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March Madness 2016, Sweet Sixteen Day 1: It’s a Man’s World

Poche sorprese, ma d’altro canto si è giunti al punto del Torneo NCAA in cui non è più tempo di scherzare e in cui conta solo imporsi sugli avversari. E’ uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare.

Le Sweet Sixteen sono storicamente e un po’ anche logicamente quel momento del Torneo NCAA nel quale le squadre davvero più forti (e non è detto che lo siano quelle col seed migliore) si staccano da coloro che sono riuscite a giungere fino al gruppo delle “dolci sedici” per buzzer beater più o meno fortunosi, avversarie favorevoli, magie varie del primo weekend, allineamento dei pianeti, oroscopi di Paolo Fox, fatture di streghe e così via. E’ dunque normale che le sorprese diminuiscano e può capitare che ci siano anche alcune lezioni di basket e così è stato nella prima delle due giornate che stanno andando a comporre il quadro delle Elite 8, con quattro partite decise da vantaggi in doppia cifra (sempre per la squadra favorita) per un totale di 67 punti di scarto complessivi: insomma se il basket non vi aggrada senza sorprese e cenerentole varie forse era il giorno giusto per guardarsi un DVD, ma andiamo a vedere quali sono le prime quattro squadre a far parte di queste Elite 8.

SOUTH REGION

# 3 Miami Hurricanes vs. #2 Villanova Wildcats: 69-92

Prosegue nel migliore dei modi il cammino verso le Final Four di ‘Nova: spesso deludente al Torneo NCAA quest’anno la squadra di Jay Wright sembra volersi rifare dei molti dubbi che ormai la circondano ad ogni stagione e quale miglior modo del vincere con 72 punti complessivi di scarto le prime tre partite del torneo? Non fa eccezione Miami sulla quale Villanova pone subito il proprio controllo, costringendo gli Hurricanes a sei perse nei primi dieci minuti e dieci nella sola prima frazione, sfruttando la presenza di Ochefu in pitturato e, ovviamente, colpendo con percentuali dal campo e da tre che hanno dell’irreale, specialmente con un Ryan Arcidiacono in grado di inventare letteralmente canestri e che dopo nove minuti ha già 13 punti a referto. Gli Hurricanes però sono esperti e non si lasciano intimorire tirando anch’essi sopra il 60% dal campo e venendo tenuti a galla da Rodriguez e McClellan (ad un certo punto autori in coppia anche di quattro triple consecutive per i Canes) e così i ragazzi di Larranaga riescono a chiudere il primo tempo seguendo di sole sei lunghezze sul 43-37. Nova però ha semplicemente più armi nel proprio arsenale e queste bastano a tenerla costantemente intorno ai dieci punti di vantaggio nella seconda frazione: ai Wildcats vanno tutte le così dette 50-50 ball e aver stabilito una presenza in pitturato con Ochefu paga dividendi, così quando per Miami le percentuali calano appena minimamente Villanova attacca definitivamente alla giugulare gli avversari e va a vincere ampiamente una partita che ha comunque sempre controllato.

Per Villanova 21 a testa per Arcidiacono e Jenkins che insieme chiudono con 9 su 13 da tre (!!) e 17 di Ochefu, mentre a Miami non basta la coppia Rodriguez (13+8 assist) – McClellan (23 punti): d’altro canto Miami era giunta fino a qui anche grazie alle proprie prestazioni difensive e subire il 62% dal campo e il 66% da tre degli avversari sarebbe troppo per chiunque. Toccherà ora ad una delle favoritissime, Kansas, provare a limitare un attacco come quello di Wright e co., che al momento pare davvero una Lamborghini su un lunghissimo rettilineo che porta alle Final Four.

#1 Kansas Jayhawks vs. #5 Maryland Terrapins: 79-63

Ellis che cattura un rimbalzo davanti a Diamond Stone: immagine vista più volte nel corso della partita

Ellis che cattura un rimbalzo davanti a Diamond Stone: immagine vista più volte nel corso della partita

Difficile che un programma come Kansas giunga alla sfida con Villanova con grandi timori e che i Jayhawks siano giunti a questo torneo solo per vincere il titolo è stato ben chiaro anche contro Maryland.

I Terrapins aprono bene guidati dal proprio backcourt ed in particolare dalla coppia Trimble-Sulaimon, toccando anche il più sei, ma Perry Ellis e Wayne Selden si prendono amorevolmente cura dei propri compagni combinando per 21 punti in un primo tempo che si chiude sul 36-34 Jayhawks. Nella seconda stanza Kansas impone definitivamente il proprio ritmo più alto, aprendo con sei canestri consecutivi e con un Perry Ellis sempre più decisivo: la partita procede con Maryland a distanza di sicurezza e che non riesce mai ad avvicinarsi abbastanza da risultare davvero pericolosa, anche perché la difesa degli uomini di Bill Self tiene i Terrapins ad un misero 5 su 25 da tre ed il frontcourt dei Jayhawks nel secondo tempo domina senza appello quello di Maryland, battuto per 22 a 8 nel conteggio dei rimbalzi. Per Kansas 27 punti del già citato Ellis, coadiuvato da 19 di Selden e dalla terza doppia doppia consecutiva di Landen Lucas (14+11); per Maryland gli unici due giocatori in doppia cifra sono Trimble e Sulaimon che combinano per 35 punti (18 e 17 rispettivamente) e bastano ai Terrapins per reggere alla grande nel primo tempo, ma di fatto poco oltre.

WEST REGIONAL

#2 Oklahoma Sooners vs. #3 Texas A & M Aggies: 77-63

Approda alla finale del proprio regional Oklahoma che come nel primo tempo contro VCU dimostra di non essere Hield-dipendente e di poter davvero aspirare al titolo di NCAA.

Dopo un buon inizio degli Aggies che sembrano stranamente a loro agio nel tiro da tre e che tengono bene Hield sono subito i Sooners ha imporre il proprio gioco offensivo e la propria presenza in difesa, il tutto senza necessitare di un extra effort da parte della stella bahamense: è infatti Jordan Woodard a guidare i Sooners al primo vantaggio in doppia cifra, vantaggio dal quale di fatto la squadra di Kruger non si volterà più e che Texas A & M non farà poi molto per recuperare. Un po’ per merito della difesa avversaria e un po’ per demeriti propri gli Aggies, come già visto contro UNI, optano infatti per scelte di tiro rivedibili, perdono più palloni di quanti assist mettano a segno (dieci a cinque il conteggio dei primi venti minuti) e non riescono ad imporre la propria presenza in pitturato, segnando solo quattro punti negli ultimi otto minuti di una prima frazione che si chiude con un già inappellabile 45-26 Oklahoma.

Dopo i miracolosi dodici punti recuperati a UNI in meno di quaranta secondi gli Aggies possono credere a tutto e ripartono con i corretti aggiustamenti nel secondo tempo, ma Oklahoma non è Northern Iowa e con due triple consecutive di Hield e Woodard che cancellano in trenta secondi i dieci minuti che A & M aveva impiegato per portare il proprio svantaggio intorno ai dieci punti la partita finisce e gli stessi Aggies non proveranno più a raddrizzarla, anche perché la serata ai liberi è quantomai infausta (13 su 24)

Per Oklahoma 22 di Jordan Woodard e prima doppia doppia stagionale (17+10 rimbalzi) per un Hield comunque piuttosto in giornata di riposo, mentre per Texas A & M si salva solo Davis comunque ben limitato dalla difesa di Lattin e parte integrante della pessima prestazione ai liberi dei suoi (3 su 7 per lui).

#1 Oregon Ducks vs. # 4 Duke Blue Devils: 82-68

A sfidare Oklahoma alle Elite 8, in una partita che si preannuncia scintillante, sarà Oregon, la quale ha ottenuto anch’essa una vittoria molto convincente, questa volta ai danni di Duke: davanti agli occhi attenti tra gli altri di Kobe Bryant i Ducks hanno infatti regolato i Blue Devils senza troppi problemi e possono ancora sognare di raggiungere le prime Final Four da quando vinsero il primo torneo NCAA in assoluto nel 1939.

Il primo tempo è equilibrato nonostante un Grayson Allen da tre punti e Marshall Plumlee già a quota due falli dopo appena cinque minuti: la partita risulta piacevole come da previsione e le due squadre si scambiano tanto attacchi in contropiede azionati dal pressing difensivo quanto attacchi a metà campo nei quali entrambe le squadre dimostrano di saper utilizzare alla perfezione i mismatch che i propri giocatori sono in grado di creare e così il primo tempo termina sul 36-31 Ducks.

Nella seconda stanza Oregon va subito in doppia cifra di vantaggio con due triple consecutive di Casey Benson e una schiacciata di Chris Boucher su assist di Dillon Brooks: Duke regge a malapena a questa prima ondata grazie al solito Ingram e ad un ritrovato Allen, ma i ragazzi di Dana Altman sono eccessivamente “in the zone” per essere limitati e con una schiacciata in contropiede di Elgin Cook i Ducks toccano un 52-41 a 14:26 dal termine dal quale Duke non si riavvicinerà più. Troppo fisica e capace di imporre il proprio gioco Oregon per la quale solo 13 dei 65 tiri complessivi non sono giunti in pitturato o da oltre l’arco, quest’ultima zona dalla quale hanno tirato con il 43% dal campo contro il 32% dei Blue Devils che tra le altre note dolenti con soli cinque rimbalzi offensivi e un passivo di 42-32 ai rimbalzi hanno quantomai sentito pesare l’assenza di Amile Jefferson.

Per Duke finisce un’annata sfortunata che in contumacia il senior di maggior valore (Jefferson of course) ha visto Brandon Ingram prendere sempre più in mano la squadra col suo immenso talento che verosimilmente è già destinato ai lidi NBA e che anche questa notte ha portato 24 punti alla causa, mentre dovrebbe rimanere l’uomo simbolo e leader presente e futuro dei Blue Devils Grayson Allen, contro Oregon autore di dodici dei suoi quindici punti nella seconda frazione e sicuramente uno dei mattoni dai quali Coach K vorrà ripartire l’anno prossimo insieme con i numerosissimi talenti che si uniranno alla causa.

Per Oregon 22 di un Dillon Brooks particolarmente esaltato e otto assist con una sola palla persa per Casey Benson, ottimo direttore d’orchestra per una squadra che però più che l’ Operà ricorda un perfettamente equilibrato complesso Heavy Metal. L’MVP della partita è però di Jordan Bell decisivo su ambo i lati del campo con tre stoppate e tredici punti che, visto il modo in cui sono arrivati, non hanno certo mancato di attirare l’attenzione degli spettatori.

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