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Playoffs NBA 2015

Top&Flop Los Angeles Clippers – San Antonio Spurs, gara 6!

Il numero di battiti è ancora alto. Ormai sono 2 settimane che non vuol saperne di abbassarsi, tutto merito di questa serie senza soluzione di continuità, che non ha nessuna intenzione di trovare un padrone. Ancora un capovolgimento di fronte, ancora un colpo di scena. Si va a Gara 7 e, visto l’equilibrio, difficile non essere d’accordo su quanto ha decretato il campo.

I temi tattici sono sempre gli stessi. Per i losangelini il quintetto titolare a scavare il solco, per i texani la panchina a ricucire. Punti in contropiede 18-2 Clippers, tiri dall’arco a bersaglio 12-4 per gli Spurs. Il punteggio finale recita 102-96 per gli uomini di Doc Rivers, i voti ai migliori e peggiori invece sono i seguenti.

SAN ANTONIO SPURS

Duncan, 6. Nonostante il fiato corto, nonostante la stanchezza si faccia sentire, nonostante l’età, doppia doppia d’ordinanza sempre a referto. 12-13-3 per lui nei “soli” 31 minuti sul parquet, figli questi sì delle 39 primavere che gravano sulle spalle del caraibico. Inossidabile.

Green 5. Ancora 1/5 dalla lunga distanza, ancora quell’apporto decisivo che manca. Utilissimo in difesa, ma non basta (e i 26 minuti di utilizzo sono lì a dimostrarlo). Panchinato.

Leonard, 5. Troppo impreciso in attacco visti gli stardand ormai raggiunti (3/15 al tiro). Un paio di canestri pesanti in uno dei tanti momenti di difficoltà Spurs, ma poi poco altro. In difesa in affanno prima su Redick e poi su Paul. Dopo le esorbitanti prestazioni, la prima vera brutta gara per Kawhi. Umano.

Parker, 5. Problemi fisici, impossibilità di recuperare al meglio, stanchezza dettata dagli impegni incessanti. Ma le difficoltà sono palesi, soprattutto pensando al giocatore che 12 mesi fa scorrazzava nelle pieghe delle difese avversarie. Le sofferenze difensive poi, seguono a ruota. Imballato.

Diaw, 7. Sesto uomo dell’anno. Apre il campo (nonostante il tiro da 3 non vuol saperne di entrare), gioca spalle a canestro come un lungo, la passa come un play e marca tutti in difesa. Ah, a tempo perso disegna canestri di difficoltà inaudita. La vera anima dei nero argento. Prestigiatore.

Belinelli, 8. 22 minuti, 7 triple, 23 punti, +13 di plus/minus, +30,6 di Net Rating. Un cacciabombardiere atterrato all’AT&T Center, un cecchino capace di accendersi sia nel secondo quarto (12 punti in 2 minuti e sfido tutti voi ad esser rimasti seduti e composti sul divano) e nuovamente nel quarto periodo, totalmente in trans agonistica. In difesa soffre quando si trova accoppiato con CP3, ma chissenefrega. Italians do it Better.

LOS ANGELES CLIPPERS

Paul, 8,5. Il mezzo voto in più rispetto al Beli è d’obbligo perché è palesemente il più forte in campo, testa e spalle su tutti. Domina la partita, la possiede per 44:29 di gioco. Non segna fino a metà terzo quarto, ma sai che quando inizierà non la smetterà più. A fronte di 15 assist perde 1 solo pallone, nonostante i raddoppi e le chele di Leonard. E poi la difesa, i canestri impossibili, la leadership. Fenomeno.

Griffin, 7,5. 26 punti, 12 rimbalzi, 6 assist. Le sue medie insomma, la norma. Contro la difesa degli Spurs, giocando sempre, senza mai rifiatare. In difesa sempre più maturo, anche grazie agli adattamenti apportati da Rivers. Pilastro.

Jordan, 7. I liberi e la continua giostra di falli non lo piegano (anche se continua a sbagliarli), la presenza atletica è sempre quella. 15-14 e 3 stoppate sono sempre garantite. Il coach dei losangelini per evitare eventuali brutte sorprese (leggasi interferenze) lo fa sedere in panchina gli ultimi 2 minuti. Certezza (in tutti i sensi).

Redick, 7,5. Ciò che serve a Clippers per vincere la serie. 19 macigni messi a referto e pericolo costante ed in continuo movimento sul parquet, nonostante manchi ancora il tiro da 3. I suoi sono i punti che tengono avanti i losangelini per lunghi tratti di gara. Uomo in più.

Crawford, 6,5. Un paio di canestri nel quarto quarto che pesano, che strappano la partita e portano la serie a gara 7. Morso del campione.

Davis, 6,5. 10 minuti scarsi di gioco, poi il problema fisico che lo costringe ad abbandonare la contesa. Blocchi statuari, presenza (tanta, direi, vista la stazza) e molta energia. Utile.

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