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Una dinamo alla conquista del mondo

Ovvero: Donovan Mitchell will rule them all

Una dinamo è una macchina che trasforma lavoro meccanico, ricevuto da una fonte di energia meccanica o da un motore a corrente alternata, in energia elettrica sotto forma di corrente continua.
Il concetto di corrente alternata e corrente continua, nel linguaggio anglosassone, è riassunto dalla sigla straordinariamente orecchiabile “AC/DC“; talmente orecchiabile che una rock band australiana, nel Dicembre del 1973, decise di sceglierla come nome del proprio gruppo. Forse ne avete sentito parlare.

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Gli AC/DC sulla copertina di “Highway To Hell”, 1979

Cosa c’entra questo con la pallacanestro? Ci arriveremo. Adesso concentriamoci sul soggetto principale in questione, una delle migliori sorprese dei primi due mesi scarsi di regular season e del quale, da qualche giorno, sembrano finalmente essersi accorti tutti.

Donovan Mitchell nasce il 7 Settembre 1996 a Elmsford, New York, figlio del papà Donovan Sr. e mamma Nicole. Dopo un’infanzia tranquilla, passata in una famiglia ordinaria e senza storie di padri assenti e notti in strada come – purtroppo – molte tra quelle dei suoi colleghi in NBA, Donovan arriva al liceo già intenzionato a cercare di tirare fuori il massimo possibile dal basket – gioco che fin da piccolo lo ha rapito e che sembra essere l’unico interesse della sua giovane vita (assieme al baseball). Inizialmente la scelta per la high school, il primo vero passo per alimentare le speranze di una carriera tra i pro, ricade sulla Canterbury School di New Milford, Connecticut, nella quale il quattordicenne Mitchell rimane per l’anno da matricola e quello da sophomore praticando entrambi i suoi sport preferiti (anche se con una propensione particolare per quello sul parquet). L’ambiente però non lo conquista mai fino in fondo, il ragazzo non crede che sia la scuola nè la città giusta per lo sviluppo delle sue potenzialità e quindi fa le valigie e si trasferisce a Wolfeboro, New Hampshire.

Trovata una situazione più congeniale alle sue esigenze di totale concentrazione sullo sviluppo del proprio gioco – caratteristica non esattamente banale in un ragazzino alla soglia dei 16 anni – Mitchell arriva alla locale Brewster Academy,  lascia per sempre il baseball e si dedica anima e corpo alla pallacanestro, sfornando per la prima volta nella sua vita statistiche importanti nell’anno da junior: 11.8 punti, 4.6 rimbalzi e 2.1 assist a partita, fondamentali nel raggiungimento da parte della squadra della scuola del record di 33 vittorie e 2 sconfitte, oltre alla vittoria sia del National Prep Championship che del New England Preparatory School Athletic Council AAA Championship.

Giunto al quarto e ultimo anno di high school, Mitchell vive la stagione della consacrazione che gli garantirà una letterale pioggia di offerte per il college; durante la sua ultima stagione liceale, Spida (il suo nickname sui social, ci torneremo più avanti) mette insieme 14.3 punti, 5.7 rimbalzi, 2.4 assist ed 1.8 palle rubate, conducendo nuovamente la squadra alla vittoria del National Prep Championship con il record di 33-1. Secondo la rivista Scout.com, Mitchell arriva al college come 17esimo miglior talento della nazione, secondo tra le guardie dietro al solo Malik Monk.

 

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Mitchell durante l’anno da senior alla Brewster Academy, nel 2015 (Inside The Hall)

Quando arriva il momento di scegliere il college, la fila per accaparrarsi questa trottola di un metro e novanta scarsi è lunghissima, e alla porta ci sono scuole del calibro di Florida, Indiana, Uconn, Marquette, St John’s e Wichita State. A convincere Donovan, però, non possono che essere i Louisville Cardinals di Rick Pitino, che gli offrono una squadra e possibilità di mettersi in mostra a livello nazionale che in ben pochi possono eguagliare.

Continuando sulla falsa riga del liceo, però, anche al college l’inizio non è dei migliori per Spida, che fatica tantissimo a prendere le misure con il nuovo tipo di pallacanestro che si trova di fronte e non ha a disposizione il minutaggio necessario per dimostrare il proprio valore. Al termine dell’anno da freshman le medie parlano di 7.4 punti, 3.4 rimbalzi e 1.7 assist con il 25% al tiro da 3 e la pericolosa etichetta di giocatore a metà tra guardia super-atletica e catch-and-shoot guard. Il coaching staff dei Cards comincia ad avere dubbi sul reale valore di Mitchell, arrivato come potenziale stella della squadra ma incapace anche solo di avere un impatto sul college basket; ma Donovan sa di poter diventare arrivare tra i pro, e, con l’arrivo del secondo anno, esplode.

Nel 2016-17 il suo minutaggio passa da 19 a 32, i punti a partita diventano 15.6, i rimbalzi 4.9 e gli assist 2.7, la percentuale da 3 punti si alza fino a un pericoloso 35% e migliora anche quella ai tiri liberi, dal 75% all’80% (non proprio spiccioli,
pensando che di mezzo ci sono solamente 12 mesi). Mitchell è diventato una macchina da highlights.

 

Durante il secondo anno sotto Pittino le qualità della guardia di Elmsford cominciano a delinearsi chiaramente, e ci rivelano un giocatore capace di unire un atletismo poco connesso alla logica – le dimensioni dei suoi quadricipiti sono smisurate rispetto al resto del corpo, e gli permettono di raggiungere altezze irreali in volo – a un tiro da 3 punti la cui meccanica non risulta del tutto naturale – segno di tanto, tantissimo lavoro in palestra con i tecnici dei Cards – ma tremendamente efficace. Mitchell si rivela anche un difensore invidiabile nell’1vs1 contro i pari ruolo, grazie alla grande rapidità e capacità di scivolamento annessa a un’apertura alare impressionante che lo rende un ragno sulle linee di passaggio, un vero Spidaman (è alto 191 centimetri, ma quando stende le braccia, da mano a mano di centimetri in mezzo ce ne sono 208).

La sua straordinaria annata da sophomore non si traduce in una buona stagione per Louisville, fuori già al secondo turno del torneo NCAA, ma per Mitchell è arrivato il momento di fare il grande salto verso l’NBA. Nonostante il talento cristallino gli scout hanno dubbi sul ragazzo, considerato “a ragion veduta” troppo basso per fare la shooting guard tra i grandi, dove alcuni tra i suoi pari ruolo sfiorano i due metri di altezza. In più, l’esplosione durante l’anno di altri giocatori come Lonzo Ball, Markelle Fultz e Jayson Tatum fa calare l’hype verso Spida, sempre considerato come uno dei prospetti migliori ma non più un potenziale top 10.

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  1. #12 harper

    12/12/2017 14:17

    Ho visto Mitchell solo una volta, ma l’impressione è stata fortissima, mi è sembrato uno molto pronto, molto sveglio e desideroso di impressionare, ma soprattutto fare bene, crescere. Da rivedere di sicuro per capire. B. Simmons a mio parere è più completo, più forte atleticamente per perdere il titolo di R.of Y., ma i Jazz possono aver fatto il colpo della vita per, in pratica, una chiamata alla 20sima. Certo tutto è da vedere e da sviluppare, ma questo sembra un nome da segnarsi con evidenziatore.

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