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Curiosità

I dieci migliori aneddoti su LeBron James

Quante ne sapete sul Re e sul suo regno? In questo articolo, spazio ai dieci aneddoti meno conosciuti sulla vita di LeBron Raymone James, primo del suo nome

Raramente ci si è trovati davanti ad un atleta tanto forte, quanto discusso. Non sarà mai possibile rimanere indifferenti dinanzi alla grandezza di LeBron Raymone James, dinanzi al peso specifico di ogni sua singola azione o parola. Come accade quasi sempre in questi casi, la schiera di detrattori ed avvocati difensori non smette mai di ingrossarsi e di darsi battaglia, adducendo motivazioni fondate e non, trovando raramente dei punti di incontro.

Noi ci schieriamo con coloro che, seduti comodamente sul proprio divano (con una birra in una mano ed una busta di patatine nell’altra), hanno solo voglia di assistere al cambiamento epocale, alla Rivoluzione partita nel 2003, non volendone intravedere la fine. A differenza di ogni rivoluzione che si rispetti, però, in questo caso non è necessario scegliere una parta con la quale schierarsi.
We are all witnesses. E tanto deve bastarci.

Quelle che troverete di seguito sono dieci curiosità a proposito dell’uomo e del giocatore LeBron James, con la certezza che non si può mai mettere un punto quando si parla di lui. La Storia prosegue oltre le nostre brevi esistenze, e le leggende non potranno mai essere racchiuse nei sottili contorni di un’epoca storica. La loro influenza continuerà ad investire generazioni e generazioni di tifosi. E noi siamo fortunatissimi spettatori, perché potremo dire di aver visto la Storia del Gioco partorire uno dei suoi figli migliori.

 

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10. Primi sintomi di predestinazione

L’atletismo spaventoso e la fisicità aliena di cui può disporre LeBron non li scopriamo certo oggi. La scoperta toccò ad alcuni insegnanti della scuola media da lui frequentata nella natia Akron (Ohio).

Durante una partita di esibizione tra alunni e docenti, infatti, il piccolo LeBron (aveva 13 anni) ricevette palla in contropiede e andò a schiacciare a due mani nel canestro avversario.

Da quel giorno, non avrebbe più smesso, per nostra fortuna (e sfortuna degli avversari, come dimostrato nella prossima scheda).

 

9. Salvate il soldato Damon!

Delle decine di poster appesi nella camera di LeBron, uno dei più belli è indubbiamente quello su cui è raffigurato il malcapitato Damon Jones (all’epoca, guardia dei Miami Heat). Nel caso ve lo foste persi, ecco il capolavoro in questione:

Si vocifera che il giorno dopo aver subito l’atterraggio prepotente sulla propria testa del “Boeing di Akron”, Jones abbia ricevuto 65 chiamate sul proprio numero privato. Ben 35 di quelle 65 telefonate, provenivano da giocatori NBA, intenzionati a burlarsi dello sfortunato collega.

Il trauma fu così forte che l’anno seguente Damon Jones decise di raggiungere LeBron (appena trasferitosi a Miami). Non esclusivamente per aggrapparsi alla sua leadership e provare a vincerci qualcosa assieme.

 

8. Il rapporto con MJ

In pochi sanno che il rapporto tra LeBron ed MJ non è esclusivamente formale o mediatico, e risale ai tempi dell’High School (precisamente all’estate precedente alla stagione da junior di James).

Lo stesso Michael Jordan fu travolto dalle voci riguardanti il baby prodigio di Akron, e decise di avvicinarsi a lui in prima persona, per aiutarlo a limare il suo ancor grezzo talento. In un amen, la vita del giovane LBJ fu sconvolta. Fu invitato, dal suo idolo in persona, a disputare delle amichevoli private a Chicago e ad allenarsi nella palestra di casa Jordan; per mantenere saldi i rapporti anche a distanza, “His Airness” arrivò persino a lasciargli il proprio numero di cellulare. Fu proprio quest’ultimo elemento a rivelarsi fatale per il loro rapporto. LeBron, infatti, commise l’errore di farsi “rubare” il prezioso numero da alcuni suoi amici e compagni di squadra, abusandone. La cosa, ovviamente, non piacque ad MJ.

Il risultato? Cambio immediato di numero di telefono e raffreddamento dei rapporti con LeBron (che ebbe comunque modo di partecipare ad un paio di amichevoli a Chicago).

Non si scherza con la leggenda di Chicago. Soprattutto se questi ti ha dato libero accesso alla sua vita privata.

7. Ulteriore sintomo di predestinazione

Se si pensa alle giocate di LBJ, non possono non saltare agli occhi la sua capacità di concludere con estrema facilità al ferro (con entrambe le mani) e la sua capacità di tagliare a fette qualsiasi difesa, con i suoi passaggi-Caravaggio.

Indubbiamente queste sue qualità sono figlie di ore ed ore passate a lavorare sul ball handling in palestra, ma non solo. Madre Natura, infatti, gli ha servito un assist non da poco, rendendolo ambidestro:  in pochi sanno che LeBron ha l’abitudine di scrivere e mangiare con la mano sinistra; nella pallacanestro, invece, come è noto a tutti, la sua mano prediletta è la destra.

6. Mamma Gloria

La signora Gloria ha sempre ricoperto un ruolo centrale nella vita di suo figlio LeBron Raymone; talvolta nel bene, talvolta nel male. Incaricarsi della crescita di un ragazzino nei sobborghi di Akron, non dev’essere stata cosa facile. Non sono mancati, puntuali come un orologio svizzero, dei segnali di cedimento, dei comportamenti non esattamente consoni a quelli che dovrebbe avere una mamma modello.

Uno degli episodi in questione, risale all’anno in cui il piccolo Bron era iscritto alla quarta elementare. In seguito all’arresto ed alla detenzione in prigione, per una settimana, di mamma Gloria (per crimini minori, come la violazione di domicilio ed il turbamento della quiete pubblica), il giovane LeBron (all’epoca aveva 9 anni) saltò ben 82 giorni di scuola sui 120 totali. La ragione? La troppa vergogna, l’orgoglio, l’incapacità di accettare una situazione così umiliante, in una piccola (e retrograda) realtà come quella di Akron.

5. Call me “Basketball Man”

In pochi sono a conoscenza di questo curioso episodio, avvenuto al termine della prima stagione di high-school di LeBron. Nell’arco di quell’estate, infatti, ebbe uno scatto improvviso di crescita, vedendo aumentare di ben 15 centimetri la sua altezza.

In questo modo, superò di qualche centimetro (arrivò a misurare 2.03 cm) l’altezza del suo idolo MJ, le cui misure erano di 1.98 cm e 98 kg di peso: la perfezione; la cosa non gli piacque affatto, dal momento che la sua venerazione per la Leggenda dei Bulls era tale da portarlo ad una totale emulazione, anche nei minimi particolari. Presentatosi al camp estivo, LeBron rifiutò categoricamente di farsi misurare, adducendo delle motivazioni alquanto peculiari. Secondo la ricostruzione fatta da un giornalista, dichiarò quel giorno:

I don’t want anybody to know my identity, I’m like a superhero: call me “Basketball Man”.

 

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4. #Mentality

In un’intervista rilasciata ad “Huffington Post” nel 2015, coach Dru Joyce II della St. Vincent-St. Mary High School, rese noti alcuni nuovi aneddoti riguardanti il migliore dei suoi allievi: LeBron Raymone James. Il più curioso tra questi, descrive al meglio la durezza mentale e la caparbietà del fenomeno di Akron.

Secondo coach Joyce, dall’età di 10 anni fino al suo ultimo anno di High School (17 anni), LBJ è stato capace di saltare un solo allenamento, lavorando con maggior impegno di qualsiasi altro suo allievo. La ragione per la quale dovette saltare quell’unico allenamento, non era legata a problemi di salute: fu costretto da mamma Gloria a far visita al suo patrigno di allora Eddie Jackson, nell’orario in cui si sarebbe dovuto recare in palestra.

Sempre a proposito della durezza mentale con la quale è stato forgiato (e si è forgiato da sé) LeBron, Joyce riporta un ulteriore aneddoto interessante: per qualsiasi parolaccia o bestemmia proferita durante gli allenamenti, erano previste dieci flessioni punitive.

Il fisico e la mentalità del ragazzo dalla inner city di Akron ringraziano ancora.

3. Jason Kidd come mentore

LeBron ha avuto diverse facce nel corso della sua carriera. Da salvatore della patria, a traditore, a figliol prodigo. In pochi sono a conoscenza della natura del primo LeBron, quand’era un ragazzino pieno di sé (e a tratti arrogante) in uscita dall’High School.

L’allora architetto di Team USA Jerry Colangelo, assieme all’allora coach Mike Krzyzewski, ebbero da ridire riguardo alcuni suoi comportamenti irrispettosi (nei loro confronti ed in quelli di alcuni compagni) durante le Olimpiadi di Atene del 2004 ed i Mondiali del 2006. Inizialmente, la decisione in merito fu quella di escludere il ragazzo dalla selezione di Team USA per le imminenti Olimpiadi del 2008, così da averlo più motivato e consapevole nelle future competizioni. Fu allora che entrò in gioco il deus ex machina Jason Kidd, veterano di lungo corso della nazionale americana.

Questi (in accordo con Colangelo e Coach K) decise di vigilare personalmente sulla condotta di LeBron, che fu convocato appositamente per la FIBA Americas League del 2007. Il risultato fu straordinario. Durante quell’estate, nacque il LeBron uomo e atleta esemplare che siamo abituati a vedere attualmente.

 

2. LeBron contro il sistema

Nonostante l’effettiva validità della “One and done Rule” (che imponeva a qualsiasi atleta di doversi prima diplomare per potersi dichiarare legittimamente al Draft Nba), l’allora fenomeno della St. VincentSt. Mary High School provò a dichiararsi eleggibile per il Draft Nba del 2002, al termine del suo anno da junior, con la speranza che il sistema cadesse sotto i colpi della pressione mediatica (all’epoca i giornali ed il web erano interamente dominati dal suo nome e dalla sua storia). Sfortunatamente, però, in quell’occasione, il Re non riuscì a piegare i suoi “sudditi” al proprio volere.

La ragione per la quale LeBron tentò il grande salto in anticipo è da ricercarsi nei risultati sportivi di quella stagione; quest’ultimo, infatti, era stato capace di condurre il suo liceo sino alla finale del campionato di Division II, uscendone, però, sconfitto.

Credits to: www.accessatlanta.com via Google

Nonostante ciò, al termine della competizione, ricevette il Gatorade National Player of the Year”, grazie al quale potè definitivamente affermarsi come miglior giocatore di pallacanestro dei licei americani. Un po’ per la delusione della sconfitta e la consapevolezza che difficilmente avrebbe potuto vincere il campionato nazionale con una squadra modesta, un po’ per la nuova ondata di ottimismo mediatico venutasi a creare per via del recente riconoscimento, LeBron provò a giocarsi in anticipo la carta Nba, senza successo.
Il mondo intero avrebbe dovuto pazientare un altro anno, prima di veder sbocciare una delle più rosee tra le Rivoluzioni cestistiche.

 

1. Un trono condiviso con MJ

Vent’anni dopo, il legame si è fatto più saldo che mai, diventando quasi indissolubile.
Nonostante la recente frecciata mediatica ai danni di LBJ (posto su un gradino più in basso rispetto a Kobe, per via del numero di titoli vinti), “His Airness” sa che, prima o poi, dovrà fare i conti con il fantasma di Akron (e viceversa ovviamente).

I due sono accomunati da moltissimi elementi. Il più nobile tra questi, è costituito da un record di difficile raggiungimento.

Nel 1992 Michael Jordan conquistò un premio di MVP della Regular Season, un premio di MVP delle Finals ed una medaglia d’oro olimpica; nel 2012, LeBron fu capace di compiere la medesima impresa.

Nessun altro come loro. Nessun altro come il G.O.A.T ed il suo primo contendente.

lebron james

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2 Commenti

2 Comments

  1. Showtime

    21/08/2017 01:28

    L’intro dell’ articolo non lo condivido molto, che James sia un mostro è certo, comunque mi vengono in mente una 20 buoni di giocatori più dominanti di lui, Jordan Kobe shaq magic Bird Duncan Chamberlain robertson Robinson Jabbar li vedo sempre avanti, qualcuno anche di molto…il resto del Contenuto ottimo come al solito

  2. Pingback: I 10 migliori aneddoti su Lebron James - basketnet.it

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