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Road to NBA Draft 2019: Kevin Porter Jr.

Dopo una stagione non irresistibile a USC, Kevin Porter Jr. si presenta come uno dei diamanti grezzi di questo Draft: un progetto a lungo termine che potrebbe anche finire in Lottery

Squadra: USC (Freshman)

Ruolo: Guard

2018-19 Stats Per Game

Pts TotRebs DefRebs OffRebs Asts Stls Blks FG% 3pts FG% Ft%
9.5 4.0 3.0 1.0 1.4 0.8 0.5 47.1 41.2 52.2

2018-19 Advanced

Ast% Reb% OffReb% DefReb% TO% Usg% Blk% eFG% TS%
12.0 10.0 4.8 15.0 17.9 23.3 2.6 56.1 55.9

 

Una delle tendenze consolidate nelle ultime stagioni è la costante perdita di valore del concetto di prospetto NBA Ready. Una tale etichetta è sempre più sfuggente e fallace, visto che la pallacanestro NCAA e quella giocata al livello superiore si presentano come sempre più marcatamente distanti per ritmo, tempi di giocata e situazioni di gioco ricorrenti.

Proprio alla luce di tale differenza abbiamo assistito con crescente frequenza a giocatori marchiati come NBA Ready che poi non hanno mai mantenuto le aspettative in senso assoluto (pensate ai clamorosi casi di Johnny Flynn e Jimmer Fredette) o, al contrario, a giocatori dal grande potenziale che hanno avuto un impatto con la NBA immediatamentente migliore di quello che avevano avuto con la pallacanestro collegiale (come ad esempio successo a Russell Westbrook).

Tra questi due poli opposti si situa, poi, chi con un trascorso universitario tutto sommato “normale” si è mostrato capace di grandi exploit a livello NBA dopo un paio di stagioni di apprendimento (Jimmy Butler).

Ogni analisi su Kevin Porter Jr. deve partire di qui: il prodotto di USC, infatti, non è un prospetto che promette di dare immediatamente un apporto sostazioso a livello NBA ma, alla lunga, potrebbe diventare un giocatore migliore di tanti altri membri di questa Draft Class. A patto, però, che chi lo scelga abbia pazienza con lui.

Punti di Forza

Ciò che più impressiona guardando giocare Porter è la sua faccia tosta. Pur essendo partito solo quattro volte in quintetto nel corso della sua unica stagione a USC e avendo giocato in media 22 minuti a notte, l’ormai ex numero 4 dei Trojans non ha mai mostrato alcuna titubanza nel provare a portare il proprio contributo: che si trattasse di prendere tiri in catch-and-shoot, imbastire uno contro uno prolungati o mettere in mostra accelerazioni in campo aperto contro le braccia protese dei difensori, Porter ha sempre provato a interpretare la partita a suo modo.

Soprattutto la sua abilità di crearsi un tiro risulta davvero intrigante per gli scout NBA: ha un ottimo repertorio di crossover e step-back, con i quali crea separazione e apre una breccia per poter prendere un tiro che, come Doncic e Harden insegnano, sta diventando sempre più importante nella NBA moderna. Questa capacità di crearsi uno spiraglio per il jumper è ancor più importante vista la sua meccanica di tiro che, malgrado produca spesso conclusioni morbide, parte troppo dal basso e ha bisogno di separazione per risultare efficiente.

Sia da due che da distanza NBA, il movimento è pienamente nelle sue corde.

Non è un caso, dunque, che la cifra più impressionante da lui costruita nella scorsa stagione, il 41.2% da tre punti a fronte di oltre 3 conclusioni a gara, derivi principalmente da situazioni di tiro sugli scarichi o in uscita dai blocchi: occasioni in cui lui riceve con un chiaro vantaggio sul diretto difensore e può lasciar partire la conclusione con la giusta fluidità, senza preoccuparsi direttamente di consolidare la sua separazione dall’avversario.

Sia in uscita dai blocchi che in catch-and-shoot sembra poter fornire buone garanzie a livello NBA.

Con un gioco perimetrale così interessante, si spalancano anche le prospettive di sviluppo per il resto del suo gioco. Se la difesa effettua dei close-out in emergenza su di lui, Porter dispone dei mezzi fisici e atletici per punirle: 198 cm di altezza, 210 cm di wingspan e un fisico solido e potente (sfiora i 100 kg) che non ha paura di usare nel traffico per concludere al ferro, anche dopo tanti repentini cambi di direzione.

Tutto ciò in transizione risulta, chiaramente, amplificato.

Queste dimensioni, che lo rendono anche un rimbalzista con ottimo potenziale, se congiunte a un po’ di lavoro e soprattutto alla giusta voglia, possono senza dubbio aiutarlo a sviluppare un gioco difensivo di buon livello che potrebbe donare tutta un’altra dimensione al suo gioco NBA.

La forza fisica e la verticalità, come vedete, non mancano.

 

Punti Deboli

Chiaramente, un giocatore dall’approccio così estremo, non può che celare delle red flags piuttosto evidenti.

Primo aspetto da valutare dal suo gioco è la reale consistenza del suo tiro: supera a mala pena il 50% in lunetta e, valutando complessivamente la sua tendenza a prendere dei tiri forzati, una meccanica non perfetta può portare la sua efficienza a calare vistosamente.

Come vedete, creare separazione è fondamentale per lui. Nella prima azione anticipa il tiro forzando su una gamba pur di sfruttare lo spazio creatosi, mentre nella seconda azione, non riuscendoci, viene completamente mangiato dal difensore.

Se questo dovesse avvenire, il suo apporto complessivo al team che dovesse sceglierlo potrebbe decisamente calare: al momento, infatti, non dispone assolutamente di un decision making sufficiente per riuscire a risultare un fattore a livello NBA e, di conseguenza, anche il suo passing game è carente, per non dire quasi completamente inesistente.

La scelta corretta in questo caso sarebbe arrestarsi e servire il pop, non forzare uno split complesso in spazi semi-impossibili.

 

Dritto sulle gambe e con sufficienza: tecnica e atteggiamento da limare.

La sua sicurezza nei propri mezzi spesso si traduce in una selezione di tiro rivedibile e, se non dovesse trovare il modo di punire le scelte che la difesa effettua su di lui, potrebbe ritrovarsi a essere l’ennesimo talento offensivo incompiuto approdato con troppo anticipo nella lega.

Tiro da tre forzato in step-back dopo solo 6 secondi dall’inizio dell’azione, sul più 5 per i suoi a 5 minuti e mezzo dalla fine del primo tempo: esattamente perché?

Upside

L’upside è uno degli aspetti più intriganti nell’analisi di questo prospetto: sappiamo che nella NBA moderna gli scorer 1 vs 1 di quel livello e con quell’atletismo fanno sempre comodo ma, allo stesso tempo, avere quell’unica dimensione nel proprio arsenale non è garanzia di successo nella lega cestistica più competitiva al mondo.

Inoltre, le contraddizioni che provengono dai suoi numeri al tiro non possono che aggiungere dubbi sulla sua reale dimensione: la vera qualità nella mano di Porter è quella che gli permette di tirare con il 41% da tre o quella che lo porta a superare a mala pena il 50% in lunetta?

A livello di talento purissimo senza dubbio il prodotto di USC può ambire a un importante ruolo anche a livello NBA: tutto dipenderà da chi si troverà a plasmarlo, instradando il suo gioco verso la completezza.

La sua etica del lavoro e le interviste pre-draft intente a scoprire il suo grado di maturità faranno il resto: senza la giusta voglia di competere e lavorare su sé stesso, Porter Jr. potrebbe essere l’ennesimo talento non compiuto incapace di scegliere il momento in cui fare il grande salto.

Draft Projection

Come per tantissimi prospetti di questo Draft, Kevin Porter Jr. non ha una posizione ben definita all’interno dei vari Mock: la sua prospettiva varia da una possibile scelta in lottery, magari con la 13 in possesso dei Miami Heat o la 14 dei Boston Celtics, fino alla fine del primo giro, dove potrebbe finire in squadre che, per la necessità di dover competere, non potrebbero riservargli un posto sicuro all’interno della rotazione e potrebbero tarparne la crescita. Tra le scelte più intriganti al di fuori della Lottery per lui potrebbe esserci la 16 di Orlando -che dispone di un core giovane nel quale potrebbe completare un back-court dalle straordinarie ma difficili promesse con Markelle Fultz- o la 26 di Cleveland, che potrebbe affiancarlo alla quinta scelta assoluta e a Collin Sexton per costruire una rinascita lenta ma di buone speranze.

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