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The other Dream Team: un sogno lungo la cortina di ferro

1988: olimpiadi di Seoul. Un anno prima dalla caduta del muro di Berlino, la semifinale di basket si gioca tra Stati Uniti ed Unione sovietica.  La linea di metà campo separa due superpotenze, due influenze politiche. Non è la prima volta che le due nazioni si scontrano sul parquet. Gli americani ricorderanno bene quei last three second di Monaco alle olimpiadi del 1972, il lay up del sovietico Aleksander Bekov che fece calare la notte e segnò la fine di un’imbattibilità storica. Due partite che spiegano il significato, nello sport, di Guerra Fredda.  Ma quella giocata nel 1988 ha un sapore diverso. L’ultimo atto dell’URSS non solo come superpotenza politica, ma anche come superpotenza sportiva. Dopo aver guidato l’Unione Sovietica per la medaglia d’oro, Arvydas Sabonis, Sarunas Marciulonis, Valdemaras Ciomicius e Rimas Kurtinaitis diventano i quattro eroi da Kaunas, Lituania.  Città di 300 mila abitanti situata nella parte centrale del paese. Luogo di culto per la palla a spicchi, dove i protagonisti del film muovono i primi passi.  Bill Walton è la prima voce narrante. Da come spiega l’invasione russa  del 1940, quando la Germania cedette la Lituania ai sovietici in cambio di una maggiore porzione della Polonia, sembra nato per commentare gli eventi storici.

L’oppressione russa spazzò via il patrimonio culturale lituano, ogni manifestazione esteriore dell’identità culturale lituana venne proibita, mentre le opere artistiche vennero duramente danneggiate (molte chiese, simbolo della devozione popolare lituana al cristianesimo cattolico, furono chiuse.) Una nazione messa in ginocchio dall’egemonia russa.  Un paese  lontano dal periodo di indipendenza pre-sovietica in cui si era già affermato nel basket vincendo gli europei del 1939.

Vilnius, 2011. Una signora racconta di aver costretto suo figlio ad iscriversi ad un corso di danze popolari all’età di 7 anni perché: “Come può un uomo sposato, non sapere ballare il valzer?”. La signora è la madre di Jonas Valanciunas, centro NBA attualmente in forza ai Toronto Raptors. Da Vilnus, capitale della Lituania, riprende il documentario. Ci troviamo alla basketball academy di Sarunas Marciulionis, uno dei quattro eroi da Kaunas. Nella città in cui è nato, spiega il campione olimpico ed ex Warriors( più altre apparizione NBA in maglia Sonics, Kings e Nuggets), la pallacanestro è uno stile di vita. Campetti sparsi a macchia d’olio e alcuni di questi costruiti manualmente, alla buona. Il gioco veniva interrotto solo dalle urla del nonno, per avvisare che la cena era pronta. Le ore più belle della giornata venivano spese su quel 15×28 m di asfalto.

Dopo l’occupazione russa del 1940, le cose precipitarono un anno dopo, quando la Germania di Hitler cominciò l’operazione Barbarossa e la Lituania, in quanto regione limitrofa, fu immediatamente coinvolta nell’invasione. Decine di migliaia di giovani ebrei furono deportati in Germania per lavorare. La parola va a Valdas Adamkus, ex presidente della Lituania, che ricorda di quando lasciò il paese all’età di 17 anni, dell’immenso caos tra la gente e della volontà più radicata nelle persone di scappare via. Juozas  Butrimas, sopravvissuto ai Gulag in Siberia, racconta  di come costruirono un campo da basket e di come la pallacanestro ridesse loro la dignità e il senso di vivere.

 

Con i capelli a caschetto e un fisico mingherlino, Arvydas Sabonis comincia a farsi strada nel basket che conta. Centro dello Zalgiris Kaunas,  non ancora completamente sviluppato in altezza (2.10 m, ma arriverà a 2.23) per un ragazzo della sua stazza ha un’agilità di piedi e di mani incredibili. Lungo dalla visione di gioco strabiliante, con  gli occhi dietro la testa. Tira, passa, conduce il contropiede, un factotum. Nello Statyba Vilnius milita invece il nostro secondo protagonista, Sarunas Marciulionis. Guardia di 1.93 m nativo di Kaunas, è giunto nella capitale lituania con i genitori e una valigia quasi vuota. Un tipo tosto, instancabile lavoratore che taglia le difese come un coltello fa con il burro. Uno che se ha un obiettivo, lo raggiunge.

La timeline del documentario si ferma bruscamente  ai primi anni ’80. La polizia scgreta  scheda e controlla migliaia di cittadini sospettati di simpatie indipendentiste. Se vengono confermati colpevoli, la polizia li arresta e li interne nelle prigioni segrete nel centro di Vilnius.  Difficile vivere bene in un clima simile.  E lo è ancora di più se per acquistare un’ automobile, dopo tante fatiche e risparmi, sono previsti 10 anni di attesa per la consegna. La nazionale sovietica però, gode di facilities che i normali cittadini dell’ URSS non possiedono.  I viaggi e le partite in giro per il mondo sono un modo per acquistare cose introvabili in territorio sovietico. Vestiti, elettrodomestici, musica. Alcuni giocatori aprono piccoli business, importando e rivendendo in patria gli oggetti  sopracitati.

Nel film viene dato spazio ad una di quelle partite che va oltre lo sport e tocca la politica: Zalgiris Kaunas contro CSKA Mosca. Il club sportivo dell’armata rossa  ha il vizio di eccellere in ogni disciplina. La squadra di pallacanestro è composta dai più forti giocatori provenienti da tutto il paese. Fatta eccezione per i lituani. Battere il CSKA equivale a una piccola rivincita dello schiavo sul padrone.Sabonis parla infatti di prendere a calci l’orso rosso. Ma il Club dell’Armata Rossa non può perdere contro lo Zalgiris.  Kaunas è una delle roccaforti dei movimenti indipendentisti, una sconfitta sarebbe una brutta macchia da lavare anche a livello politico. L’incontro sarà uno dei match più memorabili nella storia della pallacanestro europea. (Di cui ovviamente non sveleremo il finale)


La torre della televisione a Vilnius è il simbolo di  un turning point storico. Questo edificio è  testimone dei sanguinosi eventi del 13 gennaio 1991: il giorno del recupero dell’indipendenza  lituana. L’ex presidente Vytautas Landsberdigs racconta come la torre venne circondata dai carri armati sovietici e dagli idealisti lituani pronti a combattere per la libertà e per l’autonomia del paese. Quel giorno morirono in 13 e ci furono molti feriti. I giornalisti più coraggiosi cercarono di entrare nella torre (senza permesso e vendendo cara la pelle) allo scopo di trasmettere in diretta gli eventi.Anche la gente cominciò a mobilitarsi e si incamminò per proteggere  la sede della stampa, il parlamento e la torre della televisione. Dopo una lunga giornata di resistenza, alla fine le truppe si ritirarono. Finalmente la Lituania tornò ad essere un paese libero.

Cosa succede quando metti insieme una nazionale di basket e un gruppo musicale che fa rock psichedelico?  La risposta è racchiusa nella foto accanto. Con  il progressivo disfacimento dell’ Unione Sovietica, i  nostri quattro eroi da Kaunas sono finalmente liberi di giocare per il proprio paese. Le olimpiadi di Barcellona 1992 stanno per arrivare, ma  alla squadra mancano i soldi e uno sponsor, senza il quale è impossibile pensare di competere ai giochi. La soluzione piove dal palco di un concerto. A Detroit suonano i Grateful Dead e Marciulionis, guardia dei Golden State Warriors, si trova nella città dei motori per un match in trasferta contro i Pistons. A proporre di andare al concerto è l’assistente allenatore della Lituania Donnie Nelson( attualmente GM dei Dallas Mavericks NDR),  descrivendo  i Grateful Dead come grandi appassionati di basket. La band statunitense, venuta a conoscenza dei problemi finanziari che affligono la nazionale lituana,  decide di investire nel progetto olimpico della squadra. Un trionfo visionario di colori e il logo di uno scheletro cestista. Così si presenta la grafica delle nuove magliette. Simili ai giochi di luce e all’aria che si respira durante un loro concerto. Un tocco eccentrico che dà veramente l’idea di paese libero.


L’avventura di Barcellona mette i titoli di coda al documentario. Quindici minuti di escalation in cui la squadra dei Grateful Dead macina una vittora dopo l’altra. Sul binario opposto viaggia il Dream Team, la squadra dei sogni su cui tutti i riflettori sono puntati. Molti sapranno l’epilogo della semifinale che andò in scena tra Lituania e Stati Uniti, ma  quanti conoscono l’importanza della finalina terzo-quarto posto che si giocò in quella edizione? Sotto il nome di squadra unificata si celavano tutti gli atleti provenienti dalle ex-repubbliche sovietiche. L’URSS era giunta al tramonto anche come potenza sportiva . Eppure nell’arco di quattro anni, il roster della nazionale di basket era rimasto quasi invariato. Dopo la netta ma inevitabile sconfitta contro Team USA, la Lituania affronta una squadra ibrida, una nazionale senza un preciso colore ma che conserva intatte le pedine del vecchio scacchiere. Chissà se i quattro eroi da Kaunas riusciranno ad avere la meglio sull’orso rosso



 


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