Seguici su

Primo Piano

Messico e U.S.A: Che il basket stia riaprendo le barriere?

Il match di regular season fra San Antonio Spurs e Minnesota Timberwolves che si sarebbe dovuto disputare ieri notte a Mexico City è stato annullato a causa dell’indisponibilità del campo da gioco. Poco prima dell’inizio della partita, infatti, una componente elettrica di un gruppo elettrogeno che alimenta una parte dell’impianto di illuminazione del palazzetto ha subìto un corto circuito causando un incendio . In breve tempo il campo da gioco è stato invaso da una coltre di fumo e, una volta accertata l’inagibilità dell’arena, i giocatori sono stati condotti all’aeroporto. L’organizzatore dei Global Games NBA ha assicurato che tutti i biglietti verranno rimborsati. Intanto la lega sta cercando una nuova data utile per recuperare la partita.

Quella appena trascorsa sarebbe dovuta essere la notte del ritorno di Mexico City sul grande palcoscenico NBA. L’ultima sfida, al di là di quella linea di tremila chilometri che separa gli Stati Uniti dal Messico, fu un derby texano fra gli Houston Rockets e i Dallas Maverick nel lontano 1997, per intenderci la stagione che si concluse con il più famoso tiro della carriera di Michael Jordan e, forse, della lega stessa. Allora ebbero la meglio Hakeem Olajuwon e compagni che, tra l’altro, sei mesi prima uscirono trionfanti da delle Finals dominate contro gli Orlando Magic del giovane Shaquille O’Neal.

Dopo quel 6 dicembre un vuoto di 16 anni. Ancora una volta lo sport ha potuto fare da specchio alla società contemporanea. Il fronte U.S.A-Messico si è scaldato sempre di più e fra politiche immigratorie che si irrigidivano anno dopo anno, il predominio dei Narcos nelle città di confine e, soprattutto, la netta chiusura fisica degli stati americani al cammino dell’ indocumentado messicano, forse, han fatto sì che lo sport dimenticasse il proprio accento centramericano. D’altronde le drastiche misure degli stati di confine contro l’immigrazione clandestina hanno avuto inizio già nel 1994 coi progetti “Hold-the-line” in Texas, “Gatekeeper” in California e “Safeguard” in Arizona, che prevedevano la costruzione di chilometri di barriere lungo il confine, ma, col crescente potere dei narcotrafficanti messicani che hanno via via conquistato il monopolio del traffico mondiale di cocaina dopo la morte del colombiano Pablo Escobar, i rapporti fra le due nazioni si sono raffreddati giorno dopo giorno. L’effettiva efficacia dei progetti anti-immigrazione col passare del tempo è stata messa in dubbio sempre di più e gli stati promotori si sono visti accusare di utilizzare questi metodi come palliativo per poi godere dei benefici dello sfruttamento della manodopera clandestina messicana. Per non parlare del giro di interessi del narcotraffico che ogni anno frutta alla malavita dei due paesi miliardi di dollari di introiti, il Dipartimento di Giustizia Americano, infatti, stima che i guadagni all’ingrosso dalle vendite di droga vadano da 13,6 miliardi a 48,4 miliardi di dollari l’anno. È chiaro come in una situazione così tesa gli interessi puramente sportivi, e quelli economicamente legati allo sport stesso, cerchino altre vie.

La lega NBA non ha più organizzato partite ufficiali in Messico dopo quel Rockets – Mavericks, ma soltanto incontri di preseason. Partnership, certo, ma niente che conti davvero per la loro epica sportiva. Nel secondo decennio degli anni duemila, però, le politiche dei due governi sono mano a mano cambiate. La lotta al narcotraffico da parte del governo messicano ha avuto una drastica escalation nel 2008 con la dichiarazione di guerra ai Narcos da parte del presidente Felipe Calderòn e, di conseguenza, il presidente americano Barack Obama ha annunciato una revisione delle norme sull’immigrazione, nonostante continui la costruzione e la progettazione delle barriere lungo il confine. Il gelo fra i due paesi sembra ormai in via di scioglimento e non è una coincidenza che proprio quest’anno la lega NBA sia tornata a guardare verso sud organizzando un match ufficiale per la prima volta in 16 anni. Forse tutto quello di cui si è parlato fino ad ora non c’entra con l’assenza del grande basket in Messico, forse gli interessi economici in una terra soggiogata dalla morsa dei clan non sono stati più considerati allettanti per un’economia sportiva che negli ultimi anni ha guardato sempre di più ai paesi emergenti dell’Asia. Quello che davvero conta è l’importanza sociale che la partita fra San Antonio Spurs e Minnesota Timberwolves rappresentava sia per una popolazione così vicina e, allo stesso tempo, così diversa, per condizioni e stile di vita, dagli Stati Uniti, sia per una simbolica riconciliazione fra i due paesi.

Clicca per commentare

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Advertisement
Advertisement

Altri in Primo Piano