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Playoffs NBA 2015

Top & Flop: le pagelle di Bulls vs Cavs (Gara 3)

La serie più sentita della lega si sposta in quel dell’Illinois e raggiunge lo United Center casa dei Chicago Bulls. Anche se sei un giocatore di basket professionista, se quando arrivi davanti al palazzo c’è una statua di Michael Jordan ad accoglierti, ti tornano alla mente ricordi lontani. Ricordi di quando eri piccolo, e la NBA la guardavi in televisione, e quell’uomo, con la maglia rossa e il #23 stampato sul petto, dispensava basket a tutti. Ma i Cavaliers non sono certo venuti a Chicago per perdersi nei sentimentalismi. Il grande tema è il ritorno di J.R. Smith, dopo le due giornate di squalifica per la gomitata a Crowder, la partita è di quelle importanti, di quelle in cui senti forte la tensione. Chicago è di fronte al suo pubblico, Cleveland deve tentare di rubare il fattore casa come gli uomini di coach Thibs hanno fatto in Ohio. Ne nasce una partita bellissima, punto a punto, costantemente sul filo del rasoio con 17 cambi di vantaggio. I Bulls la vincono a un nulla dalla fine, grazie a un vero colpo di genio del loro uomo più atteso, di quel Derrick Rose che con la tripla firma il 99-96 finale, nell’anniversario del “the Shot” di jordaniana memoria, realizzato proprio contro i Cavs alle Semifinali di Conference del 1989. Ma ora basta con i convenevoli, andiamo a vedere i voti dei protagonisti di questa straordinaria partita.

CHICAGO BULLS

Derrick Rose 9: Era l’uomo più atteso, in ogni senso, anche in quello strettamente temporale: due anni senza di lui nella Windy City, due anni di bocconi amari. Ma ora quei tempi sono passati. Chi, fin dai Mondiali dell’estate appena passata, lo criticava dicendo che era cambiato, che non era più così esplosivo, forte, decisivo, questa sera si è dovuto cucire le labbra mentre la parabola di quell’ultimo tiro, di quel buzzer beater fenomenale, raggiungeva la retina del canestro. Ma se dicessimo che la partita di Rose sta tutta in quel tiro sbaglieremmo completamente. 30 pts, mai banali, sempre bellissimi, tutti segnati come sa fare D-Rose, quello che ricordavamo, quelle edizione cinque stelle extralusso del 2011. 7 rbd e 7 ass, che dimostrano quanto sia completo e intelligente sul campo da basket, una stoppata fondamentale su Irving. L’unica nota negativa potrebbe essere quel 10/26 al tiro, ma se gioca così quel dato non interessa proprio a nessuno. THE WINDY CITY ASSASSIN’S BACK!

Jimmy Butler 8: La sua partita comincia con la passerella al centro del parquet per il titolo appena conquistato di Most Improved Player of the Year. Quelli che seguono poi sono 48 minuti di sostanza pura, tra punti (20 a fine partita) e rimbalzi (8) ma soprattutto qualcosa che non si può misurare con le statistiche: l’intensità difensiva, tutta portata su un certo LeBron James, non esattamente il giocatore più facile da marcare in questa lega. Non a caso il più bello dei suoi 5 (esatto, 5) steal della notte arriva proprio quando, nell’ultimo quarto, prende palla al #23 e si invola in direzione del canestro avversario. Play of the Night, almeno finché il suo compagno con il #1 sul petto non decide di tirare fuori dal cilindro la tripla. IMPRESSIONANTE.

Joakim Noah 7.5: Il centro francese non è di certo il giocatore più elegante della NBA, né tenta di esserlo. È ruvido, duro, a tratti anche “brutto” da guardare. Quando tira a canestro sembra che l’anello si restinga pur i negargli il fondo della retina. Ma Noah è e rimarrà fondamentale per questi Chicago Bulls perché porta sul parquet qualcosa che altrimenti mancherebbe, e non si tratta dei rimbalzi (stasera 11 per lui), ma dell’energia. Un’energia talmente bruciante che la si può sentire sulla pelle persino da questa parte dell’Oceano, se lo si sta a guardare. È sempre al top della concentrazione e della grinta, sempre pronto a mettersi in gioco. Non si tira mai indietro, e non permette nemmeno ai compagni di farlo. È sempre supercompetitivo, fino al limite massimo. Persino quando LeBron gli ficca una schiacciata in faccia che toglierebbe tutte le velleità da combattente a chiunque, lui è ancora lì a reagire e a ruggire, rabbioso e potente. LEONE.

Nikola Mirotic 7: Il secondo arrivato nella corsa al Rookie dell’Anno si rende protagonista di una partita davvero sontuosa, permettendosi di rappresentare, con i 12 pts messi a referto, la maggior parte dell’apporto offensivo della panchina. Gioca veramente bene nello spazio che gli è concesso, uno spazio che molto presto si amplierà, se le sue prestazioni continueranno a essere queste. Nel frattempo lui sta provvedendo a farsi crescere una barba prodigiosa, che ormai rivaleggia con quella di un certo #13 in maglia Houston Rockets. Speriamo per lui sia si buon auspicio. LEGIONE STRANIERA.

Mike Dunleavy jr. 7: Si potrebbe credere che il nome dell’ala piccola titolare dei Bulls non sia all’altezza degli altri grandi nomi del firmamento NBA. Certo vederlo accoppiato a LeBron James può far passare qualche brivido all’inizio, ma Dunleavy sa che all’interno del sistema di coach Thibodeau lui ha un ruolo ben definito nel quale rendersi utile. E anche stasera lo fa egregiamente, portandosi a casa 16 pts e 6 rbd, ma soprattutto tre triple pensanti, messe nei momenti chiave della partita. Niente male per uno che due anni fa era considerato uno scaldapanchina. COSA VUOI DI PIÙ DALLA VITA?

CLEVELAND CAVALIERS

LeBron James 7.5: Anche nella serata della sconfitta il Re riesce a non sfigurare. Dà vita, insieme a Rose, che però gioca dall’altro lato, a uno show stupendo che non si può che rimanere a guardare ammirati. È una forza della natura, sul campo è in grado di fare qualsiasi cosa, lo dimostrano soprattutto i 7 ass smistati nel solo primo quarto, a fronte dell’unico, striminzito assist fatto registrare dal resto della squadra nello stesso periodo. Purtroppo però, continua a ritrovarsi nella situazione di dover far girare da solo la squadra, e questo lo porta a fare tanti errori al tiro (8/25, nonostante i 27 pts realizzati) e soprattutto a totalizzare tante, troppe palle perse (7). Inoltre comincia a mostrare qualche segno di nervosismo: l’episodio del trash talking con Noah che gli vale il tecnico nel terzo quarto non è da lui. Ma visto che ogni volta che tocca il pallone viene letteralmente sommerso da un’ondata di fischi, il suo autocontrollo è comunque da ammirare. SOLO SULL’ISOLA.

Kyrie Irving 5: Se sei una combo guard dalle altissime potenzialità realizzative e alla fine di una partita hai segnato solo 11 pts e messo in cascina 0 ass, tirando, tra l’altro, 3/13 dal campo, significa che non hai giocato affatto bene. Stasera Uncle Drew è irriconoscibile. Lento, impreciso nei passaggi e nel palleggio, ha sicuramente sofferto la serata magica di D-Rose, ma al di là dei meriti del #1 in maglia Bulls, non riesce mai a entrare in partita e a far girare le cose come vorrebbe lui, nemmeno quando riesce a piazzare una stoppata al suo diretto avversario. Il suo impatto anche su questa serie di Playoffs, più impegnativa della precedente, non era stato affatto male, quindi questa può essere anche solo una serata no. Ma urge un miglioramento per risollevare le sorti di questi Cavs. GRANPA KYRIE.

Tristan Thompson 6.5: Il canadese prodotto di University of Texas mette in piedi una partita solida e concreta, partendo di nuovo in quintetto, a causa dell’arcinoto infortunio di Kevin Love. Ispira sempre più fiducia in coach Blatt e nei compagni, soprattutto perché è il solo che sotto le plance cerca di contendere qualcosa ai più fisici Bulls, che altrimenti avrebbero dalla loro tutti i rimbalzi e le palle vaganti. Lui stasera ne tira giù 13, cifra più che degna, che, associata ai 10 pts, va a formare una bella doppia doppia, ma a suo favore c’è anche il contributo difensivo non indifferente, in una retroguardia, quella dei Cavs, non esattamente a prova di bomba, e soprattutto, il delizioso marasma che crea per andare a prendere qualsiasi pallone di possesso incerto che fluttui in aria. Si prende pure la soddisfazione di mettere una stoppata a un certo Derrick Rose, mica uno così. MUSCOLOSO.

J.R. Smith 6.5: Il suo rientro in squadra non significa anche ritorno in quintetto, visto che Iman Shumpert si è saputo ben distinguere durante la sua assenza, ma non appena tocca di nuovo il parquet, J.R. torna a essere la mina vagante pericolosa per qualsiasi difesa NBA. Stasera cerca di tenere a freno i bollenti spiriti e ci riesce egregiamente anche  se la partita non è esattamente delle più tranquille o delle più insignificanti. Si comporta talmente bene che viene fatto esecutore finale dello schema che porta al pareggio Cavs con 10 soli secondi sul cronometro: una tripla di straordinaria fattura che gli porta solo 3 dei suoi 14 pts, un’impresa che verrà ben presto cancellata dall’Assassino della Città del Vento. UOMO AVVISATO, MEZZO SALVATO.

Matthew Dellavedova 6: Il playmaker australiano classe ’90 non era certo considerato l’elemento più brillante della panchina di questi Cavs, ma lentamente si sta guadagnando spazio grazie a una incrollabile etica del sacrificio e a una capacità quasi militare di eseguire gli ordini che gli vengono impartiti. Fido gregario al servizio di giocatori più blasonati, si sa trasformare, all’occorrenza in esecutore, dimostrando di essere capace di alcuni begli acuti, come le due triple, infilate in momenti veramente importanti della partita. Alla fine il tabellino lo premia: 10 pts, con la percentuale del 75% dal campo, e 4 ass, non cifre che passino tutti i giorni da casa sua. SCUDIERO.

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