The Latvian Sensation

The Latvian Sensation

13.3 punti e 9.1 rimbalzi di media nelle prime 17 gare. Phil Jackson e Derek Fisher sorridono, hanno azzeccato la scommessa Porzingis, ma quanto fatto vedere dal rookie potrebbe essere solo la punta dell’iceberg.

Suona quasi come il nome di un profumo. Una fragranza dell’est Europa, quelle special edition che i marchi di cosmesi lanciano sul mercato una o due volte l’anno.  Come nickname non brillerà di fantasia( in italiano sarebbe La Meraviglia Lettone) ma rimane sempre 100 volte più ascoltabile degli altri soprannomi passati al vaglio finora (per il momento un nickname definitivo è ancora in fase di elaborazione). Senza contare che inquadra perfettamente il fenomeno Porzingis (inteso sia come ciò che si manifesta e sia come ciò che sorprende) di queste prime 17 gare NBA.

BIG NUMBERS

29 punti e 11 rimbalzi battendo gli Hornets in casa, il 17 novembre.  Poi il bis, contro Houston. 24 punti, 14 rimbalzi e 7 stoppate. A 20 anni e 110 giorni è diventato il giocatore più giovane di sempre ad aver registrato in una singola partita numeri così alti in tre differenti voci statistiche, superando Shaq e superando Timmy. Da menzionare anche il record nel record  delle 7 stoppate inferte, con le quali Porzingis pareggia Lonnie Shelton, rookie di N.Y.  (che esordì però nella stagione 1976-77.)

Nella gara successiva, altro ventello e doppia-doppia per punti e rimbalzi (20 e 14) e altra vittoria dei Knicks che sconfiggono Miami, stavolta in trasferta. Il record attuale dei Knicks dice 8 vittorie e 9 sconfitte, non una favola, ma già la metà dei successi totalizzati nell’intera scorsa stagione.

Dire che stia andando ben oltre le aspettative sarebbe un eufemismo. Il lungo di Siviglia e il lungo dei Knicks sembrano due giocatori diversi.  Anche gli scout che l’hanno visionato per centinaia di minuti, sono rimasti sbalorditi dalla velocità di sincronizzazione al gioco NBA mostrata dal lettone.

MACCHINA DA RIMBALZI OFFENSIVI

La peculiarità del suo gioco sotto i tabelloni è che di rado esegue il tagliafuori. Non è il lottatore alla Z-bo, non disponde dei glutei di Drummond con cui speronare gli avversari nei pressi del ferro come se fossero le macchine degli autoscontri per conquistare posizione. Ma allora come è possibile che uno così filiforme e senza spaventosi mezzi atletici, catturi 2.8 rimbalzi offensivi a partita?

La combinazione di lunghezza-agilità è la prima risposta. Il fatto che parta spesso e volentieri qualche metro indietro per andare a rimbalzo è la seconda. Non gli serve fare il taglia-fuori a rimbalzo offensivo, perchè tagli fuori gli avversari sovrastandoli.

Tra i centri che hanno collezionato almeno 100 rimbalzi dall’inizio della stagione, Porzingis si trova all’ottavo posto per distanza media dal ferro nel momento in cui prende il rimbalzo( 5.146 piedi, circa un metro e mezzo, secondo NBAsavant.com). Che per un big man è abbastanza lontano. Le putback dunks per cui sta diventando famoso sono soltanto la conseguenza del suo dinamismo.  Se un 2.20 m ti arriva con quella agilità e quel tempismo, partendo anche da 5 m dal ferro per acciuffare la palla al volo, si può fare veramente poco per arginarlo. Vorrebbe dire mandare l’ordine di tagliarlo fuori sistematicamente, anche quando si trova sul perimetro. Il che darebbe vita a curiosi match-up tra  un 7’3”  e l’esterno di turno minimo 20 cm più basso, pronto ad ingaggiare una lotta a rimbalzo già persa in partenza.

Un altro dato interessante è la frequenza con cui prende rimbalzi contestati da due o più avversarsi: il 12.5%, secondo sportVU. Persino più alta di quella di Drummond. Le cifre di Porzingis proiettate sui 36 minuti lo darebbero come un Gasol( Pau) potenziato: 17.6 punti, 11.9 rimbalzi e 2.4 stoppate.

I Knicks, con un frontcourt composto da Porzingis-Lopez-O’Quinn formano un tridente devastante a rimbalzo offensivo, uno dei più potenti della lega in questo specifico frangente. Di squadra, i Knicks contestano  il 43.8% dei rimbalzi offensivi disponibili, secondo nyloncalculus.com, significa che provano a catturare quasi la metà dei palloni sui tiri sbagliati dagli avversarsi. In pratica, lottano.

 COSA FA IN ATTACCO

La sua silhouette, vedendolo arrivare nella metà campo offensiva, può far trasparire un po’ di goffaggine. Allampanato, quasi ciondolante, non è il ritratto della pericolosità. Ma appena entra nell’attacco ci si rende conto dei vari modi con cui può fare male alle difese. Può iniziare dal post alto e giocare in isolamento, può aprirsi sul perimetro per il tiro da tre  e può fare uno o due palleggi extra dal gomito per avvicinarsi al ferro ed eseguire un samigancio. Il tutto con una pulizia di movimento inverosimile. La sensibilità dei polpastrelli quando rilascia il pallone è quella di una guardia tiratrice.

Per il momento gli è stato chiesto poche volte di costruirsi il tiro da solo. Secondo Basketball-Reference.com, è stato servito il 61% delle volte per tiri da 2 punti e per ogni singola conclusione da oltre l’arco. Detta così, sembra che Porzingis abbia qualche difficoltà a crearsi un tiro di sua iniziativa. Ma la chiave di lettura è un’altra: i Knicks stanno lavorando per metterlo nella migliore condizione possibile per prendere tiri di alta qualità (alla luce delle sue caratteristiche). E’ incoraggiante vederli scommetere su un rookie, come non facevano dai tempi di Gallinari (altra scelta al draft rumorosamente fischiata dai tifosi gialloblu). Senza contare che i tiri presi su potenziali assist pagano generalmente di più di quelli creati in prima persona.

Porzingis tenta 11.7 tiri a partita, 4.7 di questi sono presi in situazioni di catch-and-shoot, secondo SportVU, che non converte con percentuali stellari, ma è comunque positivo che venga cercato così spesso.

I Knicks hanno dato abbastanza carta bianca al lettone, al punto da farlo occasionalmente uscire dallo spartito della triangle offense in modo da dare subito impulso all’attacco. Come? Per esempio portandogli blocchi su transizione già avviata per colpire subito la difesa, prima che si schieri.

C’è ancora molto da limare. Da tre non sta tirando in maniera così scintillante e con qualche finta in più sotto canestro potrebbe aggiudicarsi più azioni da tre punti completate. Inoltre il rilascio di tiro si può velocizzare, ai playoffs le difese non ci mettono tanto ad adeguarsi ad una meccanica così lenta. Tuttavia, il pacchetto offensivo del lettone è qualcosa di strabiliante già da ora, ha pure cominciato a mimare movenze di  big come Durant o Nowitzki.

 

“Mi piace perchè è un grandissimo realizzatore (riferendosi a KD NDR) ed è magro come me”

 

ha dichiarato Porzingis. Questa estate si è allenato parecchio con Melo per aggiungere qualche nuovo movimento in post, tra cui una versione più lenta del “Dream Shake” di Olajuwon.  Il passo ulteriore sarà dare solidità a questo repertorio estesissimo, per un lungo al primo anno.

COSA FA IN DIFESA

Il suo contributo nella propria metà campo si legge nei 6.1 punti in meno concessi ( su 100 possessi) quando lui è in campo.  Protegge bene il ferro, concedendo il 50% agli avversarsi che tirano entro i 6 piedi di distanza dal ferro, ma cosa più importante peggiora le percentuali degli avversarsi da praticamente ogni zona del campo:

defensive impact porz

Lontano dalla palla e in situazioni di 1on1 non è propriamente il meglio che si possa avere, ma è il giocatore ideale quando messo al fianco di un vero “mastino” difensivo come Robin Lopez. In questo caso può rendere al meglio da seconda linea, sullo scivolamente di Lopez arrivado in aiuto dal lato debole per cancellare il tiro a chi si avventura nella restricted area.

IL RAPPORTO CON MELO

Tra l’attuale giocatore franchigia dei Knicks e colui che potrebbe diventarlo tra una manciata di anni si è instaurato già dalle prime sessioni di training camp un ottimo feeling.

“Sapevo che sarebbe stato buono dalla prima volta che ci siamo incontrati questa estate” ha detto recentemente Anthony a espn.com

Nella sua carriera ha avuto diversi lunghi come compagni di squadra con cui si è trovato bene, da Kenyon Martin, fino ad Amare Stoudemire, ma con l’arrivo di Porzingis l’impressione è che abbia scovato il 5 ideale. Un giocatore come il lettone gli consente di fiatare qualche possesso in più in attacco, cedendogli una minima porzione delle sue responsabilità offensive e potendo mostrare discrete capacità in veste di point forward, imbeccando proprio Porzingis.

“Nel momento in cui siamo in campo, possiamo scambiarci di posizione, ci sentiamo perfettamente a nostro agio. Giochiamo uno per l’altro. E’ facile inquadrarlo, lui è il leader, guida tutti dicendo dove stare in campo e come spaziarsi. E’ davvero falice giocare con lui perchè crea per gli altri, rende il gioco più semplice”

 

Parole e musica di Kristaps Porzingis.

DA BOO A WOW

 Vi ricordate i fischi del draft? Ora sono diventati wow, o cori che sillabano a gran voce il suo cognome: “Por-zin-gis, Por-zin-gis!”. Giocare a New York vuol dire anche questo: essere sotto il costante ciclone emotivo dei suoi tifosi, che passano da scene isteriche di questo tipo, al rimanere estasiati fino al punto di idolatrarti. Non è molto diverso dall’avere una fidanzata un po’ lunatica.

“Tutti dicevano che ero soltanto un progetto, posso ancora migliorare molto, questo è certo, ma io sono nba-ready già da ora”:

Una dichiarazione del genere era nell’aria. Uno sfogo, verbale e pratico( in campo) avvenuto proprio al Madison Square Garden, di fronte a due ex Knicks del calibro di Patrick Ewing e Willis Reed, dopo la sua jackpot-perfomance da 29 punti e 11 rimbalzi del 17 novembre contro gli Charlotte Hornets. Uno sfogo rivolto anche a quel president of basketball operations che l’ha paragonato a Shawn Bradley.

E gli stessi tifosi che l’hanno inondato di boo al draft, coprendo le parole di Adam Silver nel presentare la 4° scelta assoluta, terminata la partita, hanno continuato ad invocare il cognome della Meraviglia Lettone 

“Por-zin-gis, Por-zin-gis!”

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