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Road to 2019 NBA Draft: Talen Horton-Tucker

Ennesimo prodotto di Iowa State e giocatore più giovane del Draft, Talen Horton-Tucker si è guadagnato l’etichetta di prospetto da primo giro grazie alla sua energia e alle sue impressionanti caratteristiche fisiche.

Squadra: Iowa State (Freshman)

Ruolo: Guard

2018-19 Stats Per Game

Pts TotRebs DefRebs OffRebs Asts Stls Blks FG% 3pts FG% Ft%
11.8 4.9 4.2 0.7 2.3 1.3 0.7 40.6 30.8 62.5

2018-19 Advanced

Ast% Reb% OffReb% DefReb% TO% Usg% Blk% eFG% TS%
18.5 10.2 2.9 16.7 12.4 26.2 2.4 47.0 48.8

 

In uscita da Iowa State, un college che sta fornendo alla NBA un numero sempre più cospicuo di buoni giocatori, c’è Talen Horton-Tucker, giocatore dotato di un incredibile mix di qualità fisiche che, unito alla giovanissima età gli ha permesso di attrarre l’attenzione di diversi scout NBA, tanto da portarlo a dichiararsi per il Draft 2019 dopo un solo anno di università.

Semplicemente osservando la carta di identità di Horton-Tucker si possono intuire alcune delle caratteristiche che lo rendono intrigantissimo all’interno di una Draft class nella quale i dubbi su ciascun prospetto non di primissima fascia di sprecano. Nato il 25 novembre 2000, Horton-Tucker è uno dei giocatori più giovani di questo Draft e, pertanto, ha immediatamente il vantaggio di apparire come uno di quelli con le prospettive di miglioramento più evidenti e profonde. Inoltre, con una spaventosa wingspan di oltre 215 cm a fronte di soli 193 cm di altezza, fa sognare gli osservatori NBA che sognano di costruirlo come difensore multiposizionale di livello.

Punti di Forza

Dotato di un fisico estremamente solido e sviluppato in relazione alla giovane età, Horton-Tucker sembra mosso da un motore perennemente attivo, in entrambe le metà campo. In attacco, se non blocca la palla, attaccando subito dopo la ricezione risulta difficile da fermare: dispone di un buon primo passo e di una ottima consapevolezza della propria fisicità, due elementi che gli permettono di crearsi e consolidare un vantaggio. La sua forza fisica gli permette di assorbire con efficacia i contatti con i difensori in aiuto e le sue braccia lunghissime lo aiutano a concludere nel traffico, con una serie di conclusioni anche molto complesse.

Dopo un primo passo poderoso, chiude nell’area affollata con un circus shot.

La comprensione della sua superiorità fisica rispetto ai propri diretti marcatori lo porta anche a sfruttare i mismatch in post basso: dispone di un ottimo footowork e dell’equilibrio necessario per concludere anche dopo una virata.

Anche lanciato in transizione, sa leggere il mismatch in corsa e chiudere con la mano debole.

Si fa notare anche nei pressi del proprio ferro, laddove ha mostrato di essere un rimbalzista di livello in relazione alla stazza: i 4.2 rimbalzi difensivi con il 16.7% di defensive rebound percentage a fronte dei 4.9 rimbalzi di media catturati a gara rappresentano cifre lusinghiere per un esterno di 193 cm. Inoltre, quando cattura il rimbalzo in prima persona può spingere la palla in transizione, evitando che la difesa si schieri. In questo modo le sue qualità fisiche nell’1 vs 1 in campo aperto vengono senz’altro massimizzate.

Lampi di questo genere fanno sempre più gola agli scout NBA, soprattutto in una pallacanestro in cui alzare il ritmo è diventato un must.

Ai suoi mezzi fisici, inoltre, somma un ball-handling già ben sviluppato, che usa tanto per andare al ferro quanto per creare separazione prima di concludere con lo step-back, un movimento che ha ben meccanizzato ma che dovrà rendere decisamente più efficace arrotondando la mano nei jumper.

Ogni tanto pesca anche qualche jolly allo scadere del cronometro.

Anche i suoi passing instincts sono perfettibili, ma ha già mostrato di poter trovare i compagni che si mettono in visione tanto nell’attacco a metà campo quanto in transizione: al momento non sembra utilizzabile come trattatore primario di palla a livello NBA, neanche per guidare la second-unit, ma può essere utile come complemento in un back-court con un’altra guardia che abbia una migliore propensione all’assistenza. Insomma, con un po’ di lavoro Horton-Tucker può diventare un buon playmaker secondario, come testimonia il 18.5% di assist percentage fatto registrare lo scorso anno.

Sia in transizione che attaccando una difesa schierata sa come servire i taglianti: non è un passatore creativo, ma è capace di servire chi gli fornisce una linea di passaggio.

Malgrado tutti questi ottimi sprazzi di talento offensivo, Horton-Tucker resta principalmente un prospetto che intriga gli scout NBA per le proprie potenzialità difensive: il suo mix di misure e doti fisiche gli permette di marcare indifferentemente le point-guard e le shooting guard avversarie e, grazie all’ottima rapidità di piedi e alle braccia lunghissime, può occupare larghissime porzioni di campo ed effetturare close-out efficaci: caratteristiche sempre più importanti per i difensori perimetrali nella pallacanestro moderna.

Già adesso difficilmente perde l’equilibrio nell’1 vs 1 e il suo buon istinto per la rubata (1.3 a gara lo scorso anno) costituisce un’ ulteriore conferma che THT parte da un’ottima base tecnica su cui costruire un remunerativo futuro da difensore in NBA.

Stoppate, recuperi, tiri contestati,  rubate: il repertorio completo, insomma.

Punti Deboli

Come testimoniano le cifre, il più grosso difetto strutturale del gioco di Horton-Tucker è il tiro: il 40% dal campo e il 31% scarso da tre fatti registrare nella scorsa stagione testimoniano che il prodotto di Iowa State non ha confidenza con il proprio jumper. Il 62.5% ai liberi aggiunge ulteriori indizi a questa tesi e ci conferma che l’ex Cyclones dovrà assolutamente lavorare sulla propria meccanica sia in termini strutturali che a livello di fluidità complessiva del rilascio.

La sua shot selection necessita di una netta modifica: prende tanti tiri a bassissima percentuale allo scadere dell’azione e complessivamente non dà l’impressione di sentirsi sicuro con il proprio pull-up jumper. Non a caso si è mostrato un tiratore “di striscia” decisamente più efficiente in catch-and-shoot, cioè nelle situazioni in cui può tirare in un unico movimento, senza dover raccogliere il palleggio.

Come vedete a una buona giocata in ciascuna delle due metà campo, tende a far seguire quasi sempre un’ingenuità o una forzatura.

Un tiro così poco efficiente, sommato a una tendenza un po’ troppo radicata a fermare il pallone in isolamento, lo rende un attaccante meno affidabile di quello che i suoi mezzi potrebbero far intuire.

Anche nella metà campo difensiva deve affrancarsi dalla sua ostinata tendenza a commettere dei falli per eccesso di foga: indirizzare al meglio la sua energia sarà il primo passo per diventare un giocatore con delle prospettive di utilizzo duraturo a livello NBA.

Upside

Se correttamente sviluppati, i talenti di Horton-Tucker conducono nella chiara direzione di uno specialista difensivo: le braccia lunghissime, il fisico tosto e l’energia che mette sui due lati del campo sembrano un’ottima base dalla quale partire. Di giocatori non altissimi ma con il fisico possente, le braccia lunghe e la capacità di giocare in più ruoli la NBA sta cominciando ad averne sempre più bisogno, come testimoniano gli importantissimi ruoli ricoperti in franchigie d’elite NBA da giocatori come Marcus Smart e PJ Tucker. Rispetto ai suoi illustri modelli, però, THT potrà anche diventare, con il giusto lavoro in palestra, un attaccante più affidabile e continuo.

Per raggiungere uno status solido nella lega Horton-Tucker dovrà, con pazienza, racimolare tanti piccoli e grandi miglioramenti, per non dissipare un potenziale che, al momento, è tutt’altro che ben modellato.

Draft Projection

Talen Horton-Tucker è al momento saldamente proiettato nelle primissime posizioni dell’ultimo terzo di primo giro. Nei vari Mock è spesso inserito considerato in lizza per le pick immediatamente inferiori alla numero 20, laddove i Boston Celtics avranno ben due scelte (la 20 e la 22). Le sue particolarissime dimensioni fisiche possono renderlo interessantissimo anche per la pick numero 21 degli Oklahoma City Thunder, così come per le scelte a seguire di quelle franchigie che dispongano del tempo necessario per permettergli di sviluppare gli aspetti del suo gioco che, al momento, sembrano molto lontani dall’essere compiuti.

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