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Playoffs NBA 2015

Game of Votes: Le Pagelle di Gara 1 delle Finals

Nella notte fra Giovedì e Venerdì è andata in scena alla Oracle Arena di Oakland la tanto attesa prima partita di queste Finals 2015. Gara tesa, giocatori un po’ contratti e in generale partita molto tirata che ha trovato l’epilogo conclusivo solo dopo 5 minuti di Over Time. Non male come inizio della serie.

Nella notte di oggi, sempre sullo stesso palcoscenico, si giocherà Gara 2. La prima l’han vinta i padroni di casa, che vincendo anche stasera potrebbero mantenere il vantaggio del fattore campo e cominciare ad allungare, piano piano, una mano sul Larry O’Brien Trophy.

Sempre oggi è prevista anche la messa in onda del nono episodio della 5^ stagione di Game of Thrones. Puntata, la numero 9, che fino ad ora ha sempre regalato emozioni. Per questo noi di Nbareligion.com abbiamo deciso di omaggiare la serie con queste pagelle tutte speciali. Vediamo ora chi sono stati i migliori e i peggiori lord, lady, re, regine, cavalieri, scudieri o prostitute del primo episodio delle Finals.

 

 

CLEVELAND CAVALIERS

 

  • LeBron James. Beh, che dire su questo giocatore? Semplicemente straordinario. Di fronte alle paure e alla relativa inesperienza dei compagni fa come la stella cometa e indica la via. È un re e gioca da tale, con una classe e una presenza mentale, fisica e tecnica sulla partita di altro livello. Non è un Re come Joffrey e non si tira indietro quando la battaglia impazza, forse è più come Jon Snow, impavido pur nelle avversità. Non si risparmia LeBron, ne fa 44 con 18/38 dal campo. Tanti, troppi forse, eppure non sufficienti a regalare ai suoi la vittoria. Un Iguodala in grande spolvero e un errore sul pick n roll di chiusura dei tempi regolamentari gli negano la gioia della vittoria. Ma questo è solo l’inizio. VOTO 8. Winter is coming.
  • Kyrie Irving. Se LeBron è Jon Snow, Kyrie è il fido Metalupo Spettro. Sempre al fianco del suo condottiero, salta fuori nel momento di maggior bisogno per azzannare l’avversario. Il numero 2 dei Cavs sembra fra quelli che sentono meno la pressione di una Finale NBA, nonostante la giovane età. Quando LeBron è in panca o in difficoltà a gestire la marcatura stretta di Iguodala, si carica sulle spalle l’attacco della squadra e segna canestri pesanti sia in penetrazione, che da dietro l’arco (23+7+6 per lui). La stoppata su Curry a pochi secondi dalla fine su punteggio di parità è una giocata d’importanza capitale, che avrebbe potuto cambiare i destini della partita e, se avesse evitato i supplementari, perché no anche della serie. Da adesso infatti il buon Kyrie dovrà guardare i compagni da bordocampo, visto l’infortunio patito nel corso dei supplementari, che lo terrà lontano dal parquet almeno 3-4 mesi. VOTO 7.5. Lupus in fabula.
  • Timofey Mozgov. Il Russo gioca una partita più che dignitosa, con pochi guizzi, ma ben assestati. I 16 punti (5/10 dal campo) sono conditi da facili canestri realizzati a seguito di ottimi tagli e da un grande presenza sotto le plance (7 i rimbalzi catturati), che con l’allungarsi della serie potrebbero diventare dei fattori, vista la carenza di centimetri nel pitturato dei Warriors. Il ragazzo è un po’ bruttino, magari anche un po’ sfigato, ma ha studiato parecchio e ha origini cestisticamente nobili e se gli metti in mano del Vetro di Drago potrebbe anche far fuori un Estraneo. VOTO 7. Samuel Tarly.
  • Tristan Thompson. Una vera spina nel fianco nel pitturato per i Warriors, che, specialmente nel primo tempo, non riescono a prendergli le misure sotto canestro, tant’è che mangia in testa a tutti quanti. A fine partita di rimbalzi ne cattura 15, di cui ben 6 in attacco, costituendo uno dei migliori schemi offensivi dello striminzito attacco dei Cavaliers e confermandosi uno dei migliori della lega in quest’ambito. Peccato che non riesca a contribuire alla causa con qualche punto in più (solo 2 con ¼ dal campo). Si sbatte un sacco per la squadra, ma palesa ancora troppi limiti e la buona volontà, alle Finals, non basta. VOTO 6. Hodor.
  • J.R. Smith. L’ex guardia dei Knicks alla sua prima apparizione nelle Finals parte bene. Sembra concentrato e sul pezzo e quando viene chiamato in causa risponde sempre presente. La tripla allo scadere del primo tempo lascia intravedere i soliti sprazzi di grande talento e presagire una prestazione di livello. Così non è, tuttavia, e nel secondo tempo il buon J.R. non becca il canestro nemmeno con il GPS. Insomma parte in quarta, ti tiene in sospeso facendoti presagire grandi battaglie e spargimenti di sangue, c’è pure una discinta Lady Melisandre (leggasi Rihanna) a bordocampo a sostenerlo, ma alla fine si perde e rimane bloccato nella neve, paralizzato dai dubbi. VOTO 5. Stannis Baratheon.
  • Iman Shumpert. S.v.
  • Matthew Dellavedova. S.v.

 

 

GOLDEN STATE WARRIORS

 

  • Steph Curry. L’MVP della Regular Season mostra qualche sintomo di “Sindrome da Braccino” all’inizio della partita. Qualche tiro sbagliato di troppo ne è la conferma. Pian piano, però, si scioglie e ritrova il suo ritmo e soprattutto una panchina molto reattiva ed efficiente. Il livello di fiducia aumenta con il passare dei minuti e il ragazzo chiude il match in crescendo con 26 punti (10/20 dal campo) e 8 assist. L’andamento di gara 1 è stato un po’ lo specchio del percorso di Curry fino ad ora. Una partenza in sordina con nessuno pronto a scommetterci un penny. La stirpe cestistica di provenienza, tuttavia, è di nobiltà assoluta e destinata ad emergere. Se poi, pur essendo piccolo e “indifeso”, ti capita per le mani un esercito fedelissimo e hai la possibilità di scatenare 3 draghi, l’equazione è risolta. La rincorsa al trono è cominciata. VOTO 7/8. Daenerys Targaryen.
  • Klay Thompson. Anche lui è apparso un po’ contratto e aggiogato ad inizio partita. Solo che, a differenza di Curry, non è riuscito appieno a ribellarsi allo status quo. È vero, ha segnato qualche buon canestro e chiuso a 21 punti, ma tirando male (5/14) e soffrendo più del dovuto. La discendenza nobile è evidente, ma sta passando un periodo sfortunato, sbattutto di qua e di là e con qualche botta subìta di troppo. Dovrà tirare fuori gli artigli per uscire da quest’impasse. VOTO 6,5. Sansa Stark.
  • Draymond Green. Giocatore dal grande cuore, viene un pochino limitato dalla sua emotività. Spesso appare un po’ nervoso e sopra le righe e questo lo porta ad avere un problema di falli che si protrae per tutto il match. Nonostante ciò e la difficoltà a contenere i lunghi avversari sotto canestro, dedica come al solito tutto se stesso alla causa. Le statistiche sono modeste (12 punti con 4/13 e 6 rimbalzi) ma il lavoro difensivo svolto su LeBron, in alternanza con Iguodala, porta i suoi frutti e, alla fine, sfianca il re. Combattente nato e dal carattere estroverso e leale (a volte forse troppo), risulta spesso un bersaglio per gli avversari, che provano a far leva sulla sua emotività, ma alla fine ne esce sempre. VOTO 7. Brianne di Tarth.
  • Harrison Barnes. Il canestro che chiude la partita lo segna lui con una tripla dall’angolo nell’Over Time. Il tutto dopo una prova tutto sommato onesta, in cui si limita a fare quello che serve. L’atteggiamento in campo è da campione navigato, non lascia trasparire nulla. È pagato per fare questo, e lo fa. VOTO 6. Bronn.
  • Andrew Bogut. Nettamente il peggiore dei suoi. L’australiano soffre come non mai i centimetri e l’atletismo di Mozgov e Thompson, che, in sostanza, lo violentano per tutti i 29 minuti in cui è sul parquet. È il baluardo difensivo e uno dei giocatori-chiave per i Warriors, che da lui si aspettano sicuramente di più. Nobile caduto in disgrazia e con troppi stupri di mezzanotte alle spalle. VOTO 5. Theon Greyjoy/Reek.
  • Andrè Iguodala. L’ex ala di Sixers e Nuggets è l’uomo che nessuno si aspetta. Esce dalla panchina e, in sostanza, vince la partita per i suoi. A dirla tutta, anche lui soffre una partenza esitante, sbaglia qualche tiro (non propriamente il suo mestiere) e ne passa qualcun altro. Poi trova una schiacciata in penetrazione e si accende. 15 punti (6/8), 3 rimbalzi, 2 assist e una palla rubata non bastano ad illustrare il suo contributo. Iguodala fa sempre la cosa giusta, trova giocate importanti e segna tiri pesanti. Il capolavoro vero, però, è la difesa su LeBron James: arcigna, competente, asfissiante. Quando lo prende lui, LeBron perde 3 palloni e sbaglia 10 tiri su 14, fra i quali anche il jumper allo scadere, che avrebbe potuto dare la vittoria ai Cavs, senza passare dai supplementari. Lui è quell’uomo posato, che predilige restare dietro le quinte e aiutare gli altri, pur avendo le qualità per far parte dell’elite. Un po’ è scelta sua, un po’ sono anche gli altri a sottovalutarlo e spesso a screditarlo. Poi, però, può capitare che gli scattino i 5 minuti e commetta un parricidio con una balestra, nel cuore della notte, mentre il malcapitato genitore, ignaro, è comodamente seduto sul cesso a defecare. VOTO 8. Tyrion Lannister.
  • Marrese Speights. Cagnaccio brutto e cattivo, esce dalla panca in un momento di grossa difficoltà per i suoi e piazza dei canestri importantissimi. Alla fine chiude con 8 punti in 8 minuti, pochi ma tutti fondamentali. È il male necessario. VOTO 7. Sandor Clegane a.k.a. Il Mastino.

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