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NBA, Kevin McHale si schiera dalla parte dei Pistons: “I Bulls si lamentavano sempre”

The Last Dance” ha riportato in auge la storica rivalità tra i Bulls ed i Pistons, risalente alla fine degli anni ottanta ed all’inizio degli anni novanta, stimolando molti giocatori del passato a schierarsi in favore dell’una o dell’altra franchigia.

Kevin McHale, ala che vestì solamente la casacca dei Boston Celtics durante le sue 13 stagioni da professionista in NBA, ha espresso il suo parere in merito alla vicenda, forte di aver affrontato entrambe le squadre in passato, propendendo nettamente per la causa “Pistons“:

Prima di tutto, si può capire chiaramente perché i Pistons odiassero i Bulls. Chicago si lamentava sempre, dicendo che quello giocato dai Pistons non fosse basket, ma teppismo cruento. Questo si vede chiaramente nella serie. Penso che i Bulls abbiano mancato di rispetto ai Pistons non riconoscendo agli avversari la loro indubbia abilità in campo. Hanno sminuito una franchigia forte e vincente definendoli irrispettosamente “picchiatori”, senza curarsi di elogiare minimamente le capacità uniche di quella squadra. Ma, come sapete, il documentario esalta i Bulls, quindi tutti gli altri devono per forza essere sminuiti. Riguardo all’episodio dell’uscita dal campo preventiva del 1991 di Thomas e compagni non ho nulla da dire, se non che tutto ciò fosse usuale nella NBA degli anni ottanta. Al termine di ogni partita di Playoffs, specie dopo le gare ad eliminazione, nessuno riteneva necessario salutare l’avversario od andargli a parlare a fine partita. Magari si incontrava qualche ex compagno, ora avversario, per caso nella zona degli spogliatoi ben dopo la partita e lì ci si congratulava, ma sempre all’insegna dei soliti misurati convenevoli. Dopo la partita si andava direttamente nel tunnel. Nel 90% delle serie che ho vinto, non ho mai parlato con nessun avversario, né durante, né dopo le partite. Gli sconfitti non si avvicinavano a me ed io non pretendevo lo facessero.”

 

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  • Finalmente un commento super partes. Senza necessità di stabilire cosa sia giusto o sbagliato (peraltro parlare di sportività e poi utilizzare la parola odio a distanza di oltre trenta anni la dice lunga) semplicemente i fatti e la descrizione di cosa avveniva in quella NBA.

  • Sarà come dice lui, ma sta di fatto che oggi i regolamenti sono molto più severi e molte giocate dei bad boys non sarebbero consentite.

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Pubblicato da
Alessandro Valz

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