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San Antonio Spurs

Manu Ginobili: l’anguilla di Bahia Blanca

Emanuel Ginobili nasce il 28 luglio 1977 a Bahia Blanca, terzogenito di una famiglia dedita totalmente al basket, con il padre manager del Bahiense del Norte, squadra in cui giocano i fratelli minori di Manu. Nasce qui nel cuore di questo ragazzo minuto, niente fisico, solo ossa, ma una soprannaturale intelligenza per il gioco, la passione che lo accompagnerà per tutta la vita per la palla a spicchi. Gigantografia di MJ in camera el narigon, così chiamato per il prominente naso, comincia la sua carriera cestistica in Argentina esordendo in prima divisione nell’Estudiantes a 17 anni; proprio la retrocessione con questa squadra sembra abbia accresciuto ancor di più in Manu la voglia di vincere e l’attitudine a non mollare mai.

Nel 98-99 Gebbia, responsabile della Viola Reggio Calabria, lo nota e lo chiama in Italia, dove mostra subito lampi di un talento fuori dal comune attirando le sirene NBA dei San Antonio Spurs. Il general manager dei texani, R.C.Buford, si innamora totalmente di Manu e convince uno scettico Pop a chiamarlo con la 57 nel draft del 99. Nel 2000 Ginobili firma con la Virtus Bologna con cui conquista tutto, campionato, eurolega, dominando l’Italia e l’Europa. Nel 2002 firma con gli Spurs e dopo aver condotto l’Argentina all’argento mondiale di Indianapolis inizia una luminosa carriera NBA. L’inizio è difficile, la prima regular season è costellata di infortuni, ma nei playoff  Manu mostra maturità e visione del gioco fuori dal comune. Semplicemente capisce prima degli altri quello che accade in campo. In finale i New Jersey Nets devono cedere 4-2 e per il giovanotto venuto dall’Argentina è il primo anello. Nel 2004 forse l’impresa più alta della parabola del numero 20 con l’oro mondiale con la nazionale dopo aver sconfitto USA in semifinale e Italia in finale, subito seguita dal secondo anello NBA, dopo una serie straordinaria contro i Detroit Pistons decisa solo dopo sette gare.

Nel 2007 il terzo e ultimo alloro NBA strapazzando in finale i Cavs del giovane LBJ. Come ha sostenuto George Karl, uno che di basket se ne intende, uno come Ginobili lo vuoi sempre dalla tua parte perchè rende difficile il gioco, vuole la palla quando c’è pressione, sembra nato per vincere. Scegliere nella sua infinita carriera i momenti migliori non è facile ma certamente resterà scolpita nella storia del gioco la sua prestazione in gara 1 della finale 2005 contro Detroit, come i 7 punti consecutivi negli ultimi 52 secondi di gara 1 contro OKC lo scorso anno o i 48 in 44 minuti contro Phoenix nel 2005. Manu tende ad esaltarsi quando il momento è topico, quando il livello sale, quando dal clima playoff si passa a un piano superiore, quello in cui si vincono i titoli e dove pochissimi giocatori hanno diritto di cittadinanza.

L’anno scorso anche grandissimi giocatori come Ibaka o i giovani degli Spurs hanno dimostrato che a questo tavolo non possono ancora sedersi, Manu qui è di casa e lo è da sempre, da quella retrocessione in Argentina da cui è iniziato il mito MANU GINOBILI. L’età e gli acciacchi sembrerebbero non prospettare altri anelli, ma chi ha il coraggio di scommettere contro el narigon?

 

JOHNATHAN SCAFFARDI

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