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Chi era più forte, Bonzi Wells o Aaron McKie?

Bonzi Wells e Aaron McKie sono stati due ottimi giocatori NBA, per anni. Scopriamo meglio chi sono mettendoli a confronto.

In una placida serata di metà settembre, girovagando su Basketball-Reference.com, può capitare di imbattersi nella pagina di Bonzi Wells, al secolo Gawen DeAngelo Wells. Sul finire di ogni scheda dedicata ad ogni giocatore, il sito arancione offre un breve elenco di giocatori “simili” a quello selezionato dal punto di vista statistico. Sullo stesso piano di Bonzi sembrano essere D.J. Augustin, Brandon Jennings (sigh) e Craig Ehlo. Sì, proprio lui. Tra i profili affini a Ehlo, invece, si riscontra quello di un vecchio amico del condominio dei cuori da rapire: Aaron McKie. Una somiglianza tira l’altra e, al termine di un lungo e complesso ragionamento intuitivo, mi sono posto una domanda sorta spontanea come il rilascio di Markkanen: se A è simile a B e B è simile a C, perché A non può essere simile a C? O anche, chi era più forte tra McKie e Wells? Seguono alcuni round per decretare il vincitore, più combattuti ma meno remunerati di quelli tra Mayweather e McGregor.

I Round. Mettere la palla nel cesto

Bonzi ha chiuso la stagione 2001/02 con 17 punti di media. Quell’anno era la guardia titolare a Portland, aveva trovato il giusto equilibrio col tiro da 3 e non c’era nulla che lo potesse fermare. (Ehm, a parte i Lakers, che eliminarono quei Blazers cinque volte in sei anni, spesso al primo turno). Nella NBA di vent’anni fa, dove si parlava di spaziature in riferimenti alle ante degli spogliatoi, Wells era un atleta sopra la media ma non un freak: una sorta di DeMar DeRozan in un frame più simile a quello di Marc Gasol. La media distanza era la zona di caccia di Bonzi, specialmente con l’avanzare dell’età.

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#PlayoffBonzi trentenne sfrutta un blocco di Mike Bibby per insaccare un jumper dal gomito.

Aveva mani veloci (qui scippa addirittura The Fish) e la fascetta in testa. Buona capacità di chiudere al ferro, specialmente di destro, e vastissimo arsenale di conclusioni. Fadeaway, isolamenti spalle e fronte a canestro, ottimo uso del perno legato ad un bruciante primo passo, proteggersi in entrata, virate nel traffico, sorprendente competenza in transizione offensiva: tutte armi che rendevano Bonzi un super attaccante nonostante la stravaganze nel tiro dalla lunga distanza e dalla lunetta (in carriera: 32% e 70%).

Aaron McKie non ha mai avuto stagioni così prolifiche. Ha raggiunto l’apice con una dozzina di punti a gara nella Iverson-centered-offense di coach Brown a Philly, ma difficilmente avrebbe giocato un ruolo più importante nell’attacco di un’altra squadra. Se è vero che l’USG% di Iverson in quegli anni è stato tra i più alti di sempre, la polarità di AI3 apriva tanti spazi ai compagni. Si esagera, ovviamente, quando si dice che quei Sixers senza Iverson erano una squadra da CBA, ma di certo uno scorer puro come The Answer, uno che negli anni migliori rendeva un attacco pericoloso per il semplice fatto che aveva la palla in mano, toglieva parecchi grattacapi ai compagni, che dal canto loro dovevano essere intelligenti nel capire il loro ruolo: difendere forte e segnare quando richiesto. Questo faceva – e anche piuttosto bene – Aaron McKie: non a caso, insomma, il nativo di Philadelphia è stato per anni tra i giocatori più pagati dei Sixers. La tecnica di tiro di McKie non è niente male: verticale, allineato, buon movimento di avambraccio e polso. Nonostante la palla portata un po’ troppo vicino all’orecchio durante la preparazione del rilascio, McKie ha un più che discreto 35% in carriera dall’arco, 42,5% nei playoff.

Come Bonzi, McKie è un po’ undersized per giocare sempre da ala piccola e troppo impreciso per giocare da guardia tiratrice. Nella NBA di allora (ehm, sì, una dozzina d’anni hanno cambiato gli orizzonti) i ruoli erano più rigidi ed era raro vedere quintetti molto piccoli (uno dei primi fu proprio Larry Brown a Phila, che amava circondare Dikembe Mutombo con 4 esterni. Ma se lo poteva permettere perché, appunto, aveva Mutombo).

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Raddoppiato, Iverson scarica dietro-la-schiena per McKie. Sfruttando un cospicuo vantaggio iniziale, il n.8 si permette di non tirare dall’angolo. Attacca anzi il close-out di Vince Carter per metterne due comodi.

Due gif per fissare il concetto che, comunque, McKie non era un brutto attaccante. Qui fa secco il suo marcatore in penetrazione, mostrando un ottimo cambio di passo e capacità di palleggio nello stretto, mentre qui frusta la retina dal palleggio quando ancora andava al college.

Vince il round: Bonzi Wells.

II Round. Miglior singola stagione

Il vero segreto dei Sixers 2000-2001 fu il trovare la miglior stagione nelle carriere di tanti, quasi tutti, i componenti del roster. Iverson MVP, Mutombo DPOY, pure coach Brown allenatore dell’anno; ma anche comprimari tipo George Lynch. Aaron McKie vinse il Sesto Uomo dell’Anno giocando 31 minuti a partita dietro Eric Snow. Eppure, quando contava, in campo stava lui, spesso con Bell e Iverson, tanto in mezzo c’era Mutombo e Brown poteva estremizzare quintetti piccoli più o meno a piacimento. Nella partita del link precedente, ad esempio, la celeberrima Gara 1 delle Finali 2001 (qui ne parla proprio lo stesso McKie), giocò 51 minuti facendo registrare 9 punti, 9 assist e 7 rimbalzi. Dalle mani di McKie non sono mai sgorgati punti, né è mai stato un microwave, ovvero uno dei quei giocatori che, messi due canestri, prendono fuoco e arrivano a 50+ punti (un esempio). Da giocatore cosiddetto normale, però, faceva tante cose molto bene. Ne tante molto buone nella prima stagione del nuovo millennio, quando vinse anche il premio di giocatore della settimana nell’ultima di Dicembre. Iniziò con 24 sul campo dei Jazz, poi altrettanti alla Oracle Arena, e chiuse con una tripla doppia a Sacramento. La stagione 2000-2001 di McKie non fu solo la sua migliore, fu una stagione di culto. Nondimeno delle YOLO-season di Lou Williams, per dire.

Non è facile stabilire con esattezza quale sia la miglior stagione di Wells. Se nella 2001/02 è stato più continuo che mai, nei playoff 2006 guidò i suoi Kings a due vittorie in uno scontro impari 1-8 vs San Antonio. Ed è forse questa la miglior stagione (o parte di) in carriera di Bonzi: quasi 24 e 12 di media in 6 partite di playoff. Non arrivò a tanto nemmeno tre anni prima, quando con la casacca di Portland fu il miglior realizzatore di una squadra che spaventò a morte i Mavs rimontando da 3-0 a 3-3 prima di arrendersi alla settima. In quella serie, in Gara 2, Bonzi segnò 45 punti. Ma nella serie cui parlavamo prima, quella coi Kings, Bonzi fintava Duncan fuori dalle scarpe. In una leggendaria scoppola alla ARCO Arena che portò la serie sul 2-2, Bonzi registrò 25-17 nell’area di The Big Fundamental. Potrebbe suonarvi strano, ma quella è l’ultima volta che i Sacramento Kings si sono qualificati alla post-season. In quella squadra, Ron Artest era l’ala piccola titolare, mentre i due lunghi si chiamavano Brad Miller e Kenny Thomas. Altri giocatori notabili: Vitaly Potapenko e Shareef Abdur-Rahim. Feel old yet?

Vince il round: Aaron McKie.

III Round. Episodio maggiormente Stephen Curry

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Bonzi Wells offre alla giuria una notevole preghiera da ventidue metri, sullo scadere del terzo quarto, inseguito da LeBron James.

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Hesitation dribble di McKie, Big Dog Glenn Robinson rimane di stucco e Aaron ne appoggia due al vetro. Bonus per il design del parquet dei Sixers.

Vince il round: Bonzi Wells.

IV Round. Similarità con Zach Randolph

Ovvero il giocatore più distante da Stephen Curry (in praticamente ogni aspetto, a parte, che so, la nazionalità) che si possa trovare e che sia stato anche un signor giocatore di pallacanestro. Beh Wells ha giocato anni con Z-Bo a Portland, porta la fascetta come Z-Bo (questo anche McKie, avete ragione) e apparentemente un’altra dozzina di fasciature, gomitiere, bande elastiche. Bonzi non si è mai curato troppo della bilancia, McKie invece non ha mai guadagnato un etto di troppo. The Bonz ha la stessa espressione affabile dell’ex lungo di Memphis (ehi, anche Bonzi ha giocato a Memphis!), di uno che in gelateria prende sempre il gelato con gli smarties sopra. In particolare, una delle signature move di Wells sembra strappata da una pagina dal Manuale dei Cento Buckets di Z-Bo: il walzer sul piede perno sfruttando il morbido didietro.

Vince il round: Bonzi Wells.

V Round. Miglior risultato di squadra

Aaron McKie vanta una finale NBA con un’iniziale vittoria allo Staples Center che è l’apoteosi di trent’anni di Sixers. McKie aveva un ruolo chiave in una squadra dai meccanismi tanto precari quanto funzionanti, in cui mestieranti come Eric Snow e Raja Bell erano imprescindibili. Bonzi, invece, è al secondo anno nella lega (usciva dalla panchina come settimo/ottavo uomo) quando Blazers e Lakers si scannano per sette partite, ma a spuntarla sono i giallo-viola così. Ci andrà vicino altre volte, ma non tornerà più in finale di Conference.

Vince il round: Aaron McKie.

VI Round. Miglior “piccole cose”

McKie era il maestro delle piccole cose. Se avessero inventato la categoria “Deflections” o “Palle vaganti mangiate agli avversari” o “Cazzimma” prima, non avreste mai sentito parlare di Paul Millsap.

Bonzi, dal canto suo, non è per nulla un giocatore da sottovalutare nemmeno sotto questo aspetto. Un po’ come per il compagno Rasheed, ciò che distingue Bonzi dagli altri è l’eccellere in diverse cosette che lo rendono speciale. Eppure, come con Wallace, è più famoso per quell’aria da orso ballerino che fatica sempre un po’ a tirarsi su dal giaciglio, e nel farlo nelle mattine storte scappa qualche bestemmia. Con Bonzi è così: si pensa a lui come giocatore, ne vedi qualche highlight, ma poi lo immagini subito a infilare la testa in un alveare o giocare nella Lega cinese con Jason Williams che gli passa la palla. Oh wait, è successo davvero.

Vince il round: Aaron McKie.

VII Round. Quanto tempo fa ne avevamo sentito parlare l’ultima volta

Ci sono arrivate notizie dal pianeta Aaron McKie quando scrisse quella lettera (qui tradotta per voi) ad Iverson per A) ringraziarlo di avergli garantito un posto in NBA e B) dare un punto di vista diverso in vista della Hall of Fame. Un ottimo modo per tornare a farsi vivo, tipo quando arriva lo zio americano e vi regala duecento dollari. Potrebbe tuttavia essere più noto agli appassionati NCAA: dopo aver giocato tre stagioni a Temple, ne è ora assistente allenatore. (Nota di colore: a Simon Gratz High School, McKie deve aver incrociato un’altra leggenda philadelphiana: Rasheed Wallace).

Bonzi Wells ha giocato nella BIG3, la Lega di Ice Cube, e il suo coach era Julius Erving. Ha sì giocato con Jermaine O’Neal, ma Tri-State si è dimostrata una delle peggiori squadre della competizione.

Vince il round: Aaron McKie.

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Bonzi porta DeShawn Stevenson a scuola in post, liberandosi con la mossa a-la-Z-Bo di cui sopra. Si libera usando mestiere, manata sullo zigomo avversario e l’ultimo distillato di energia delle ginocchia. Alto tasso di cerume alla Big3.

VIII Round. Maglia più stilosa mai indossata sul parquet

Aaron McKie ha indossato, apparentemente, le canotte più fighe del mondo. Qui è nella notte throwback contro Luke Walton mostrando quanto un font classico e la semplicità del bianco come colore primario possano still essere perfette per la NBA; ha vestito il nero-barrato-rosso-e-bianco di Portland e il gialloviola dei Lakers sempre uguale a sé stesso; tutte le varie ai Sixers del tempo erano ottime: favorita di tanti quella bianca, anche la blu non era male, insomma Sixers ci mancano un sacco quelle maglie; quella blu col cavallo fiammante rimane una delle migliori maglie della storia del mondo, e sicuramente la sua migliore.

Di Bonzi piace sicuramente il tergisudore ad altezza gomito, ma il repertorio-maglie è meno fornito. Ok Portland, racimola punti grazie ad una biennale permanenza a Memphis e poco altro. Penalizzato anche perché la lega cinese non vale.

Vince il round: Aaron McKie.

IX Round. Compagno più forte

Il compagno dev’essere forte quando i due ci giocavano assieme, quindi, ad esempio, il miglior compagno di Andrew Wiggins non è Kevin Garnett. Aaron McKie ha giocato col prime di Allen Iverson, ovvero un uomo in missione. (The Answer non si è dimenticato dell’amico).

Bonzi Wells è stato a Portland per gli ultimi anni di Scottie Pippen, Shawn Kemp e Arvydas Sabonis, uno dei migliori Rasheed Wallace, il miglior Damon Stoudemire e il-forse-migliore-forse-non-lo-sapremo-mai Rod Strickland. A Houston ha giocato con Tracy McGrady e Yao Ming quando erano ancora T-Mac e The Great Wall. Fu scambiato da Houston nel bel mezzo di una streak da 22 vittorie consecutive, tuttora la quarta più lunga nella storia NBA, tra il Gennaio e il Marzo 2008.

Vince il round: Aaron McKie.

X Round. Traguardi personali

Aaron McKie è stato Sixth Man of the Year una volta, Bonzi magari ha vinto un panino salsiccia e cipolle al contest del tiro da centrocampo di Ice Cube. Si scherza, ovviamente: Wells è una leggenda a Ball State College, piccolo ateneo di Muncie, IN, che è anche la città natale del nostro. Bonzi giocò lì tutti e quattro gli anni diventando una leggenda dei Cardinals, dove un decennio prima aveva allenato Rick Majerus. Wells, ormai è chiaro, porta con sé sempre ottime storie. Una volta fu addirittura secondo in tutta la stagione regolare NBA per percentuale dal campo, nello stesso anno in cui arrivò settimo nella stessa classifica. L’ex Sixers ha perfino giocato 83 partite nelle stagione regolare 1996/97, una più del massimo. Com’è possibile? Portland lo impacchettò verso Detroit per arrivare a Stacey Augmon e evidentemente i Pistons avevano qualche gara in arretrato.

Vince il round: Aaron McKie, anche perché con la legge ha avuto un solo problemino riguardante due armi da fuoco. Bonzi invece…

Una squadra molto ok, di cui peraltro Bonzi ha parlato di recente di quel periodo, dicendo che “ci hanno demonizzati per trovare una scusa valida per cederci”.

XI Round. Chi è il preferito della redazione di NbaReligion

Dopo aver disturbato la chat redazionale con una domanda inerente a Bonzi e Aaron, queste sono state le risposte:

“Minchia Aaron McKie”

Viene condiviso questo video.

Il sesto uomo dei Sixers di AI3 sembra in vantaggio. Poi arriva quest’altro contributo:

“Bonzi Wells, come Orson Welles, ma senza una E, senza capelli e senza contegno. E ricordiamo che Orson Welles impanicò mezzi Stati Uniti con una trasmissione radio. Wells invece fece di peggio negli spogliatoi e negli spogliarelli”.

Se l’avete capita beati voi. “Questa vince su tutto”  commenta un altro.

Vince, in rimonta: Bonzi Wells.

XII Round. Chi ha il miglior account Twitter

Dall’account di Bonzi si imparano diverse cose. Tipo che uno dei suoi soprannomi è Iceberg Slim, come Robert Beck. Oppure che alla Big3 c’era pieno di cappellini coatti e orologi molto vistosi e riflettenti. É stato vicino a Caleb Swanigan, che è nato nell’Indiana come lui e giocherà la prima stagione NBA a Portland come lui, 19 anni dopo. Qualcuno lo mette sull’albero di Natale. Retwitta foto old school pubblicate dall’account dei Blazers, che pure è uno dei migliori della Lega. Qui invece c’è Bonzi con una tuta nera e un simpatico elmetto bianco. E poi c’è un tizio che va a correre al Polo Nord con la sua maglia e Bonzi ha anche un account Instagram che non aspetta altro che il vostro follow (w/ the homie Snoop Dogg).

L’account di McKie non è nemmeno certificato 🙁

Vince il round: Bonzi Wells.

Verdetto

Aaron McKie è avanti 7-5 nella somma dei punti. Bonzi è decretato il miglior twittatore (utile), ma anche il miglior attaccante palla-in-mano (inutile): insomma, nei round più importanti non ha sempre vinto. Vince, insomma, Aaron McKie, ma siamo sicuri Bonzi non se la prenderà.

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