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Hammon, Bonner e le donne in NBA

“Cambiare è dura; il nostro compito è farlo diventare normale” – Nancy Lieberman

8701 Maitland Summit Boulevard, Orlando, Florida.

Uno degli uffici della sede legale dei Magic è “personalizzato” in maniera molto speciale. Come racconta Howard Beck di Bleacher Report, nella parete principale si trovano alcune maglie firmate e incorniciate, tra le quali saltano agli occhi quelle di Dikembe Mutombo, Joel Embiid, Kristaps Porzingis, Kyle Lowry e Alex English. Accanto, insieme a vari ricordi, una lettera di ringraziamento scritta a mano da coach Gregg Popovich dopo i Global Game di Mexico City.

Di fronte, un enorme calendario che riporta, in mezzo agli eventi importanti, alcune parole chiave: “Resilience. Inclusion. Recognition. Legacy. Discipline. Respect. Tapestry of life. Help others. Honor the game.” “È bello ricordarsi quali sono i propri obiettivi ogni tanto.” – spiega chi le ha scritte, prendendole in prestito da “Legacy”, il libro di James Kerr riguardo agli All Blacks del rugby. Non è sicuramente un ufficio qualsiasi. È la sede di Becky Bonner, papabile futuro general manager degli Orlando Magic, prima donna della storia a coprire un ruolo di tale livello nella lega. Lei, Becky Hammon (Assistant Coach dei San Antonio Spurs), Jeanie Buss (presidentessa dei Los Angeles Lakers) e Ariana Andonian (coordinatrice degli scout degli Houston Rockets) sono solo alcune delle donne che negli ultimi anni stanno trovando sempre più spazio e rilievo all’interno dell’NBA.

Il 2014 è stato l’anno della svolta. A luglio, Michele Roberts, uno dei migliori avvocati di Washington, è stata nominata direttore esecutivo della NBPA (National Basketball Players’ Association, l’associazione che protegge gli interessi finanziari e di salute dei giocatori NBA). La Roberts è stata spesso citata per la frase “Il mio passato è costruito sulle ossa degli uomini che erano abbastanza egoisti da credere di poter dormire sonni tranquilli pensando a me”. A personalità ci siamo.

Credits to NBA.com

Nell’agosto dello stesso anno, la leggenda della WNBA Becky Hammon è stata chiamata come prima Assistant Coach donna della storia della NBA. Ferma a causa di un brutto infortunio, infatti, ha trascorso i mesi di riabilitazione assistendo agli allenamenti della squadra maschile della sua città: i San Antonio Spurs. L’estate successiva è diventata la prima head coach di una squadra di Summer League (gli stessi Spurs), con la quale ha poi vinto il torneo e per cui oggi continua a lavorare a fianco di Popovich.

Credits to AOL.com

Lo stesso Pop ha paragonato la collega ad Avery Johnson, Steve Kerr e Mike Bundenholzer e ha dichiarato, seguendo le orme del commissioner Adam Silver, che “più prima che poi” vedremo una donna head coach in NBA.

Pochi mesi dopo, nel 2015, la Hall of Famer Nancy Lieberman – ex coach dei Texas Legends in D League – è stata assunta come vice allenatrice dei Sacramento Kings, dove si trova tuttora, insieme all’ex tecnico WNBA Jenny Boucek.

Credits to NBA.com

In una lettera pubblicata nell’agosto del 2014 dal Washington Post, la Lieberman si è congratulata con Becky Hammon e ha spiegato come il suo arrivo in NBA rappresenti un vero passo avanti nella storia della lega. Dal suo punto di vista, infatti, la Hammon è arrivata dov’è grazie non solo al suo talento, ma anche alla sua leadership e “alla fiducia mantenuta di fronte alle critiche in un ambiente creato (da e) per gli uomini“. Al contrario, l’allenatrice degli Spurs ha dichiarato che sono state proprio Nancy Lieberman e le grandi ex giocatrici della WNBA a spianare la strada alle donne nel mondo del basket professionistico. Di chi sia il merito non è importante; è notevole, però, il numero (in costante crescita) di donne che si stanno avvicinando a questo campo. Il mondo della NBA ha aperto le sue porte e cerca i dirigenti, gli amministratori e gli allenatori più in gamba, qualunque sia il loro sesso.

Per quanto riguarda il lato “esecutivo” della lega, invece, uno dei personaggi più in vista in questo momento è proprio Becky Bonner. Sorella di Matt (12 stagioni in NBA) e Luke (4 anni tra D-League e campionati europei), è praticamente cresciuta nei campi da basket. Da bambina ha giocato varie stagioni con squadre di soli maschi, ma nei suoi anni di High School ha dovuto condividere il parquet con altre ragazze, che, dal suo punto di vista, “non erano prese dalla pallacanestro quanto lo era lei“. Finito il college, ha concluso la carriera da professionista dopo un solo anno, con le Norrkoping Dolphins in Svezia.

Credits to BleacherReport.com

Nell’estate del 2017 è stata chiamata da Jeff Weltman, presidente dei Magic, per diventare Director of Player Development and Quality Control di Orlando. Penso abbia un potenziale illimitato. – ha detto di lei lo stesso Weltman, in risposta a quelli che lo interrogavano su un possibile salto di qualità della Bonner all’interno degli esecutivi della franchigia. Il presidente dei Magic sta cercando di tenere basse le aspettative, ma l’obiettivo della 36enne è chiarissimo: “Voglio diventare una GM” – ha spiegato in un’intervista per Bleacher Report, e come biasimarla.

La Bonner, inoltre, ha raccontato le sue sensazioni finora e ha sottolineato come il problema non stia nelle persone che lavorano con lei, ma nell’ambiente: È la loro arena ad essere sessista. Per esempio, per arrivare al team lounge dell’Amway Center, dove tutti i componenti della società (dalla dirigenza ai giocatori) si trovano per mangiare e socializzare, bisogna passare per forza attraverso le docce. Si tratta di un piccolo inconveniente, è chiaro, ma questo mostra comunque come le strutture NBA non siano pensate perché delle donne ci possano lavorare.

E le cose staranno così, presumibilmente, finché non ci saranno tante donne a svolgere questo lavoro da non lasciare più le persone sorprese. Il sessismo rimane un ostacolo, ma le donne già all’avanguardia dicono di aver trovato grande sostegno, sia dalle loro squadre che tra di loro.” – ha concluso.

Credits to BleacherReport.com

Kim Bohuny, Vice President of international Basketball Operations per la NBA, è stata a lungo mentore e punto di riferimento per la Bonner. Prima che venisse assunta dai Magic, infatti, la Bohuny l’ha incoraggiata dicendole: “Puoi essere un pionere“, frase che ricorda sempre con grande gratitudine. Le parole di una personalità di tale calibro non possono che aver fatto piacere alla Bonner e averla spronata a dare il meglio di sé, sentendosi sulle spalle la responsabilità di essere un esempio per tante ragazze.

Tra le altre figure femminili nella lega, troviamo Ariana Andonian. Al terzo anno con gli Houston Rockets, la giovanissima scout (ha, infatti, solo 23 anni) ha raccontato di essere stata spesso indirizzata verso l’ufficio stampa da colleghi di altre franchigie, che la scambiavano per una giornalista. Durante il periodo del college, la Andonian passava il suo tempo libero nelle palestre, scrivendo i resoconti delle partite e analizzando i singoli giocatori. Quando nel 2015 il GM dei Rockets, Daryl Morey, l’ha incontrata non ha avuto dubbi e l’ha assunta all’istante. Dopo aver seguito tra le 85 e le 100 partite di NCAA in 25 città diverse la scorsa stagione, da settembre la 23enne è diventata scouting Coordinator di Houston, lasciando molti a bocca aperta per la sua età, straordinaria anche per un uomo.

Analogamente, Amanda Green, 33enne Basketball Operations Coordinator degli Oklahoma City Thunder, ha raccontato di aver chiacchierato con il coach della squadra avversaria in ascensore una volta, e che questo le ha confessato: “Pensavo fossi una cheerleader”.

Credits to NBA on Twitter

Michelle Leftwich, invece, a ottobre è stata assunta dagli Atlanta Hawks come guru del salary cap; mentre lo scorso anno il medesimo ruolo nei Brooklyn Nets era coperto dalla specialista Natalie Jay. Salendo ai piani più alti, svolgono un ruolo fondamentale Gillian Zucker, President of Business Operations per i Los Angeles Clippers, Gail Miller, proprietaria degli Utah Jazz, e Jeanie Buss, presidentessa e co-proprietaria dei Los Angeles Lakers. La Buss, spesso criticata perché ha “ereditato” la posizione dal padre Jerry, ha recentemente tenuto un commovente discorso di ringraziamento durante la cerimonia per il ritiro delle maglie di Kobe Bryant. Il fatto che sia stata “facilitata” dal suo cognome, però, non toglie che sia una business woman di altissimo livello e che abbia tenuto alto il nome della franchigia per molti anni.

Credits to ocregister.com

Quello che 10 anni fa sarebbe sembrato impossibile, oggi è realtà e (speriamo) domani sarà la normalità. Vedere ragazze guidare gli uffici esecutivi di una squadra non dovrebbe stupire in una realtà avanzata come quella della NBA. Il fatto che si parli sempre di più di questo, comunque, aumenta la consapevolezza nelle giovanissime di oggi che anche loro, lavorando duro, possono arrivare dove vogliono.

Che si tratti di Becky (Hammon) o di un’altra donna, – ha dichiarato, infatti, il commissioner Adam Silver – specialmente vedendo il numero di giovani donne che praticano il nostro sport, vedendo il numero di donne in WNBA e vedendo il numero, in crescita, di donne che lavorano in NBA, penso che stiamo assistendo a un enorme cambiamento nella nostra società.

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