Seguici su

0 Russell Westbrook

russell westbrook storia biografia
russell westbrook storia biografia
#
0
Nome
Russell Westbrook
Nazionalità
usa Stati Uniti
Posizione
PM
Altezza
191 cm
Peso
91 kg
Squadra corrente
Houston
Compleanno
12/11/1988
Anni
31

La storia di Russell Westbrook

From Zero

Quella che sembra essere la classica parabola da video motivazionale è in realtà la storia di uno dei volti più noti e controversi della NBA dei nostri giorni, capace di entusiasmare e al tempo stesso di dividere le folle con giocate che una quindicina di anni fa nessuno si sarebbe mai aspettato da quel ragazzo di Long Beach cresciuto, come la stragrande maggioranza dei suoi coetanei, con i Lakers dello Showtime nel cuore e con l’insicurezza economica tipica di una famiglia costretta il più delle volte a vivere alla giornata. Nel contesto sociale non esattamente idilliaco di Compton Avenue, il piccolo Russell non ci mette molto ad individuare nella palla a spicchi la sua personale valvola di sfogo.

È Magic Johnson, leader tecnico ed emotivo dei gialloviola, ad ispirare ogni palleggio di quel ragazzino che in compagnia di papà Russell Sr., cestista di non così belle speranze, e di suo fratello Raynard trascorre i pomeriggi a giocare a basket nel Jesse Owens Park di Long Beach. Se Raynard si innamorerà di lì a poco di un altro pallone, quello da football, Russell Jr. invece è fermamente intenzionato a seguire le orme paterne. Il giovane Westbrook sviluppa una sorta di ossessione per Magic e sin da piccolo decide di riporre nel cassetto il sogno di diventare un giocatore professionista. Ci sarebbe però un problemino non di poco conto: il piccolo Russell non sembra avere neppure una briciola del talento necessario per poter anche solo pensare di gravitare un giorno nell’universo NBA. Sembrerà incredibile, ma quello che ad oggi è uno dei giocatori più atletici ed elettrizzanti della lega non è mai riuscito a schiacciare prima di 18 anni.

Il suo fisico gracile non sembra voler supportare le ambizioni di un ragazzo che, nonostante faccia una fatica tremenda a riproporre le giocate di Magic nei campetti di Long Beach, non ha alcuna intenzione di gettare la spugna. È solo grazie alla determinazione e all’aggressività mostrate sul parquet, doti ancora oggi alla base del suo successo nel basket dei grandi, che Russell riesce a ritagliarsi un ruolo neanche troppo marginale nella squadra della Leuzinger High School. È qui che Westbrook, gregario da 173 centimetri per 64 chilogrammi, fa la conoscenza di Khelcey Barrs III, uno di quei giocatori che, da quello che si dice, in un liceo come quello di Lawndale passa una volta ogni 200 anni. Tra Russell e Khelcey è amore a prima vista. I due si intendono alla perfezione dentro e fuori dal campo, trascorrendo gran parte delle giornate insieme a giocare a basket, anche al di fuori degli orari di allenamento. A differenza di quello di Russell, però il talento del sedicenne Khelcey è abbagliante: è per lui che la tribuna del liceo pullula di scout dei principali college della zona, tra cui ovviamente anche quelli di UCLA, il sogno di ogni ragazzo che abbia mai avuto a che fare con un pallone da basket a Los Angeles e dintorni.

Quello che i due non sanno è che il destino stroncherà ben presto le speranze del giovane Khelcey. Al Los Angeles Southwest College è in programma la consueta sfida del martedì tra Barrs, Westbrook e il resto della compagnia. Al termine dell’ultimo incontro della serata Khelcey cade a terra vittima di una crisi dovuta ad un’ipertrofia cardiaca. In un primo momento i suoi amici non abboccano a quello che sembra essere l’ennesimo scherzo, anche di cattivo gusto, di un ragazzo fin troppo estroverso, ma basta qualche secondo affinché tutti si rendano conto della gravità dell’accaduto. A nulla serviranno la folle corsa all’ospedale e i tentativi di rianimazione: Khelcey Barrs III non riuscirà mai a coronare il suo sogno di giocare ad UCLA.

 

Rinascita

La morte di Khelcey costituisce una tappa fondamentale nella vita di Russell Westbrook. Quel ragazzino tutt’altro che atletico e con un talento non esattamente degno di nota sembra essere la brutta copia del giocatore che da quella maledetta sera in poi scenderà in campo con la canotta degli Olympians, attirando le attenzioni dei Bruins. A dire il vero, il primo approccio di Westbrook con il mondo UCLA non è proprio di quelli indimenticabili. Sotto gli occhi dell’assistente allenatore Donny Daniels, Russell gioca una partita tremenda contro Westchester, sbagliando anche la lettura più semplice e condendo il tutto con due airball, che però, incredibilmente, non hanno impedito a Daniels di stilare una buona relazione su di lui. “Non si giudica un ragazzo sulla base di una prestazione negativa” dichiarerà Daniels qualche anno più tardi. “Era evidente che Russell avesse un talento incredibile, era già in grado di attaccare il canestro in modo eccellente. Però, cavolo, il suo era un talento davvero grezzo”.

Dopo ben sei visionature, il limite consentito dalla NCAA all’epoca, lo staff di UCLA decide di dare una chance a Westbrook, che gioca la sua prima stagione con la canotta dei Bruins da shooting guard di riserva. Sarà un infortunio patito da Darren Collison, all’epoca point guard titolare di UCLA, a costringere coach a spalancare le porte del quintetto titolare a Russell, che non si lascia certo sfuggire l’occasione di mostrare alla nazione i progressi compiuti in quegli anni di dolore e sacrifici. Con la collaborazione di un compagno di squadra del calibro di Kevin Love, Westbrook trascina i Bruins a due Final Four consecutive, senza però riuscire a portare il titolo in California.

 

Dai Big-Three al tradimento

L’energia e il carattere che il numero 0 di UCLA dimostra ogni sera sul parquet attirano inevitabilmente le attenzioni degli scout NBA in vista del Draft 2008. Tra le tante squadre interessate alla combo guard dei Bruins spiccano gli ex Seattle SuperSonics, ora Oklahoma City Thunder, del GM Sam Presti. Prima di abbandonare lo stato di Washington, i Sonics avevano intrapreso un virtuoso percorso di ricostruzione che aveva individuato in Kevin Durant, scelto solo un anno prima, la pietra angolare del futuro della franchigia. Le sue caratteristiche fanno di Westbrook il giocatore ideale da affiancare a KD per dare un futuro ad una squadra che, dovendo assimilare il trasferimento in un’altra città e la certezza, almeno sulla carta, di avere di fronte diverse stagioni di transizione prima di poter sperare di rivivere i fasti di Gary Payton e Shawn Kemp, non stava certo vivendo il momento migliore della sua storia.

Con la complicità di Heat e Timberwolves, che decidono di devolvere in beneficienza la seconda e la terza scelta del Draft chiamando rispettivamente Michael Beasley e O.J. Mayo, i neonati Oklahoma City Thunder si assicurano le prestazioni di Russell Westbrook Jr, che alla sua prima stagione in NBA, oltre a far registrare la prima di una lunga serie di triple doppie, dimostra di valere ampiamente l’investimento di Presti, che al Draft dell’anno successivo chiude il cerchio selezionando James Harden. Durant, Westbrook e ora anche Harden, un trio di ragazzini terribili, sfrontati e dannatamente talentuosi in grado di dare filo da torcere a chiunque. Ai tre futuri MVP basta una sola stagione per sviluppare l’intesa necessaria a centrare il ritorno ai Playoff, tappa fondamentale nel processo di rebuilding dei Thunder e preludio alla straordinaria stagione 2010-2011, culminata con la sconfitta alle Finali di Conference contro i Dallas Mavericks di Dirk Nowitzki. Il sogno Larry O’Brien Trophy si infrange contro i futuri campioni NBA, ma il tempo è ampiamente dalla parte dei giovani Thunder, che si presentano ai blocchi di partenza della regular season 2011-2012 con la consapevolezza di poter arrivare fino in fondo. Così è, perché dopo aver fatto a pezzi Mavs, Lakers e Spurs, Westbrook e soci approdano alle Finals, dove ad attenderli ci sono gli Heat di LeBron, Wade e Bosh. Big-Three da una parte, Big-Three dall’altra, ma la maggiore esperienza di James e soci fa sì che i Thunder escano sconfitti da quello che ad oggi costituisce il punto più alto della storia della franchigia.

Nonostante le buonissime premesse, il core che aveva sfiorato l’impresa contro gli Heat inizia gradualmente a sgretolarsi. A James Harden il ruolo di terzo violino inizia ad andare stretto e, dopo aver rifiutato il rinnovo offertogli dal front office dei Thunder, decide di volare a Houston per sposare la causa dei Rockets. Orfana di Harden, OKC riesce comunque a staccare il pass per la postseason, ma proprio contro i Rockets Westbrook subisce un grave infortunio al ginocchio destro che lo costringe a finire sotto i ferri e a saltare buona parte della stagione 2013-2014, che si conclude con la sconfitta in sei gare nelle Finali di Conference contro gli Spurs futuri campioni.

Sono ancora una volta gli infortuni a caratterizzare l’annata 2014-2015, che vede Westbrook e Durant trascorrere buona parte della stagione in infermeria, il che si traduce in una regular season fallimentare e nel mancato accesso ai Playoff. Sebbene gli infortuni possano giustificare il rendimento a dir poco deludente della squadra, è evidente come il fatto di non aver centrato i Playoff abbia fatto scattare qualcosa a livello mentale nei due leader dello spogliatoio. Sarà poi l’ennesima Finale di Conference, questa volta contro i Warriors, a sancire l’eliminazione dei Thunder dai Playoff 2016, ma soprattutto la fine di una storica amicizia.

La firma di Durant con Golden State nell’estate 2016 non rappresenta soltanto l’addio di uno dei due/tre giocatori più forti del pianeta, ma è l’emblema della fine di un ciclo inaugurato otto anni prima, un ciclo che, a dispetto delle premesse e dell’hype, non è mai riuscito a portare il titolo NBA a Oklahoma City. Dalle cenere dei Sonics alle Finals del 2012, ma anche dai tanti problemi fisici alle brucianti delusioni accumulate nel corso dei Playoff dal 2008 in poi, all’alba dei suoi 28 anni Durant decide di dare una svolta alla sua carriera per evitare di entrare inavvertitamente in quel tunnel di insuccessi di cui, tra gli altri, Stockton, Barkley e gli stessi Payton e Kemp non hanno mai trovato l’uscita. Discorso condivisibile, per carità, ma Westbrook?

Westbrook non la prende affatto bene, anzi. La scelta di Durant non è nient’altro che un tradimento agli occhi del numero 0, che decide di dimostrare al mondo che vincere ad OKC non è un’utopia. A modo suo, ovviamente.

Russell gioca una stagione che definire “pazzesca” rischia di passare per eufemismo. Da solo contro il mondo, almeno cestisticamente parlando, l’ormai unica stella del firmamento Thunder fa registrare 31,6 punti, 10,7 rimbalzi e 10,4 assist ad allacciata di scarpe, diventando il primo giocatore dopo Oscar Robertson a chiudere una stagione in tripla doppia di media. Le partite di OKC sono un one-man show, nel corso del quale la rabbia di Westbrook si abbatte sui malcapitati avversari. Russell non fa prigionieri e a suon di triple doppie – 42 – trascina i Thunder ai Playoff, dove ancora una volta vengono eliminati dai Rockets al primo turno nonostante una Gara-2 in cui il prodotto di UCLA è riuscito a mettere a referto la tripla doppia dal punteggio più alto della storia realizzando ben 51 punti.

Nonostante l’addio di Durant, in casa Thunder non tira certo aria di ridimensionamento. Nell’estate 2017 Sam Presti imbastisce infatti una trade con i Pacers per affiancare Paul George a Westbrook, andando a ricreare i presupposti per ambire a buon diritto a quell’anello che sembra non volerne sapere di finire ad Oklahoma City. Con un Paul George in più nel motore, i Thunder riescono a centrare facilmente l’obiettivo Playoff, ma vengono colti di sorpresa dal mix di talento ed organizzazione degli Utah Jazz di coach Snyder, che in 6 partite archiviano la pratica Thunder. La presenza di Paul George in squadra non sembra però costringere Westbrook a disattivare la modalità “solo sull’isola”, che gli consentirà di chiudere la seconda, e poi anche la terza, stagione consecutiva in tripla doppia di media.

 

Premi e Riconoscimenti di Russell Westbrook

NBA

  • MVP della regular season (2016-2017)
  • NBA All-Rookie First Team: (2009)
  • 7 volte NBA All-Star (2011, 2012, 2013, 2015, 2016, 2017, 2018, 2019)
  • Squadre All-NBA: First Team: 2016, 2017
    • Second Team: 2011, 2012, 2013, 2015, 2018
  • MVP dell’All-Star Game: 2 (2015, 2016)
  • Miglior marcatore della stagione: 2 (2015, 2017)
  • Best Male Athlete ESPY Award (2017)

 

Nazionale

  • medaglia d’oro con la nazionale statunitense ai mondiali FIBA in Turchia (2010)
  • giochi olimpici di Londra con la nazionale statunitense (2012)

 

 Contratto di Russell Westbrook

Il 29 settembre 2018 Russell Westbrook ha firmato un’estensione contrattuale da 205 milioni di dollari in 5 anni.

AnnoSquadraEtàSalario
2018-19Oklahoma City Thunder29$35,654,150
2019-20Houston Rockets30$38,506,482
2020-21Houston Rockets31$41,358,814
2021-22Houston Rockets32$44,211,146
2022-23Houston Rockets33$47,063,478*
2023Houston Rockets34UFA

*player option

 

Frasi e citazioni di Russell Westbrook

  • Crescendo ho sempre dovuto dimostrare a tutti chi fossi. Dovevo dimostrare di cosa fossi capace e l’ho fatto senza mai pensare a cosa pensassero i miei detrattori
  • Sono le scarpe a fare un outfit. Puoi metterti una maglia o dei pantaloni pazzeschi, ma appena ti metti le scarpe è fatta.
  • Ho un certo gusto per la moda. Dico “questo mi piace” quando gli altri direbbero “non posso mettermi una cosa del genere”. Anche nel basket faccio cose che gli altri non possono permettersi di fare.
  • Ogni volta che scendo in campo do tutto perché non si può sapere cosa ci porterà il domani.
  • Non direi che la mia sia stata un’infanzia difficile. Mi ha aiutato a crescere. Sono rimasto fuori dai guai, i miei genitori mi hanno insegnato cosa fosse giusto e cosa fosse sbagliato e, avendo un fratello più piccolo, ho fatto di tutto per essere un buon esempio per lui. Rimanevo a casa nove giorni su dieci, non c’era nulla di buono per me là fuori.
  • Ho delle paure, ma sul parquet non temo niente e nessuno.
  • Non sono mai soddisfatto, cerco sempre di imparare dai miei errori.
  • Non c’è nessun motivo per arrenderti e dire che non sei in grado di fare qualcosa nella vita finché non ci provi.
  • Tengo le mie scarpe in un armadio, ne ho circa 700 paia.
  • Non mi vesto per impressionare nessuno, del tipo “Oh, guarda come si è conciato Westbrook!”. Se mi piace qualcosa lo indosso
  • Tutti sanno che amo Oklahoma City e che adoro essere qui.
  • Di qualsiasi cosa si tratti, dico sempre “Perché no?”

 

 

NBA

StagioneTeamGPPGAPGRPGSPGBPG
2008/2009Oklahoma City8215.35.34.91.30.2
2009/2010Oklahoma City8216.18.04.91.30.4
2010/2011Oklahoma City8221.98.24.61.90.4
2011/2012Oklahoma City6623.65.54.61.70.3
2012/2013Oklahoma City8223.27.45.21.80.3
2013/2014Oklahoma City4621.86.95.71.90.2
2014/2015Oklahoma City6728.18.67.32.10.2
2015/2016Oklahoma City8023.510.47.82.00.3
2016/2017Oklahoma City8131.610.410.71.60.4
2017/2018Oklahoma City8025.410.310.11.80.3
2018/2019Oklahoma City7322.910.711.11.90.5
2019/2020Houston5327.57.08.01.70.3

Tweets

Advertisement
Advertisement
Advertisement

Altri in