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Road to NBA Draft 2021: Isaiah Jackson

Ennesimo one-and-done in uscita da Kentucky negli ultimi anni: Isaiah Jackson potrebbe vedere le sue quotazioni salire man mano che ci si avvicina alla notte del Draft

Credits to A Sea of Blue

Squadra: Kentucky Wildcats (Freshman)

Ruolo: Center

2020-21 Stats Per Game

Pts TotRebs DefRebs OffRebs Asts Stls Blks FG% 3pts FG% Ft%
8.4 6.6 4.5 2.1 0.7 1.0 2.6 54.0 0 70.0

2020-21 Advanced

Ast% Reb% OffReb% DefReb% TO% Usg% Blk% eFG% TS%
7.4 17.3 11.2 23.3 17.5 20.5 12.7 54.0 58.7

 

Una delle più solide certezze degli ultimi 12 anni di college basketball è, senza alcun dubbio, la presenza di una folta schiera di one-and-done che provengono da Kentucky.
Isaiah Jackson è, dunque, l’ultimo di una foltissima schiera di talenti che scelgono di formarsi in una sola stagione sotto la guida di coach John Calipari per poi provare il grande balzo verso la NBA.

Questo big man ha, dalla sua, una serie di doti perfettamente conformi alle nuove richieste della lega verso i lunghi e la possibilità di inserirsi in una corsa tra lunghi che, alle spalle di Mobley e Kuminga, presenta gerarchie tutto fuorché definite.

Punti di forza

Seppur non altissimo per giocare da centro puro nella NBA (208 cm), Isaiah Jackson ha attratto gli scout NBA grazie alle sue braccia lunghissime (oltre 220 cm di wingspan) e un atletismo a dir poco esplosivo. Il prodotto di Kentucky è, senza mezzi termini, uno dei migliori atleti dell’intero Draft e sa perfettamente come usare i propri mezzi nelle due metà campo. Una dinamo in perenne funzionamento, che si muove da un ferro all’altro con una naturalezza invidiabile.

Si tratta, infatti, di uno dei migliori stoppatori dell’intero lotto: 2.6 stoppate a gara e un impressionante 12.7% di block percentage sono cifre che fotografano potenzialità sconfinate nei pressi del proprio ferro. Il suo gioco non è, però, caratterizzato dalla sola esplosività dinamitarda nei pressi del ferro: durante la sua unica stagione a Lexington, ha mostrato una mobilità laterale di primo livello e una naturale indole ad accettare i cambi che, sommate, contribuiscono a rendere il suo profilo difensivo come uno dei più intriganti del lotto.

Tutto il suo talento difensivo in due azioni: rotazione e stoppata prima e stoppata dopo un close-out profondissimo poi.

Nella metà campo offensiva, ha letteralmente impressionato per la sua capacità di andare a rimbalzo offensivo: circa metà dei suoi rimbalzi complessivi (2.1) arrivava in attacco e, una volta catturato il pallone, sa come raggruppare il corpo ed esplodere al ferro con efficacia davvero rimarchevole: le statistiche parlano di un 64.3% dal campo in situazioni di rimbalzo offensivo. Davvero niente male, se si considera che di certo in NBA troverà aree ancor più sguarnite per la notevole differenza nelle spaziature tra i due livelli di pallacanestro.

Taglia-fuori, tiene il contatto, raggruppa il corpo e chiude in un unico movimento.

 

Da non sottovalutare, infine, le sue sconfinate possibilità di miglioramento fronte a canestro. Se è vero che il tiro da tre punti non è mai stata un’opzione da lui esplorata nel corso dell’ultima stagione, è anche vero che ha mostrato delle partenze frontali e qualche jumper (anche dal palleggio) di profondo interesse. Il 70% fatto registrare in lunetta, in questo senso, è un dato che può stimolare l’interesse di chi voglia lavorare sul suo tiro.
Se coach Calipari ci ha insegnato una cosa è che non bisogna mai prendere pedissequamente in considerazione quanto i suoi ragazzi hanno mostrato sotto la sua guida, a non fermarci alla superficie. Occhio, dunque, perché Jackson potrebbe regalarci sorprese sin dal suo approdo al piano di sopra.

Prevedere che possa implementare prima partenze di questo tipo rispetto a un solido jumper non è, però, un’operazione impossibile.

Punti deboli

Come spesso accade per dei giocatori così esplosivi e dinamici, soprattutto in giovanissima età, il bisogno principale di Isaiah Jackson è quello di ripulire il suo gioco dagli eccessi e trovare continuativamente lucidità in campo, al fine di limitare il più possibile il suo margine d’errore. A volte, infatti, dà proprio l’idea di incaponirsi e di non essere in grado di cambiare la propria scelta originaria in corsa.

Nella metà campo difensiva, ad esempio, è piuttosto semplice notare la sua tendenza spendere falli banali e a farsi trovare fuori posizione, risucchiato dalla sua voglia di stoppare o effettuare sempre una giocata d’impatto.

Come al solito, ascoltare un’analisi delle proprie caratteristiche effettuata dal prospetto in prima persona è sempre un’occasione da cogliere.

In attacco, invece, il problema si presenta quando il gioco rallenta e lui non può effettuare una scelta rapida ed esplosiva. Se deve attaccare da fermo e nel traffico ha problemi piuttosto marcati di controllo del corpo: le già citate situazioni fronte a canestro sono una soluzione ancora discontinua del suo gioco e i movimenti in post basso mostrati nell’ultima stagione sono piuttosto involuti. Allo stesso tempo manca completamente di lucidità nelle scelte di tiro: il suo buon potenziale è, dunque, limitato dalla costanza con cui il suo jumper viene scoccato in situazioni borderline.

 

Upside

Come potete immaginare, di spazio in NBA per giocatori con queste caratteristiche di base e queste potenzialità future ce ne sarà sempre. Il problema sarà, per lui, limitare le situazioni che possono vedere il suo ruolo erodersi fino a stabilizzarsi nella posizione di lungo incursore dalla panchina. Un ruolo del genere, come mostrato in anni recenti da Robert Williams e Precious Achiuwa, è senza dubbio una soluzione interessante per un giocatore giovane che voglia mettersi in mostra. Il passo successivo, però, è molto più difficile: le doti da starter potenziale ci sono tutte. Il contesto di approdo e la sua evoluzione, però, sono due variabili delicatissime.

Una serie di motivi per puntarci con fiducia.

Draft projection

Le sue quotazioni sono tra le più altalenanti dell’intero Draft: se, da un lato, chi lo posiziona addirittura a ridosso del secondo giro appare estremamente pessimista sul fascino che un giocatore del genere può attrarre tra le franchigie NBA, allo stesso tempo d’altra parte chi lo posiziona ai piedi della top 10 si mostra estremamente ottimista. Il suo nome potrebbe, di certo, essere spendibile per una delle pick delle tre squadre con più scelte nella seconda metà del primo giro: Houston Rockets, Oklahoma City Thunder e New York Knicks. Le prime due franchigie dispongono della corretta timeline per vederlo crescere, i New York Knicks, invece, potrebbero dotarsene in caso di addio imminente a Mitchell Robinson.

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