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NBA 2022-2023, Season Preview: i sottili equilibri dell’Atlantic Division

Philadelphia 76ers

I Philadelphia Sixers sembrano avere un rapporto davvero complicato i Playoff: la squadra della Città dell’Amore Fraterno non è mai riuscita ad arrivare alle Finali di Conference dal 2001 a oggi, ovvero dai tempi di Allen Iverson.

Dopo aver terminato “The Process”, ovvero la fase di rebuilding, nel 2018, i Sixers non sono mai riusciti ad affondare il colpo decisivo ai Playoff, nonostante fior fiori di Superstar. Con la stagione 2022-2023 alle porte, la dirigenza ha dunque cercato di migliorare il roster per completare al meglio le caratteristiche di Joel Embiid, chiamato ancora una volta a condurre i compagni di squadra verso le Finals, questa volta con l’aiuto di James Harden.

Dopo aver iniziato la regular season 2021-2022 con Ben Simmons da separato in casa infatti, a ridosso della trade deadline di febbraio il front office ha deciso di spedirlo in direzione Brooklyn Nets, nella già citata trade che invece ha portato James Harden a Philly. Insieme a Tobias Harris, i Sixers non sono però, ancora una volta, riusciti ad andare oltre il secondo turno dei Playoff, questa volta a causa di un infortunio al volto per Embiid, e una serie di prestazioni non esaltanti di Harden.

Nonostante le difficoltà emerse ai Playoff, come le percentuali al tiro (solo il 40% dal campo nella serie contro gli Heat), proprio il Barba ha deciso di rimanere rifiutando la sua player option, e firmando un nuovo accordo che prevede 14 milioni di dollari l’anno in meno di quanto previsto, in modo tale da permettere maggiore flessibilità alla dirigenza dei Sixers per costruire un cast di supporto degno di nota. In questo modo, sono arrivati dal mercato dei free agent proprio due vecchie conoscenze di Harden ai tempi di Atlanta, ovvero P.J. Tucker e Danuel House.

L’arrivo di Tucker porta sicuramente pericolosità da fuori (circa il 40% in carriera da dietro l’arco), ma anche maggiore versatilità, in quanto può ricoprire sia il ruolo di ala che di guardia senza particolari problemi. L’unico aspetto problematico riguarda la sua età: a oltre 37 anni il suo minutaggio dovrà essere accuratamente ponderato a seconda delle evenienze da coach Doc Rivers.

Danuel House ha invece vissuto il suo miglior periodo cestistico proprio in squadra con James Harden. Arriva da una stagione turbolenta, nel corso della quale ha giocato per tre squadre diverse (Hawks, Knicks e Jazz). Proprio durante la sua permanenza ai Jazz, però, ha dimostrato di non aver perso le qualità mostrate qualche anno fa, tirando con oltre il 41% da tre punti, suo personale career-high.

Con la trade che ha portato Danny Green ai Grizzlies, invece, è arrivato De’Anthony Melton. Insieme a Tucker e House, Melton va a completare il pacchetto di giocatori in pieno stile 3-and-D: la scorsa stagione l’ex Grizzlies ha giocato il suo miglior basket, con quasi 11 punti di media e 1.4 palloni rubati a serata. Proprio la difesa è il punto di forza di Melton, in quanto può portare anche versatilità e dinamicità nella metà campo difensiva, soprattutto per quanto riguarda i cambi sui blocchi.

Infine, da segnalare il colpo Montrezl Harrell. L’ex Clippers, arrivato con un accordo piuttosto economico (un biennale da 5,2 milioni di dollari), è stato Sesto Uomo dell’Anno nella stagione 2019-2020. Il suo ruolo sarà lo stesso anche a Philadelphia: uscire dalla panchina e dare il cambio a Joel Embiid, portando fisicità sottocanestro e catturando rimbalzi importanti. Inoltre, ritrova coach Doc Rivers, già suo allenatore ai tempi di Los Angeles.

Dunque, nonostante le partenze di giocatori come Danny Green, Paul Millsap e DeAndre Jordan, i Sixers sembrano migliorati sotto numerosi aspetti. L’ossatura della squadra è rimasta la stessa che abbiamo conosciuto sul finale della scorsa stagione. A supporto di Embiid, Harden e Harris ci sarà infatti anche Tyrese Maxey, che ha sostituito Ben Simmons nel ruolo di playmaker. Scelto con la numero 21 al Draft 2020, in un solo anno ha mostrato un miglioramento spaventoso, arrivando a stampare 17.5 punti a partita con il 42.7% da dietro l’arco al suo secondo anno tra i professionisti.

Insomma, per quest’anno i Sixers sembrano avere maggiore profondità, versatilità e coesione, in attacco quanto in difesa. Sono inoltre migliorati in termini di fisicità, aspetto che si è fatto sentire molto lo scorso anno, soprattutto a rimbalzo.

L’unica nota dolente, se proprio se ne vuole trovare una, riguarda il salary cap: attualmente i Sixers sono per poche centinaia di migliaia di dollari sotto la soglia dell’hard cap. In altre parole, da qui in avanti potranno solamente firmare giocatori con la condizione della veteran minimum.

Nonostante questo, visto l’operato e le permanenze, se la squadra riuscirà a rimanere sano può sicuramente posizionarsi tra le prime quattro squadre nella Eastern Conference e, finalmente, rompere la maledizione delle Finali di Conferenze che da oltre 20 anni aleggia nei meandri del Wells Fargo Center.

 

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Pubblicato da
Andrea Capiluppi

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