Seguici su

Primo Piano

NBA Rookie Ladder 2023 – Episodio 2

Conferme, new entry, saliscendi. La fotografia del momento dei rookie NBA, con il Natale all’orizzonte

Siamo entrati nell’ultimo mese dell’anno, ma la corsa delle matricole NBA verso il premio di Rookie of The Year non è che alle battute iniziali. Senza ulteriori indugi scorriamo quindi la classifica di questo secondo appuntamento con la rubrica dedicata alla Draft Class 2022, tra conferme e new entry che forse, chissà, potrebbero restare a lungo.

* I dati citati in quest’episodio sono aggiornati al 12 dicembre 2022.

 

 1. Paolo Banchero (=)

Fino all’ultimo siamo rimasti indecisi se lasciare il primo posto della nostra Rookie Ladder a Paolo Banchero oppure a Bennedict Mathurin. Ma alla fine la spunta ancora una volta il giocatore dei Magic.

A metà novembre ha infatti saltato diverse partite per infortunio, ma quando è rientrato è tornato sui numeri ai quali ci aveva abituato nel suo primo mese NBA. 19.8 punti di media dall’ultima Ladder, e l’ormai solita sicurezza con la quale si fa carico dell’attacco della squadra, portando i Magic a tre vittorie di fila, l’ultima delle quali arrivata con una doppia doppia da 20 punti e 12 rimbalzi.

Eppure ci sono un paio di criticità che potrebbero fargli perdere la prima posizione: fatica ancora dalla lunga distanza (25.2% nell’ultimo mese), mentre ha diminuito il suo apporto a rimbalzo (5.4 di media nel mese, due in meno rispetto a quello precedente). Lui dice di non aver ancora recuperato l’esplosività pre-infortunio, ma staremo a vedere cosa succederà nel resto di dicembre.

 

2. Bennedict Mathurin (=)

Per pochissimo non si prende il primo posto della Rookie Ladder. Soprattutto, a fine novembre è stato nominato Rookie of the Month, un riconoscimento che sa di affermazione.

Ma proprio quando Banchero è rientrato dal suo infortunio, Mathurin ha mostrato qualche segnale di rallentamento: la sua produzione offensiva è calata a 16.3 punti (erano 20.4 al mese precedente), frutto di un rivedibile 27.8% dalla lunga distanza (era oltre il 40% a inizio stagione).

Nonostante questo, il giocatore dei Pacers ha carisma da vendere: 15 partite su 16 in doppia cifra, di cui 5 oltre quota 20, il tutto partendo solamente una volta in quintetto titolare. Ha inoltre limitato le palle perse, fermandosi a 1.5 per serata (lo scorso mese erano 2.5).

 

3. Jaden Ivey ( =)

Se il premio di Rookie of the Year sembra una gara a due tra Banchero e Mathurin, Jaden Ivey si conferma al terzo posto della nostra speciale classifica.

Quello di Detroit è un prospetto davvero interessante: oltre 15 punti di media nell’ultimo mese, andando in doppia cifra in 13 partite su 14. Approfittando dell’assenza di Cade Cunningham, ha segnato almeno 17 punti in cinque partite di fila a metà novembre, con un career-high di 26 punti, destinato secondo noi a essere superato molto presto.

Se mette a posto il tiro, allora può riaprire il discorso di Matricola dell’Anno: un 40% scarso dal campo (37.5% tra metà novembre e metà dicembre) è poca roba rispetto ai due che lo precedono.

 

4. Jabari Smith (↑ 1)

Jabari Smith Jr. guadagna una posizione dall’ultimo mese grazie a una qualità che non si trova spesso in una matricola NBA: la costanza. E come ci diceva sempre George Russell nel 2019, se si vuole andare lontano consistency is key.

A novembre ha giocato tutte le partite tranne in un’occasione, partendo sempre in quintetto titolare. È andato in doppia cifra in nove occasioni su 14, fermandosi a 9 punti in altre due. Ha scollinato quota 20 punti in tre partite, mantenendo una media di 13.3 punti a serata nel mese, tirando con un ottimo 40.7% dalla lunga distanza. Inoltre, è molto presente a rimbalzo: ne ha catturati 15 il 12 novembre scorso, ed è finito in doppia doppia in un paio di occasioni. Il risultato è una media di 7.5 rimbalzi nel mese.

Insomma, in una Houston senza troppe pretese Jabari Smith Jr. sta avendo modo di mettersi in mostra, mantenendo il suo posto tra i primi cinque rookie per il secondo mese di fila. Dovesse continuare così l’inclusione nell’All-Rookie Team non gliela toglierà nessuno.

 

5. Jalen Williams (↑ 5)

Una decina di giorni fa, dopo aver aggiornato il proprio career high a quota 27 punti segnati, contro i San Antonio Spurs (11-15 al tiro), Jalen Williams è stato proclamato NBA Rookie of the Month nella Western Conference per il periodo ottobre-novembre. In continuità con  l’ascesa di performance che aveva visto protagonista Josh Giddey prima dell’infortunio nella passata stagione, OKC si è assicurata la miglior matricola a roster in cinque delle ultime sei occasioni.

Williams, che pure occupa il 6° posto per scoring tra i giocatori al primo anno (10.6 punti di media nel momento in cui scriviamo), non ha bisogno di performance fuori dallo spartito per lasciare la sua impronta sul match. A tal proposito appare esemplificativa la gara contro i Timberwolves del 4 dicembre: con Shai Gilgeous Alexander a riposo all’inizio del quarto periodo, nello spazio di tre minuti e mezzo l’ex Santa Clara University ha contribuito con un canestro o assist a 14 dei 18 punti di squadra. Un parziale utile a ribaltare il punteggio in favore dei Thunder e valso alla franchigia il 10° successo in stagione.

 

Oklahoma City continuerà probabilmente in linea di galleggiamento tenendo a portata la zona Play-in. Discorso diverso per Williams: entrato in Top 5, può ambire a un ulteriore balzo in classifica.

 

6. Jeremy Sochan (↑ 1)

Gli Spurs stanno riscrivendo record negativi dell’era Popovich e i riflettori NBA non sono certo puntati su San Antonio, Texas. Ciò detto, al di là di un contesto squadra attualmente tutt’altro che esaltante, Sochan è riuscito a confermarsi su buoni standard, migliorando addirittura di una posizione rispetto all’episodio precedente.

Il motivo è presto spiegato: agli occhi di chi scrive la personalità debordante del numero 10 neroargento non può passare inosservata. Provate voi ad andare a pizzicare il capezzolo di Steven Adams nel finale di una partita punto a punto uscendone indenni. Un premio al coraggio, in attesa di tempi migliori.

 

7. Tari Eason (↑ 2)

Per un rookie la consapevolezza del proprio ruolo in un roster NBA fa la differenza al pari della fiducia nei mezzi fisici e atletici di cui dispone. L’efficacia della combinazione è dimostrata da Tari Eason, che facilita come non mai il compito del coaching staff dei Rockets. Il mic drop che meglio descrive i suoi primi due mesi mal contati nella lega arriva da Stephen Silas:

“È al posto giusto per la maggior parte del tempo. Se si trova fuori posizione, c’è un motivo: chiuderà l’azione con una [palla] ruabata o un rimbalzo”.

Impressioni confermate dai numeri dato che Eason primeggia tra le matricole per recuperi a partita (1.3, 19° dato NBA) e deflections parametrate sui  36′ (4.8).

In chiusura menzione d’onore per la doppia doppia mandata a referto contro gli Warriors, la prima in carriera. Una losing effort che ha scaldato mamma Teroya (@MOMSTER) su Twitter .

“Dobbiamo smetterla di far esaltare giocatori con tiro da tre nella media. Perché passano da Shaq a pistol Pete quando giocano contro di noi? Ne ho abbastanza! 

Dire che non ha digerito la sconfitta pare eufemismo. Per scoprire se e come futuri sfoghi incideranno sul rendimento del figlio, l’appuntamento è rimandato al prossimo episodio.

…  To be continued

 

8.  Andrew Nembhard (↑ 3)

Andrew Nembhard si guadagna la posizione numero 8 grazie a questo tiro allo scadere con le mani in faccia contro LAL:

E potremmo anche chiudere qua e passare alla prossima posizione.

Ma a ben vedere, come possiamo ignorare i 31 punti e 13 assist contro Golden State? Come possiamo ignorare il 42.9% di realizzazione da tre punti dall’ultima Rookie Ladder? Ecco, semplicemente non possiamo.

Ed è assurdo pensare che Nembhard sia solamente il secondo rookie dei Pacers, dietro a Mathurin. Eppure con lui a pieno regime le sirene del League Pass Alert suonano spiegate per Indiana. Vediamo se il prossimo mese il numero 2 riuscirà a mantenere la sua nuova posizione in Top-10.

 

9. Keegan Murray (↓ 5)

Non ce ne vogliano i Kings, ma Keegan Murray scende di qualche posizione, rischiando addirittura di uscire dai primi 10 rookie. Il motivo è presto detto: una seconda metà di novembre da 8.2 punti con il 32.9% dal campo e il 23.3% è un po’ poco per mantenere il ritmo di una concorrenza agguerrita.

Si salva solamente grazie a un ottimo avvio di dicembre, con il quale può rilanciarsi per tornare tra i primi 5 e assicurarsi un posto nell’All-Rookie Team a fine stagione: 17 punti di media con il 54% dal campo e il 51.4% da tre punti sono un ottimo comeback. Keegan, facciamo che quello di novembre era solo uno scherzo e ora manterrai questi numeri?

 

10. Jalen Duren (↓ 2)

Ancora teenager, nonché prospetto più giovane della Draft Class 2022, il 18 novembre scorso Jalen Duren ha compiuto 19 anni. Nella stessa serata, in occasione della sfida tra Pistons e Lakers, ha visto sfumare solo temporaneamente un curioso primato: ad oggi infatti è lui l’unico atleta nato dopo il debutto NBA di LeBron James ad aver “affrontato” il nativo di Akron, Ohio, sul parquet. A proposito, solo poche ore fa, nella notte italiana tra domenica 10 e lunedì 11, è andato in scena a Motor City il secondo ed ultimo incrocio stagionale tra le squadre. Duren è reduce tra le altre cose da un paio doppie doppie consecutive, contro New Orleans (12 punti, 13 rimbalzi) e Memphis (10 punti, 12 rimbalzi e prima partenza in quintetto). Atletismo e fisicità straripanti lo rendono una macchina da highlight. Minaccia costante anche lontano dal ferro, per le capacità di ricezione sui lob, Duren difenderà con la stessa grinta la Top 10 della classifica.

 

Precedente1 di 3
Clicca per commentare

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Advertisement
Advertisement
Advertisement

Altri in Primo Piano