Seguici su

Cleveland Cavaliers

2018 NBA Finals: analisi e pagelle di Gara 2

Gara 2 delle NBA Finals ci ha presentato i primi aggiustamenti da parte dei due coach. Il risultato è stato un match che si è svolto su binari piuttosto diversi dalla prima partita della serie.

LE PAGELLE

Top Performers

LeBron James: i suoi sprazzi di onnipotenza cestistica non vengono meno ma, dopo una Gara 1 di quel tipo, era lecito attendersi una performance più “normale” di The King. Sempre che possa mai essere ritenuta normale una prova da 29 punti, 9 rimbalzi, 13 assist e 2 stoppate. Questo dovrebbe farci riflettere sulla sua capacità di rimodulare i nostri parametri valutativi. Voto 8+.

Kevin Love: complessivamente fa una gara decisamente meno solida che in Gara 1. In difesa è stato puntato e punito per tutta la gara. In attacco, però, si è mostrato ancora una volta importante nelle vesti di seconda bocca da fuoco. Il suo terzo quarto offensivo è una delle ragioni principali per le quali Cleveland non ha ceduto il passo prima nel corso della gara. Voto 6+.

Kevin Durant: dopo una Gara 1 difficile al tiro ma firmata nei momenti decisivi, KD marchia a fuoco Gara 2 di queste Finals mostrando una versione ecumenica di sè stesso. Letale nel punire i mismatch e sempre attento a concretizzare i vantaggi per i compagni, chiude con le stesse cifre di Gara 1, questa volta frutto di un eccellente 71.4% al tiro. Voto 8.

Klay Thompson: tanti dei tiri pesanti per ricacciare indietro i tentativi di rimonta di Cleveland li ha piazzati lui. Chirurgico e iper efficiente nel collocare i suoi 20 punti con 13 tiri. Il suo agonismo nelle due metà campo è una delle armi che rende questi Warriors davvero ingiocabili. Voto 8-.

Draymond Green: differentemente da Gara 1, non ha messo alcun tiro pesante da oltre l’arco ma anche su questa gara c’è il suo zampino. Un tap-in dal grande peso specifico, un’enorme attenzione difensiva per tutta la gara e il solito tabellino completo (anche se non sfavillante come in gara 1) non possono che comporre ancora una volta un quadro positivo per il barometro degli Warriors, che chiude anche con +19 di Plus/Minus. Voto 7.

Flop Performers

Kyle Korver: come sottolinea a più riprese Flavio Tranquillo, la sua serie non è ancora iniziata. Troppo incostante, non necessariamente per suoi demeriti, il suo contributo in difesa. Troppo lontano dal poter lasciare il segno in attacco. Il peggior Plus/Minus dei suoi (-18) è il suo. Voto 4.5.

Jordan Bell: malgrado l’idea di coach Kerr sia quella di tenerlo in campo per diversi minuti, sfruttando il suo dinamismo nelle due metà campo, il prodotto di Oregon riesce a sporcare il foglio in più occasioni, soprattutto quando rischia di complicare il finale di terzo quarto per i suoi con un fallo prima che la palla venisse rimessa in campo. Voto 5.

Nick Young: il suo ruolo in campo è quello di scoccare ogni conclusione perimetrale che gli passi per le mani, lo sappiamo. Nel corso della serie, però, vanta un solo canestro fin qui, da due. In questa gara non è riuscito a sbloccarsi nemmeno nel garbage time. Non è un caso sia rimasto in campo anche nel tempo-spazzatura: sarebbe stato utile per coach Kerr che si sbloccasse. Qualche sua tripla non contestata potrebbe tornare utile nel prosieguo delle Finals. Voto 4.5.

Honorable Mentions

JaVale McGee & Shaun Livingston: la scelta di coach Kerr di piazzare McGee in quintetto è una delle chiavi di questa Gara 2. Il prodotto di Nevada ha risposto con 12 punti senza errori al tiro e con una presenza continua della sua metà campo, tangibile grazie alle deflections e alle traiettorie forzatamente cambiate dai tiri dei Cavs quando se lo sono trovati davanti. Livinsgton, da parte sua, deve ancora sbagliare un tiro nella serie malgrado, spesso, sia chiamato anche a prendere conclusioni pesanti. Voto 7 per entrambi.

 

Tristan Thompson & George Hill: dopo Love, i Cavs con il miglior apporto nella metà campo offensiva a seguito di King James. Il primo, come al solito, è stato prezioso per la sua presenza nel pitturato e a rimbalzo offensivo (ne ha catturati 3) ma non ha potuto giocare i momenti decisivi della gara a causa della sua incompatibilità con i quintetti di Golden State. Il secondo, invece, ha tratto giovamento dalla scelta di Lue di coinvolgere maggiormente gli esterni a inizio partita e si è anche arrangiato in difesa quando coinvolto sui mismatch. Voto 6.5 per entrambi.

Key Player: Stephen Curry

Non solo giocatore chiave, ma anche miglior giocatore in campo. Dopo questa gara 2, Steph Curry si presenta fortemente a noi tutti come il principale candidato al titolo di MVP delle Finals, dopo esser stato decisivo per i suoi in entrambe le vittorie casalinghe che hanno aperto questa serie. Dalle sue mani passa grossa parte della sfera emotiva di Golden State e il suo quarto quarto lo dimostra: è passato da un momento di difficoltà al dominio della partita nello spazio di due possessi, coincidenti con le due triple che hanno dato il via definitivo alla fuga degli Warriors, dopo un buona parte di secondo tempo passata a ricacciare indietro i Cavs. 33 punti, 7 rimbalzi, 8 assist, il record di triple segnate per una gara di Finals e il +19 di Plus/Minus dicono, poi, il resto. Voto 9.

Play of the Night

Se le due triple consecutive pocanzi esaminate rappresentano la summa della legacy di Golden State spiegata da una combinazione di fattori tecnici e psicologici, questa tripla sembra attraversata da quel forte senso di ineluttabilità che permea i Golden State Warriors e, più nello specifico Steph Curry, negli ultimi anni. La palla, come spesso avviene per la squadra di Steve Kerr, passa dal post basso per creare un vantaggio che verrà poi consolidato sul perimetro. In questo caso, però, qualcosa rischia di andare storto: la sfera non viene controllata da Curry che apparentemente litiga col palleggio, fuoriuscendo dall’arco. Il numero 30 riacquista la maniglia della palla andando due volte dietro la schiena. Mentre Curry si allontana da canestro, i 24 secondi sono quasi scaduti. Con qualsiasi altro giocatore al mondo probabilmente staremmo parlando di una palla persa. E invece, il prodotto di Davidson mette un canestro insensato da 8 metri sulla sirena che taglia definitivamente le gambe ai Cavs, portandoli sul -14. Esiste un’azione capace di inquadrare meglio il senso di impotenza che, spesso, provano gli avversari degli Warriors da quattro anni a questa parte?

https://twitter.com/warriors/status/1003461851227697152

2 di 2Successivo
Clicca per commentare

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Advertisement
Advertisement
Advertisement

Altri in Cleveland Cavaliers