avvenuto durante il match di playoff perso contro i Vikings, misero in difficoltà la sintonia fra i giocatori, in più il ritiro di Dwight Clark (che ricordiamo per il famosissimo “The Catch” di cui abbiamo parlato la puntata scorsa) aveva fatto scendere le quotazioni della squadra per la vittoria del titolo. Nonostante tutto questo, nel corso della stagione le cose iniziarono a migliorare e, dopo aver battuto i Redksins campioni in carica, Montana ritornò titolare, conducendo la squadra alla qualificazione ai playoffs con un record di 10-6. Nel Divisional Round si trovarono di nuovo contro i Vikings, contro i quali vinsero 34-9, vendicando la pesante eliminazione dell’anno passato. Con una marcia in più, i 49ers viaggiarono fino a Chicago, decisi a conquistare il titolo NFC, in un Soldier Field gremito, contro i Bears di Ditka e Payton campioni nel 1985. Con 32°C sotto lo zero, in quella che verrà ricordata come una delle gare più fredde di sempre, Montana dominò la difesa avversaria segnando tre touchdowns su passaggio, permettendo così ai 49ers di giocarsi il titolo contro, ancora una volta, i Cincinnati Bengals.

Il Super Bowl XXIII segnò il ritorno dell’evento a Miami dopo dieci anni. Per la prima volta, però, non si giocò all’Orange Bowl, come successo nelle cinque edizioni disputate in precedenza nel sud della Florida, ma al Joe Robbie Stadium. I 49ers ebbero la meglio in una partita che verrà ricordata per il drive vincente condotto da Joe Montana nell’ultimo quarto, con soltanto 34 secondi a disposizione sul cronometro. A rimanere nella storia fu la prestazione di Jerry Rice, che siglò il record del Super Bowl con 215 yard su 11 ricezioni, segnando un touchdown. Rice fu nominato MVP dell’evento e la sua fama vide una crescita esponenziale in tutto il mondo.

Al termine della stagione Bill Walsh decise di ritirarsi, lasciando la squadra in mano al suo defensive coordinator e successore designato George Seifert. Quella che seguì fu una tornata di nuovi successi. Montana fu eletto NFL Most Valuable Player grazie al più alto passer rating di sempre nella regular season, Rice continuò a dominare la lega, con 1490 yards e 17 touchdown. I 49 vinsero per la quarta volta di fila la NFC West e ai playoffs dominarono tutte le rivali, guadagnandosi un posto nel Super Bowl XXIV, dove sconfissero i Denver Broncos per 55-10. Montana entrò di diritto nei libri dei record con il suo terzo MVP dell’evento e i 49ers divennero il primo, e unico, team a vincere due titoli di fila con due head coach diversi e a completare un back-to-back dopo la storica dinastia dei Pittsburgh Steelers degli anni’70.  Tutto ciò che accadrà dopo questo Super Bowl verrà ufficialmente riconosciuto come appartenente alla storia degli anni ’90. Che vi racconteremo molto presto.

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