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Road to NBA Draft 2020: Nico Mannion

Dopo una stagione di alti e bassi e il rimpianto per la March Madness persa, Mannion si presenta al draft per stupire.

Squadra: Arizona Wildcats (Freshman) 

Ruolo: Guard

2019-20 Stats Per Game:

PtsTotRebsDefRebsOffRebsAstsStlsBlksFG%3pts FG%Ft%
14.02.52.3.35.31.20.039.232.779.7

2019-20 Advanced:

Ast%Reb%OffReb%DefReb%TO%Usg%Blk%eFG%TS%
31.54.40.97.916.024.50.046.552

 

Nicolò Mannion è il primo giocatore italiano a partecipare a un draft NBA dal 2009, quando a farlo ed essere chiamato con la pick #6 dai New York Knicks fu Danilo Gallinari.
Diventa quindi naturale che in Italia la sua partecipazione al draft e la conseguente scelta siano quelle da tenere maggiormente sotto la lente d’ingrandimento, nonostante le proiezioni siano sensibilmente cambiate rispetto alle aspettative di inizio 2019-20.

Affacciandosi al mondo del college basket con indosso la canotta di una power house come gli Arizona Wildcats, infatti, Mannion aveva le carte in regola per poter fare una grande annata e meritarsi considerazione tale da parte degli scout NBA ed essere una scelta da lottery: così, quasi sicuramente, non sarà.

L’annata di Mannion ad Arizona si è formata molto su alti e bassi, la mancanza di fisicità non ha aiutato il nativo di Siena (sopratutto in ottica futura, lato NBA) che solo a volte è riuscito a compensare questa debolezza con le proprie capacità tecniche.
Quello che sicuramente rimarrà un grandissimo rimpianto – per Mannion come per tutti gli altri giocatori di questa stagione in NCAA – è stata la mancanza della March Madness, programmata proprio all’inizio della pandemia e impossibile da recuperare più tardi.

Se ogni giocatore alla prima stagione di college aspetta letteralmente tutto l’anno per poter arrivare a giocare il torneo, Mannion rappresenta il prototipo di guardia con scarso atletismo e tanti dubbi attorno che poteva sfruttare il palcoscenico della March Madness per mettere al meglio in mostra le proprie qualità, in una competizione che sa esaltare come nessun’altra, nel mondo del basket, gli underdog.

 

Punti di forza

L’abbiamo già detto e ripetuto, quello di Mannion a oggi non è (ancora) il copro di una point guard NBA. Essere così skinny gli concede una rapidità e sopratutto agilità nei movimenti che lo aiuta a rendere più efficaci quelle che sono le sue qualità migliori.

Mannion è già un buon tiratore da 3 punti, e sopratutto è già in grado di tirare dal palleggio o usare abilmente i blocchi dei compagni per entrare in area e tentare un jumper dalla media o attaccare il ferro.
Al momento le percentuali non sono dalla sua, visto che ha concluso la prima e unica stagione di college con solo il 32.9% al tiro da 3 punti e il 39% totale dal campo, ma vale la pena sottolineare quanto possa essere importante in ottica futura la capacità già acquisita da Mannion di tirare con naturalezza dal palleggio.

 

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Usa il bloccante come scudo e sfrutta il minimo vantaggio creato dal passaggio sotto del difensore per tirare rapidamente.

Per quel che siamo abituati a vedere oggi in NBA questo è un tiro normale, una situazione classica in cui la point guard tira da 3 dal palleggio prima ancora di provare qualsiasi tipo di soluzione diversa. Ma quante volte abbiamo visto cookie arrivare in NBA ed essere già in grado di padroneggiare questo tipo di soluzione? Proprio perché un’esecuzione del genere oggi è la normalità, essere pronti a realizzarla appena arrivati in NBA non può che giocare a favore di Nico.

 

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Anche il floater e tiri dalla media fanno parte dell’arsenale di Mannion.

Un’altra caratteristica offensiva che potrà distinguere Mannion dal resto è la grandissima sensibilità nel tocco, che gli permette soluzioni come quella qua sopra, in cui fa avvicinare il difensore quanto basta per prenderlo in contro tempo e concludere con un floater dal centro dell’area, stando alla larga dal ferro e dalle braccia dei lunghi avversari lì ad aspettarlo.
Questa clip, inoltre, fa notare un altro pregio di Mannion, ossia quello di sapersi muovere senza palla: in questa situazione ha appena consegnato un handoff al compagno, e subito si dirige nell’angolo sfruttando la disattenzione del proprio marcatore, perso in un raddoppio discutibile, ed è pronto a ricevere per una tripla in ritmo o, come è poi successo, per finta e ingresso in area.

La grande rapidità rende inoltre Mannion un ottimo giocatore in fastbreak, con la possibilità di sorprendere e anche ‘staccare’ avversari in campo aperto, tanto quanto un’arma sarà rappresentata dal suo QI cestistico.

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Non appena inizia il possesso identifica lo svantaggio della difesa, cerca il compagno più vicino e lo mette nella miglior condizione per segnare immediatamente.

Mannion ha dimostrato di essere abile nel riconoscere situazione vantaggiose per sé stesso e tutto l’attacco, ed è rapido nell’eseguire ed essere anche un facilitatore importante per i compagni.

Per quanto riguarda la metà campo difensiva, le 1.2 stella che ha fatto registrare in questa stagione sono la testimonianza di un giocatore attento anche nella propria metà campo, altro luogo in cui la sua rapidità di corpo e mani risulterà utile e lo renderà un pericolo costante su linee di passaggio e possessi a metà campo.

 

Punti deboli

Si ritorna sullo stesso punto, ovvero la mancanza di atletismo che rappresenta e rappresenterà un ostacolo nella carriera NBA di Mannion, almeno nel primo periodo.

In questo senso, quel che si nota maggiormente è la mancanza di esplosività dal palleggio, dove è a suo agio a tirare in faccia al proprio difensore ma non può ancora batterlo, né con la rapidità del primo passo, né tantomeno con un ball handling di livello particolarmente elevato.
Se il secondo è un aspetto sul quale si può lavorare nel corso degli anni, sopratutto per un giocatore con le capacità tecniche di Mannion, quello della mancanza di rapidità nel primo passo potrà rappresentare un problema più persistente, considerando che i maggiori interpreti di questo movimento sono soliti padroneggiarlo già nei primissimi anni di carriera.

Un altro problema rilevato specialmente da scout d’oltreoceano è una potenziale debolezza nella sua meccanica di tiro: facendo attenzione nella prima clip sui punti di forza, si nota come effettivamente Mannion tenda a piegarsi subito prima dell’elevazione per il rilascio, azione che permette al difensore di avvicinarsi e contestare meglio il tiro, pur senza riuscire a stopparlo.
Questa, sempre secondo scout americani, potrebbe essere una delle ragioni per la sua bassa percentuale al tiro da 3.

E’ ovvio poi che Mannion soffrirà terribilmente la fisicità delle guardie NBA una volta fatto il salto, guardie che in media a oggi gli sono avanti anni luce sia nella potenza muscolare che nell’elevazione, e che faranno di lui un target fisso nei primi mesi della sua carriera. Anche qui, però, si può lavorare.

 

Upside

Mannion ha le carte in regola per ritagliarsi un buon ruolo in NBA. Mai dire mai, ma non sembrerebbe comunque esserci il materiale per una stella. L’alto coefficiente cestistico e le capacità di tiro dal palleggio – da 3 e non – potranno però fare di Mannion un giocatore utile e sopratutto versatile anche nella metà campo difensiva, caratteristica in cima alla lista degli scout NBA.

 

Draft projection

A inizio anno, come detto, si sperava in un arrivo in lottery per Mannion, che ha a tratti deluso le aspettative mettendo comunque in mostre le sue ottime e svariate qualità. A oggi la maggior parte dei mock draft americani lo danno tra la 20esima e la 25esima scelta; intorno a quelle posizioni sono interessanti la 25 di Oklahoma City, che potrebbe identificare in Mannion il nuovo compagno di Shai vista la possibile (e probabile) partenza di Chris Paul e il conseguente rebuilding, e la 27 dei New York Knicks, che nella posizione di point guard sembrano però orientati a offrire un contratto oltre i 20 milioni l’anno a Fred Van Vleet in free agency.

Le basi per una lunga e solida carriera NBA ci sono, starà alla nuova speranza italiana sfruttarle al massimo.

 

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