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Road to NBA Draft 2020: Tyrese Maxey

Tyrese Maxey appartiene senza dubbio alla categoria delle possibili steal di questo Draft apparentemente povero di talento. Riuscirà a limare i suoi difetti e ad imporsi anche a livello NBA?

Squadra: Kentucky Wildcats

Ruolo: Point Guard 

2019-2020 Stats Per Game: 

Pts TotRebsDefRebsOffRebsAstsStlsBlksFG%3pt
FG%
Ft%
14.04.33.90.43.20.90.442.729.283.3

2019-2020 Advanced: 

Ast%Reb%OffReb%DefReb%TO%Usg%Blk%eFG%TS%
18.77.31.412.114.122.71.347.453.1

Tyrese Maxey nasce a Dallas il 4 novembre 2000. Frequenta la South Garland High School di Garland, Texas, dove mette in mostra tutto il suo immenso talento, ottenendo la convocazione per tutti gli eventi più prestigiosi per un giovane talento prossimo all’ingresso in NCAA: Jordan Classic, Nike Hoop Summit, McDonalds All American. Viene nominato, inoltre, “Texas Mr. Basketball”, premio destinato al miglior giocatore dei licei texani.
Le riviste di recruiting “Rivals” e “247Sports” lo collocavano al decimo posto nel ranking dei migliori talenti in uscita dall’High School; la più nota “ESPN”, invece, in tredicesima posizione.
L’interesse di un College di fama internazionale come Kentucky non poteva che venire di conseguenza.
La sua esperienza in maglia Wildcats, tutto sommato, non ha deluso le aspettative elevate, con i suoi 14 punti, 4.3 rimbalzi e 3.1 assist di media e l’inserimento, a fine stagione, nel secondo miglior quintetto della “SEC” (Conference di appartenenza).
Forte di questi riconoscimenti individuali non banali e di un talento tutto da scoprire, Tyrese Maxey va assolutamente tenuto d’occhio per l’immediato futuro, nonostante il suo nome stia passando sotto traccia. 

Punti di forza

Tyrese Maxey è quello che si può definire un “all-around”, un giocatore capace di incidere sulle partite in tantissimi modi diversi. A partire dalla sua struttura fisica di 191 centimetri di altezza per 198 centimetri di wingspan, che ne facilita enormemente l’impatto nelle aree avversarie, passando per il suo innato controllo del corpo e per la sua capacità di assorbire il contatto e concludere al ferro con entrambe le mani. Floaters e tiri pull-up arricchiscono ulteriormente il suo bagaglio tecnico.

Molto bene anche nel gioco senza palla. La sua capacità di andare a concludere morbidamente al ferro e di anticipare il tempo del tiro poi è tutta lì da vedere

Questo tipo di conclusioni acrobatiche lo aiutano a sopperire alla sua esplosività modesta

Quello che però sembra essere il suo più grande pregio è, però, il tiro. La sua straordinaria facilità e rapidità di rilascio gli ha permesso, a livello collegiale e liceale, di segnare praticamente da ogni posizione, senza eccessive difficoltà. Dal palleggio, tanto quanto in spot-up, dalla media o da oltre l’arco, la sua efficacia è sempre elevatissima. 

Pulizia tecnica ne abbiamo?

Grande padronanza anche nel mid-range

A queste skills già di per sé interessanti associa anche una creatività fuori dal comune nel crearsi tiri dal palleggio e un ball-handling già sviluppatissimo. La sua predisposizione a prendere scelte rapide e a non tenere troppo ferma la palla, inoltre, ne ha favorito la reputazione anche da point-guard vera e propria.

Un piccolo assaggio di quello che è il suo potenziale da passatore

Le sue qualità da facilitatore sono emerse per lo più nell’ambito delle transizioni, dove si è dimostrato capace anche di mettersi in proprio e segnare con continuità e varietà. Per punti segnati in transizione (4.1 di media), infatti, è stato il quinto miglior giocatore di tutta la “SEC”.
Gli tornerà molto utile a livello NBA anche la sua capacità di intuire le traiettorie dei rimbalzi e la sua voglia di lottare per raccogliere le carambole sia difensive che offensive, come dimostra la sua media di 4.3 a partita, ottima per un giocatore della sua stazza.
Parliamo di un giocatore dalla forte personalità, sempre pronto ad accettare il duello fisico e mentale contro i suoi avversari anche nella metà campo difensiva, dove non ha mai mancare il proprio apporto nei momenti chiave delle partite.

Punti deboli

Entrando nell’ambito dei difetti di Maxey, balzano subito agli occhi il suo 42.7% dal campo e il 29.2% da tre. Il nativo di Dallas, infatti, è un giocatore prettamente istintivo, capace di dare il meglio di sé in transizione e in campo aperto. Ha faticato non poco contro le difese schierate, mostrando una qual certa difficoltà nel ponderare le scelte e creare vantaggi per sé e per i compagni. Nonostante il suo enorme talento e la sua capacità di mettersi in ritmo con il palleggio, non è sembrato del tutto a suo agio nelle situazioni di isolamento a metà campo, andando spesso “nel panico” e dimostrandosi molto carente nelle letture sia nelle vesti di scorer che di playmaker. Tende spesso ad accontentarsi del tiro forzato da oltre l’arco, anziché lavorare contro le difese per trovare il varco migliore. Deve migliorare anche nelle conclusioni nel traffico, dove fatica ancora troppo per via di un’esplosività e un atletismo “normali”. Rischia dunque di poter essere troppo poco altruista per una point-guard e troppo poco fisico per una scoring-guard, ed è necessario che lavori sul suo decision-making e sul timing (a volte appare davvero troppo frenetico) per trovare la propria identità tattica ed incrementare la propria efficienza. La sensazione è che, con un po’ di esperienza e malizia in più, questa crescita possa avvenire senza problemi.
Da un punto di vista realizzativo, infine, la sua stagione ha seguito un corso troppo altalenante, tra prestazioni da top player assoluto ed altre anonime da gregario. Bisogna lavorare dunque sull’aspetto mentale, sulla sua consapevolezza e capacità di non uscire dalle partite anche quando le percentuali nel tiro perimetrale tendono ad abbassarsi. Per un giocatore dotato di questo tipo di talento, d’altronde, i suoi 3.8 tiri liberi tentati per partita – seppur segnati con un super 83.3% – sembrano davvero pochi. A livello NBA le serate complicate da un punto di vista offensivo potrebbero essere tante, e una crescita nella sua capacità di andare a lucrare dei tiri liberi potrebbe rivelarsi assolutamente vitale.

Upside

Il futuro di Tyrese Maxey sembra possa essere limitato dai dubbi riguardo il suo ruolo, la sua efficienza e la sua esplosività limitata, seppur con un bagaglio tecnico di estrema completezza. Potrebbe affermarsi in qualità di realizzatore secondario in una squadra già strutturata a livello offensivo, alle spalle di giocatori più “quotati” su cui graviterebbero la maggior parte delle attenzioni difensive. Le prospettive più verosimili sembrano essere quelle che lo associano ad un ruolo di sesto uomo con licenza di guidare la second-unit e raccogliere le redini dell’attacco in assenza dei titolari.
Non è neanche da escludere a priori, però, la possibilità che faccia “click” e riesca ad ottenere dei risultati ben più importanti. Nella migliori delle ipotesi, lo si potrebbe veder ricalcare le orme di un altro ex Kentucky come Jamal Murray, entrato nella Lega con delle premesse – in parte – simili, riuscito poi ad amalgamare tutti i pezzi del suo straordinario talento, dopo qualche anno di ambientamento e non poche difficoltà a livello di efficienza.

Draft projection

Le previsioni dei maggiori mock draft USA al momento collocano Tyrese Maxey attorno alla ventesima scelta, ma non sono da escludere sorprese dell’ultim’ora. La completezza del suo bagaglio tecnico, sia offensivo che difensivo, potrebbe far comodo a moltissime squadre. In particolare, potrebbe essere molto intrigante un suo eventuale approdo ai Dallas Mavericks, detentori della diciottesima chiamata. Questi ultimi, infatti, nel corso degli ultimi Playoff, hanno mostrato qualche lacuna a livello di pericolosità offensiva nel backcourt; un giocatore dal talento di Tyrese Maxey, quindi, potrebbe offrire una valida alternativa a coach Carlisle nei momenti in cui sarà necessario dare qualche minuto di riposo al franchise player Luka Doncic. Vista la concorrenza non proprio irresistibile dei vari Seth Curry, Tim Hardaway Jr e Delon Wright, non è da escludere che riesca anche ad ottenere in poco tempo un posto in quintetto, forte anche della sua solidità difensiva, quanto mai necessaria per colmare le lacune del fenomeno sloveno.

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