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Sacramento Kings

I Sacramento Kings stanno per diventare i Seattle SuperSonics! L’accordo è sempre più vicino..

Manca ancora l’ufficialità, ma le notizie trapelate durante la tarda serata americana lasciano ben sperare tutti coloro che auspicano in un rapido ritorno in campo dei Sonics. Da più parti sembra essere ormai questione di ore riguardo al passaggio della franchigia di Sacramento dalla città californiana a Seattle, orfana da 5 lunghi anni del basket che conta, che non vede l’ora di rinverdire i fasti di un passato (neanche troppo lontano) glorioso. L’indiscrezione ufficiale è quella riportata da ProBasketballTalk, la quale paventa la possibilità di un rush finale che si consumerà nelle prossime ore. Da una parte c’è la città di Sacramento (con il sindaco Kevin Johnson in testa) che tentano alla disperata di convincere la famiglia Maloof, proprietaria della squadra, a mantenere la franchigia nella capitale della California, mentre in maniera contrapposta Chris Hansen, gestore di hedge fund per società finanziarie dai capitali miliardari (tra le quali Microsoft), ha annunciato che il tentativo di acquisto sembrerebbe poter avere un buon esito già a partire dalle prossime ore.

Inoltre, secondo quanto riportato dal giornalista Aaron Bruski, sembra esser stato fissato anche il prezzo di vendita della squadra. La famiglia Maloof cederebbe per 525 milioni di dollari il 65% della proprietà della franchigia. In questo modo la cordata di imprenditori di Seattle, entrata in possesso della quota di maggioranza della franchigia, non esiterebbe a riportare l’NBA nella “Emerald City”. E’ già da qualche settimana che circolano insistentemente voci su questo “passaggio di testimone”, come già fatto presente la settimana scorsa da Adrian Wojnarowski di Yahoo Sport, seguito a ruota da Matt Steinmetz di CSN e successivamente da David Aldridge di NBA.com.

A queste previsioni ottimistiche va posto quantomeno un freno. Difatti, qualora vi fosse la conferma definitiva di una trattativa che porterebbe allo spostamento della franchigia, questa decisione sarebbe soggetta al vaglio della NBA’s Board of Governors, cioè una sorta di giuria composta dai 29 proprietari delle restanti squadre NBA che, prima di permettere ogni tipo di transizione o modifica, analizzano la situazione cercando di preservare gli interessi dell’intera lega, che ovviamente passano attraverso l’attento vaglio della competitività e del bacino d’utenza che una franchigia riesce a garantire.

Sotto questo aspetto quindi non dovrebbero esserci dubbi in quanto a Sacramento negli ultimi anni, assieme ai risultati, sono iniziati a scarseggiare anche i tifosi al palazzetto (cosa che in NBA conta, e tanto). Panorama del tutto differente rispetto alla Key Arena (dove si tornerebbe a giocare per i prossimi 2 anni, nell’attesa di ultimare la costruzione di un nuovo impianto) dove da sempre la partecipazione e il calore dei tifosi sono stati il traino dei Sonics. Inoltre una forte e radicata presenza del basket collegiale fa si che, nonostante si configuri come la sedicesima città in quanto a numero di abitanti degli States, essa è la quinta in quanto a rappresentanza come numero di giocatori nella Lega (i dati citati sono di Buffa, direi che ci si può fidare). Il legame tra di loro è fortissimo, proprio com’era l’attaccamento alla maglia e alla squadra da parte dei tifosi (emblema di questo attacamento così radicato è il tatuaggio con la scritta “206”, prefisso telefonico della città dello stato di Washington, che tutti i giocatori di Seattle portano impresso sul proprio corpo). Insomma, pensare ad un ritorno del basket che conta a Seattle non può che far bene all’intera Lega.

Peccato che l’altra controparte, quella californiana, sembra non voler accettare questo stato di cose. A fronte di questo, come ultimo tentativo disperato, a Sacramento sono stati contattati dei gruppi di “heavy hitters” (pezzi grossi insomma), i quali, dichiarandosi grandi conoscitori del mondo NBA, dicono di poter trasformare un mercato stagnante come quello cestistico dei Kings in uno dei top della Lega. Si paventa inoltre l’ipotesi della costruzione di una nuova arena avveniristica che garantirebbe nuovi ed elevati introiti (diciamoci la verità, devi prima portarci la gente al palazzetto e per farlo devi investire sulla squadra e questo non sembra rientrare nei piani nè della nuova nè della vecchia dirigenza a Sacramento).

Ultima e non secondaria questione di cui tener conto è quella legata alla figura di Clayton Bennett, attuale proprietario dei Thunder, il quale nel 2008 pose fine alla vita dei Sonics per trasferire tutto in Oklahoma. Il braccio di ferro e tutte le polemiche che scaturirono da questa decisione sono ancora oggi oggetto di discussione, ma fatto sta che all’epoca la “promessa” che Bennett fece a Schultz, proprietario di Starbucks nonché ex proprietario della franchigia di Seattle, era di provare a mantenere la squadra nella città dello stato di Washington, evitando di trasferirla subito ad Oklahoma City. I fatti dimostrano che questa sorta di “patto” non è stato rispettato e, a fronte di cause e procedure penali, Bennett, qualora non riportasse la franchigia entro il 2013 a Seattle, sarebbe costretto a sborsare un bel gruzzoletto (quantificabile in diverse decine di milioni di dollari). E’ lecito dunque pensare che dietro a tutto questo ci sia quindi anche la spinta da parte del proprietario dei Thunder, che si configurerebbe all’interno della trattativa come il migliore beneficiario dell’affare (anche non prendendone parte direttamente). Tutto questo concorre a non ritenere soltanto una mera e lontana ipotesi la possibilità di un ritorno a “Rain City” (uno delle decine di soprannomi di Seattle).

Il suggestivo quanto auspicabile ritorno dei Sonics sembra essere quindi sempre più vicino. Rinverdire i fasti di Shawn Kemp e Gary Payton sarebbe davvero una sorta di miracolo che diventa realtà per Seattle e per tutti i suoi tifosi sparsi per il mondo. Tifosi che si accontenterebbero anche soltanto di vedere nuovamente accese le luci alla Key Arena, ritrovare le divise verde e oro (una sorta di Brasile del basket in quanto a genio cestistico) calcare nuovamente quel parquet che tante emozioni ha fatto vivere a noi appassionati di questo sport. Agli ultimi draft della propria storia i Sonics scelsero Kevin Durant, Jeff Green e Russell Westbrook. Magari, riuscendo nell’impresa impossibile di draftare qualcosa di simile nei prossimi anni, rivederli ai vertici non sarà soltanto utopia.

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