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San Antonio Spurs

Rispetto alla sanzione data agli Spurs la domanda è: quale prodotto vuole offrire l’Nba?

Dopo la discussione e la protesta che si è scatenata tra David Stern, commissioner e sostanzialmente padrone della Lega, e i San Antonio Spurs, rei di aver non rispettato le regole di salvaguardia dello spettacolo, avendo rimandato a casa anticipatamente Duncan, Ginobili, Parker e Green con la loro conseguente assenza nella partita di Miami contro gli Heat, è arrivata la tanto attesa multa. E di certo non si può dire che si sia andati giù leggeri. Alla fine i San Antonio Spurs sono stati costretti a sborsare la bellezza di 250mila dollari, soldi che anche nel paperonico mondo Nba hanno un certo peso. L’entità della sanzione, stabilità già venerdì, appena è stata resa nota, ha riaperto il dibattito su quanto il potere decisionale di un commissioner possa spingersi in là rispetto alle indicazioni e alle decisioni tecniche che un coach deve poter essere libero di prendere, considerando che, in una stagione parametrata sulle 82 partite, la gestione delle risorse (e ancor di più dei veterani, come i “Big Three” degli Spurs) è fondamentale.

Le reazioni ovviamente, non si sono fatte attendere. Coach Popp, raggiunto ai microfoni subito dopo l’annuncio della sanzione, ha parlato (come suo solito in maniera molto stringata):

“Quello che io ho fatto è stato fatto dalla prospettiva di un allenatore. E io penso che la Lega operi invece secondo una prospettiva legata al business. E penso che questo si rifletta nelle decisioni che loro prendono”

La situazione che ha portato ad una ammenda così pesante è stata del tutto particolare, essendo Miami e San Antonio squadre che, non militando nella stessa Conference, si ritrovano nell’arco della stagione regolare ad affrontarsi soltanto due volte, una a Miami ed una in Texas. Per questo motivo (e visto anche il prestigio della sfida) l’Nba, che non lascia nulla al caso, aveva programmato la partita per il giovedì sera, in un giorno in cui andavano in scena soltanto due partite, lasciando sostanzialmente il palcoscenico alla sfida tra due contender per il titolo. Lo stesso Stern si era profuso nell’enfatizzare la sfida e, colto di sorpresa di fronte al forfait dei “pezzi grossi” degli Spurs, non ha esitato a dichiarare che “gli Spurs hanno compiuto un disservizio nei riguardi della Lega e soprattutto dei fan Nba”. (ricordiamo per chi non avesse visto la partita che comunque San Antonio ha giocato alla grande la partita, mettendo in difficoltà gli Heat che sono riusciti a portare a casa la vittoria soltanto nel finale, non rinunciando assolutamente a giocare)

Nel prepartita della gara giocata nella notte (vinta all’overtime grazie ai 30 di Parker e ai 27 di Duncan) contro i Grizzlies (match tutt’altro che facile, uno dei motivi per cui coach Popp ha preferito far riposare i suoi giocatori migliori) si è espresso sulla vicenda anche coach Hollins, l’allenatore di Memphis, dimostrandosi solidale con il suo collega:

“Non dico che sia giusta e non dico che sia sbagliata, quella è una decisione di Popovich. Io faccio quello che faccio con la mia squadra e lui fa lo stesso, e le altre 28 squadre fanno la stessa cosa.Ogni allenatore ha la responsabilità dei suoi giocatori e della sua squadra”.

Inoltre, dopo il provvedimento, si è iniziata a paventare l’ipotesi che la forte candidatura del coach dei San Antonio Spurs come possibile futuro allenatore del Team Usa si sia ormai inclinata a causa della vicenda, nonostante Popovich abbia ampiamente dimostrato sul campo di essere un’ innovatore del gioco, allenatore e motivatore come pochi.

A prescindere dalle speculazioni e dalle discussioni filosofiche che ne sono scaturite, vorrei porre l’accento su un paio di aspetti a mio avviso imprescindibili della questione.

La giustificazione che David Stern propone per la sanzione e per rispondere alle perplessità mostrate dallo staff degli Spurs (“Non sappiamo in futuro come dovremo comportarci nella gestione dei nostri giocatori”) fa riferimento a delle regole stabilite nell’Aprile 2010 in cui le squadre si impegnano ad evitare che il riposo dei giocatori sia “contrario al miglior interesse dell’Nba”. Inoltre, data la già citata esclusività dell’evento (unica partita che Spurs e Heat giocano in stagione regolare in Florida), il forfait pilotato richiedeva una comunicazione con un anticipo tale da tutelare anche gli interessi televisivi e pubblicitari.

Se volete giudicare questa Lega partendo da un presupposto “europeo” (i giocatori sono i miei, li pago io, li gestisco come voglio) siete totalmente fuori strada. La concezione di entertainment che una lega complessa come l’Nba si porta dietro, fa sì che le “normali” regole siano del tutto inapplicabili nel dirimere una contesa in questo ambito. Allo stesso tempo è sacrosanto tutelare il diritto di gestione di chi in questo sport investe denaro, tempo e passione e lotta quotidianamente per ottenere dei risultati. Gli Spurs in questo caso venivano da una serie di 5 partite in 7 giorni e dopo due giorni (ieri) avrebbero dovuto giocare una partita impegnativa e decisiva contro una squadra in forma come i Grizzlies di questo inizio di stagione. Acclarato questo, sotto il punto di vista meramente tecnico, la scelta di Popovich è ineccepibile, corroborata dal fatto che i texani siano stati tutt’altro che rinunciatari sul parquet di Miami, lottando fino alla fine e dimostrando una volta di più che l’impegno non era stato snobbato.

E questo mi porta alla considerazione secondo me decisiva della questione: ciò che l’Nba vuole “vendere” come prodotto che cos’è? Mettere in campo a tutti i costi dei campioni che alle volte, data l’età, di fronte ad un continuo utilizzo risulterebbero usurati, offrendo una qualità di gioco non di certo eccelsa? Oppure proporre partite quanto più possibile equilibrate, godibili e giocate al meglio?

Il problema sta in questo. Miami-San Antonio è stata per ampi tratti una partita piacevolissima, per merito di entrambe le squadre e il prodotto “cestistico” che è uscito dalla sfida è stato tutt’altro che sgradevole. A fronte di questo mi sembra assurdo sanzionare una squadra perché si guarda al fatto di aver tenuto fuori dalla contesa i suoi migliori giocatori, senza tener conto della qualità di gioco comunque offerta.

Io, da amante del gioco, preferisco di gran lunga godere di uno spettacolo cestistico di livello, a prescindere dagli interpreti. Forse, se anche i vertici Nba prendessero atto di questo, permetterebbero di far fare a questa Lega il definitivo salto di qualità che le manca, incentivando le squadre a proporre gioco e a rimuovere alle volte dal campo giocatori derelitti che oltre al nome possono mettere in mostra ben poco.

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