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Playoffs NBA 2015

Top & Flop. Le pagelle di Cleveland vs Boston (Gara 1)

I Cleveland Cavaliers si sono portati in vantaggio sui Boston Celtics nel primo appuntamento di questa serie di Playoffs. Una delle contender più accreditate, fin da inizio stagione, per la vittoria finale, affronta la vera e propria Cenerentola di questa postseason. Andiamo a vedere come si sono comportati i singoli protagonisti in questa partita.

CLEVELAND CAVALIERS

Kyrie Irving 8: Si sa che l’NBA della regular season non è la stessa NBA che si trova ai Playoffs. E Kyrie nei suoi quattro anni all’interno della lega, di Playoff non aveva sentito mai nemmeno il profumo. I timori di una sua falsa partenza erano più che fondati. Il ragazzo invece decide di esordire nella sua prima postseason con una prestazione portentosa e priva di qualsiasi timore reverenziale. I suoi numeri, 30 pts, conditi da 3 rbd e 2 ass, con 11/21 dal campo, parlano da soli, ma non si potrà capire la sua importanza nell’economia di gioco dei Cavaliers se non si guarda l’impatto della sua presenza sul loro attacco. E tra l’altro, starlo a guardare è un piacere di quelli da provare. BUONA LA PRIMA.

LeBron James 6.5: Il Re, attesissimo al ritorno in postseason con la sua Cleveland, vive una serata di luci e ombre. Un primo quarto passato un po’ in panchina, poi fenomenale nel secondo. Quando, però, si accorge che la difesa di Boston è come burro per lui, comincia a prendersi isolamenti e tiri forzati che, alla lunga, risultano quasi deleteri per la squadra. Ma poiché LeBron è sempre LeBron, mette insieme comunque dei gran numeri, e qualche giocata da stampare su un poster da appendersi in cameretta, come quando delizia gli spalti con una schiacciata in campo aperto che è pura espressione di strapotere fisico e atletico. Mezzo punto in meno perché non fa tutto quello che potrebbe fare. DR. JEKYLL & MR. HYDE.

Kevin Love 5: Un inizio infausto per il prodotto di UCLA ed ex Minnesota Timberwolves, che mai aveva calcato un palcoscenico tanto importante. Sembra confuso e fuori luogo per gran parte della prima metà di gara (nella quale manda a bersaglio solo due tiri su undici) e ci mette quasi un quarto e mezzo per segnare il suo primo canestro in postseason. Al rientro dall’intervallo lungo è praticamente disastroso in fase offensiva e ininfluente in fase difensiva. Per fortuna sua i Celtics non contano un solo centro propriamente detto in tutto il roster, così a metà terzo quarto è già in doppia cifra di rimbalzi. Si sveglia nella seconda metà di partita, quando i suoi compagni hanno già dato l’allungo decisivo per sfiancare gli avversari. Mette insieme cifre importanti che mascherano la prestazione scialba, ma fa davvero troppa fatica. Per uno con le sue capacità non va affatto bene così. ANSIA DA PRESTAZIONE.

J.R. Smith 4.5: Una partenza intermittente lascia solo intravedere qualche lampo del mattatore in grado di condurre i New York Knicks a un record di 54 vittorie, vincendo anche il titolo di Sesto Uomo dell’Anno, ma J.R. stasera è troppo nervoso, troppo discontinuo. Un paio di bombe (importanti) vanno a segno, ma per il resto è irriconoscibile: poco coinvolto nell’azione dai compagni più blasonati, si prende pochissime responsabilità, finché, a inizio terzo quarto, dopo lo “show degli orrori” offensivo di Love, decide di sfondare piuttosto che aggirare i blocchi di Olynyk. Il risultato sono due falli in due secondi di gioco. Blatt lo fa sedere immediatamente in panchina, e qui finisce la sua partita. ARIETE.

Timofey Mozgov 6: Dopo l’infortunio di Varejao, Cleveland era in cerca di un rim protector che in attacco non pretendesse quasi nulla. In questo senso la scelta di Mozgov è stata forse la più oculata dell’establishment dei Cavs nell’ultimo anno. Anche questa sera Timofey non chiede un pallone che sia uno in attacco, e anzi, quando riceve un lob di LeBron che chiede solo di essere schiacciato in fondo alla retina va in bambola e perde il possesso. Dietro però è un muro, e nel finale di partita si toglie anche la soddisfazione di piazzare due stoppate di pura potenza fisica. MINIMO SINDACALE.

Tristan Thompson 6: Non è un’esplosione di atletismo, non ha mani educatissime e non è una macchina da punti, ma sicuramente il #13 dei Cavs non può essere rimproverato di non metterci il cuore, anzi, tutt’altro. Questa è la sua qualità principale, una qualità che a coach Blatt non dispiace affatto. Infatti gioca 25 minuti, portando alla causa 12 pts e 6 rbd, dei quali 4 offensivi (la specialità della casa). È il migliore della panchina dei Cavaliers, e visto che tutta la squadra, escludendo i punti dei Big Three, ha fatto registrare 44 pts, è già un bel viaggiare. OLTRE L’OSTACOLO.

BOSTON CELTICS

Isaiah Thomas 7: Parte dalla panchina per entrare a spaccare la partita, ma già a metà primo quarto Brad Stevens sa di non poter fare a meno di lui, e lo butta nella mischia. Lui entra con una carica impressionante e mette a ferro e fuoco una difesa dei Cavaliers incapace di sostenere la sua velocità. Poi però si sente troppo compreso nel suo ruolo di trascinatore e finisce per fare troppi errori. C’è poco da rimproverargli comunque. ELFO DI BABBO NATALE.

Kelly Olynyk 7: Anche lui inizia la partita seduto sul pino al fianco del coach che gli preferisce Zeller nello starting five, poi però si riguadagna il posto a suon di punti e con il contributo fondamentale dei suoi blocchi e del gioco senza palla. Anche lui, come tutta la squadra, tende a spegnersi man mano che passano i minuti e la voragine che divide Cavs e Celtics va approfondendosi, ma ha l’onore di essere uno degli ultimi ad arrendersi. A un certo punto del match prende un colpo sull’occhio che lo costringe in panchina per qualche minuto. Quando rientra sembra il protagonista di un film dell’orrore, ma gioca egregiamente lo stesso. Due triple nella stessa partita se le sarà segnate sul diario. RICCIOLIDORO.

Evan Turner 6: Un buon inizio per lui, poi però scompare letteralmente dal campo, un po’ perché Brad Stevens esplora altre opzioni, un po’ perché è lui stesso a rimanere avulso dal gioco. Nel finale trova un po’ di feeling, quando ormai è troppo tardi per fare qualcosa. Ha comunque il merito di provarci fino all’ultimo, non dandosi mai per sconfitto. Suoi gli ultimi punti del match, due liberi che, nella sostanza, cambiano ben poco. DIESEL.

Marcus Smart 6.5: Per essere la sua prima apparizione ai Playoffs da rookie il ragazzo riesce a esprimere personalità e mette in mostra alcuni sprazzi di bel gioco. In attacco non è al livello più eccelso, molto meglio la difesa, e se tutti continuano a sostenere che è la difesa che fa vincere i campionati un motivo ci sarà. FATTORE D.

Jared Sullinger 5.5: Il poco tempo che passa sul parquet non riesce a dare una dimensione della sua abilità e della differenza che potrebbe fare in questa serie. Per il poco che gli è concesso giocare si muove bene e crea anche qualche difficoltà alla difesa dei Cavaliers, ma  appare in ritardo di condizione, forse addirittura un po’ grasso. Il recupero dal lungo infortunio che lo ha tenuto fuori in regular season non è ancora del tutto completato. Bisognerà dare una svolta per aiutare questi Celtics. NASCOSTO.

Avery Bradley 5: Così non va, decisamente. La guardia ex University of Texas, specialista difensivo tanto da diventare il guardaspalle di Rajon Rondo negli anni passati, stasera è evidentemente fuori dalla partita, e dalle sue parti i Cavs passano facilmente, trovando canestri importanti. A onor del vero va detto che il dislivello fisico tra lui e i suoi diretti avversari in questa serie è comunque proibitivo. Il discorso non migliora guardando all’attacco. 7 pts per lui, con 3/10 dal campo, hanno il sapore di un’occasione sprecata. Come tutti i Celtics ci mette il cuore, ma contro questa Cleveland non può bastare. NON PERVENUTO.

Tyler Zeller 4.5: Brad Stevens gli concede la sua fiducia, e nei primi minuti sembra una mossa straordinariamente azzeccata, con il centro #44 in maglia bianco-verde a far registrare 6 pts in rapida successione. Poi però, semplicemente, sparisce dalla partita. Un po’ è merito di Olynyk, che si guadagna minuti sul parquet proprio a suo discapito, ma anche lui ci mette del suo, rientrando in campo molle e quasi timoroso. DESAPARECIDO.

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