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Editoriali NBA

IrresistibiBulls

Finita, sembrava davvero finita. Non più tardi di due mesi fa, la stagione dei Chicago Bulls pareva davvero essere arrivata al consueto binario morto. Il secondo grave infortunio a Derrick Rose e la trade che ha comportato la cessione di Luol Deng ai Cleveland Cavaliers avevano apparentemente posto una pietra tombale sulle speranze della franchigia dell’Illinois. Sogni di titolo finalmente raggiunto? Nisba. Playoffs esplorati in profondità? Meglio sorvolare anche su tale possibilità, concentrandosi su di un futuro pieno di punti interrogativi e poche certezze. Sì, perché a metà Gennaio il record parlava chiaro: 17-19, privi di due uomini chiave e con la concreta prospettiva di far saltare in aria il resto della baracca e provare a ricostruire dal Draft. Poi è successo qualcosa.

E’ successo che i Bulls sono allenati da un vero top3 della panchina, coach Tom Thibodeau. Limitato, sicuramente per quanto riguarda la fase offensiva, con un carattere non certo malleabile, circondato da voci di un possibile passaggio ai Knicks ma con un dogma davvero irrinunciabile: impegnarsi, sempre e comunque, e lottare su ogni singolo pallone e possesso. E’ successo anche che Joakim Noah abbia elevato ulteriormente il proprio livello di gioco nelle ultime settimane, diventando la reincarnazione di Bill Walton o Vlade Divac, due che comunque, fortunatamente, sono vivi e vegeti tra noi. Il francesone si è scoperto passatore d’eccezione, sfornando una tripla doppia dietro l’altra manco fosse il Jason Kidd dei giorni migliori, non facendo mai mancare il proprio contributo di anima del gruppo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: Chicago ha ingranato la quarta, ritornando il solito osso duro da affrontare delle ultime stagioni, riguadagnando quota e quotazioni nella non irreprensibile Eastern Conference.

Il bilancio, attualmente, è più che positivo: 36-29, con una chiara possibilità di guadagnarsi il vantaggio del fattore campo nel Primo Turno della prossima postseason, a meno di un mese dall’inizio della stessa. La scossa è stata data da una vittoria in triplo overtime contro i Magic il 15 Gennaio. Da lì la squadra, che aveva toccato il fondo in prossimità di Natale, ha migliorato sensibilmente la propria pallacanestro, raggiungendo il picco di forma attorno all’All Star Game e mietendo qualche vittima illustre di recente, ad esempio i tanto “amati” Miami Heat.

Le ricette di tale ritorno ai vertici sono tutt’altro che segrete: garra, fisicità e tanta, tanta difesa. Questa non è di certo una novità per l’architetto della soffocante propria metà campo dei Celtics campioni nel 2008, avendo mantenuto tale caratteristica da quando ha ricevuto in dono la panchina che fu di Phil Jackson. Ancora una volta, i Bulls sono ai vertici delle classifiche di specialità. Secondi per punti concessi (92,3), defensive rating e percentuale consentita agli attaccanti avversari, un misero 43,2%. Sul tiro da tre si potrebbe fare qualcosina di meglio (quattordicesimi nella Lega), ma si tratta chiaramente di andare a cercare il pelo nell’uovo, dato che da tutte le altre zone del parquet Chicago è nella élite della NBA. Tra i principali artefici il solito Noah, Taj Gibson, tra i migliori difensori del proprio canestro di tutto il campionato, Kirk Hinrich e Jimmy Butler, al numero 1 di squadra per quanto concerne il defensive rating individuale.

Come da tradizione, una difesa rocciosa riesce a compensare le lacune dell’attacco dei Tori scatenati. Chicago è, infatti, ultima per punti segnati (93,4), penultima per pace factor e terz’ultima per offensive rating e per percentuale di realizzazione (43,2%). E’ in questo settore, e non poteva essere altrimenti, che si sente la mancanza di gente come Rose e Deng, di un realizzatore affidabile in grado sia di catalizzare che di trasformare con successo i possessi offensivi. Qualche miglioramento in tal senso si è comunque intravisto nelle ultime settimane. Se superare la fatidica quota 100, nella prima parte di regular season, era davvero più difficile che oltrepassare le Colonne d’Ercole, da dopo l’All Star Game tale evento è accaduto con più regolarità. Merito delle rinnovate doti di passatore di Noah, in grado di costruire opportunità ai compagni. Merito anche della scossa d’adrenalina fornita da DJ Augustin, l’unico in grado di garantire un po’ di imprevidibilità ad una squadra che ne ha certamente bisogno, che da quasi tutte le posizioni del campo non riesce a trovare con continuità il fondo della retina. Ad esempio, i Bulls sono ultimi per percentuale nella fascia che va dai 5 ai 9 piedi di distanza dal ferro, un dato davvero inequivocabile. A fare da (parziale) contraltare a tali caratteristiche, il buonissimo numero di rimbalzi offensivi catturati che permettono vitali secondi possessi, frutto sempre della piovra col numero 13.

Dicevamo di Noah: è l’MVP della squadra, nonché uno di quelli destinati ad essere tra i primo 10 della speciale graduatoria a fine regular season, a meno di crolli improvvisi nelle prossime settimane. Non diteglielo però, né provate a cantarlo durante i tiri liberi come gli improvvidi e sempre tantissimi (primo posto della Lega) tifosi allo United Center: la cosa lo infastidisce e parecchio. Un soggetto sicuramente singolare, dalla bocca perennemente in movimento ma con un’innata ed irrefrenabile voglia di vincere. Le statistiche non dicono tutto: doppia doppia di media a quota 11,3 rimbalzi, condita da 5 assist ad incontro, cifra che sta lievitando nelle ultime settimane. Dal campo si tira sotto il 50%, un dato assolutamente da migliorare, nonostante il caratteristico/folcloristico movimento di tiro, il famigerato Tornado, sia entrato per ben il 58% delle volte dai 5-6 metri, un miracolo data la meccanica vietata ai minori di 90 anni. Occhio comunque ad incontrarlo nei Playoffs: il ragazzo è motivato ogni anno che passa, alla ricerca di un titolo per i propri colori.

Top scorer di squadra, a quota 14,3 è il già citato DJ Augustin, al momento anche miglior passatore con 5,2 passaggi vincenti. Scartato dai Raptors, si è subito inserito alla meraviglia nella formazione dell’Illinois, diventandone anche il miglior tiratore da tre punti per percentuale pur partendo dalla panchina. Dietro di lui, tra i migliori marcatori, c’è Carlos Boozer. Le cifre sono sempre discrete (14+8,5), ma i difetti sono ormai cronici, soprattutto nella metà campo che importa di più al suo allenatore. Non a caso, è cresciuto per importanza Taj Gibson, che gioca gli stessi minuti dell’ex Duke riuscendo ad esserne più incisivo, diventando di fatto uno dei migliori sesti uomini della Lega. Un altro che non fa mai mancare il proprio contributo è Jimmy Butler, nonostante i diversi guai fisici che lo hanno tormentato ad inizio stagione. Ragazzo dalla storia particolare, già raccontata in passato sul nostro sito, si fa sentire particolarmente in difesa, con mani forti e veloci (2 recuperi di media), aiuto a rimbalzo ed una capacità apprezzabile nel contenere gli attaccanti avversari. Chiedere, ad esempio, a Lebron James.

Qualche vecchio lupo di mare tra gli altri uomini importanti della rotazione di Chicago. Playmaker, stante l’assenza di Rose, è sempre Kirk Hinrich, una vera bandiera da queste parti. I numeri non sono da far girare la testa, il cuore e la grinta in difesa sì. Ala piccola, nonché tiratore designato in situazioni di catch&shoot è Mike Dunleavy, in doppia cifra ad 11 di media. Dalla panchina, citati già Augustin e Gibson, c’è poco da segnalare, anche se il management della squadra si auspica una crescita, già dalla prossima stagione, del rookie Tony Snell.

Quali sono le prospettive di questi Bulls? Realisticamente, date le assenze di cui abbiamo già più volte sottolineato l’entità, è quasi impossibile che arrivino fino in fondo, a meno di imprevedibili risvolti da pellicola hollywoodiana. Il calendario non presenta particolari test probanti, soprattutto ad Aprile, quindi è possibile prevedere una terza/quarta piazza ad Est, con il passaggio del Primo Turno ed una Semifinale di Conference in cui battersi sino alla morte contro la Indiana o Miami di turno. Perché sul cuore di questa squadra sarebbe possibile scriverci un trattato pieno di meritati elogi. Augurando loro ed a tutti i tifosi di poter rivedere presto in campo Rose, riuscendo così a progettare il futuro prossimo venturo di questa formazione.

Alessandro Scuto

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