Seguici su

Curiosità

Guida ai migliori film sul basket: ecco quali sono

Una breve guida ai nove film più famosi che parlano di pallacanestro

Space Jam

 

Credits to independent.co.uk

 

Titolo originale: Space Jam

Anno di uscita: 1996

Durata: 1h  40min

Trama: La trama è davvero semplice, ma da un film per bambini difficilmente ci si aspetterebbe di più. Il concetto su cui si basa la pellicola è l’arrivo nel mondo dei Looney Tunes di alcuni mostriciattoli alieni, che minacciano di mettere a ferro e a fuoco ogni cosa. Bugs Bunny e compagni scendono a patti, decidendo di sfidare gli invasori in una partita di pallacanestro con l’aiuto di Michael Jordan, allora reduce dal suo primo ritiro dalla pallacanestro giocata. La partita sembra già vinta ancor prima di iniziare, visto la bassa statura degli extraterrestri, se non fosse che questi ultimi riescano a rubare il talento ai migliori giocatori della NBA degli anni ’90.

Nonostante la trama piuttosto essenziale, il film è stato comunque un successo soprattutto perché il binomio Michael Jordan e Looney Tunes fece presa sul pubblico dei più piccoli, e chi tra di noi l’ha visto da piccolo lo considera ancora come uno dei film più belli sulla pallacanestro per via dei ricordi che si intrecciano fra gli spezzoni del film.

Perché guardarlo: per la presenza di Michael Jordan, o per tenere buono il cuginetto/figlio/nipotino che non sta fermo un secondo: se vi andrà davvero bene potreste anche trasmettergli la passione per il basket.

Vi piacerà se: siete stati bambini negli anni novanta o nei primi duemila, o se semplicemente volete tornare bambini per qualche minuto.

 

LEGGI ANCHE: quindici cose su Space Jam che (forse) non sapevate

LEGGI ANCHE: Per favore, non fate Space Jam 2

 

 

 

Più in alto di tutti

 

Credits to streetball360.com

 

Titolo originale: Rebound – The Legend of Earl “The Goat” Manigault

Anno di uscita: 1996

Durata: 2h

Da qui in avanti parleremo solamente di film che raccontano di storie realmente accadute. Il primo di questi è allora Più in alto di tutti, incentrato sulla vita della leggenda dei playground Earl Manigault, fatta di alti e bassi, in cui il tema principale è stata la contrapposizione tra amore per la pallacanestro e quella per l’eroina.

Perché guardarlo: perché è un film dall’enorme impatto emotivo, che contemporaneamente lascia un certo senso di smarrimento e un forte senso di ispirazione una volta terminata la visione. Poi perché è una storia vera – e il film rimane piuttosto fedele alla vera vita di Manigault -, ma anche perché parla di un tema sensibile quale la dipendenza da eroina. Inoltre, segnaliamo la presenza di Kevin Garnett nei panni di Wilt Chamberlain.

Vi piacerà se: vi piacciono le storie di redenzione.

 

 

 

Coach Carter

Credits to leadershipgeeks.com

 

Titolo originale: Coach Carter

Anno di uscita: 2005

Durata: 2h  16min

Trama: Anche Coach Carter è un film ispirato alla realtà. Samuel L. Jackson infatti interpreta Thomas Carter, un rigido allenatore di pallacanestro, che nel 1999 ritorna alla Richmond High School da allenatore degli Oilers, dopo avervi militato da ragazzo. All’epoca diversi media riportarono i suoi severi metodi di allenamento, che comprendevano anche l’esclusione dalla squadra qualora i giocatori non avessero seguito il programma scolastico e mantenuto una media dei voti soddisfacente.

All’inizio del film, infatti, Carter nota che i suoi giocatori sono indisciplinati e, soprattutto, nemmeno interessati alla scuola se non fosse per la pallacanestro. Per questo motivo l’allenatore introduce un vero e proprio regolamento di condotta: cosa che induce Timo Cruz, il giocatore più talentuoso della squadra, ad uno scontro fisico con il proprio coach. L’atleta finisce così fuori squadra, rischiando di venir trascinato nella malavita di strada per via di alcuni contatti poco raccomandabili.

Una storia che la Richmond High School ha già sentito parecchie volte, visto le difficili situazioni familiari in cui molti frequentanti della scuola si ritrovano, e che coach Carter è deciso ad interrompere. Per questa ragione, dopo una notte sopra le righe da parte dei giocatori in seguito ad una vittoria, Carter li riprende per il comportamento poco consono, decidendo addirittura di chiudere la palestra quando scopre che diversi giocatori hanno saltato le lezioni e non ottenuto buoni voti.

A una riunione con diversi genitori furiosi per il comportamento dell’allenatore, Carter spiega proprio questo: la scuola ha un tasso altissimo di rinunce dopo il primo anno, lasciando intuire che in mancanza di un buon livello di educazione molti rinunciatari finiscono con il condurre una vita dalla fedina penale piuttosto sporca.

È a questo punto che giocatori e genitori prendono coscienza del fatto che Carter stia facendo questo per il loro bene, e che la squadra comincia ad inanellare una serie di vittorie nel proprio campionato, anche grazie al ritorno di Timo Cruz nel roster, almeno fino all’ennesima difficoltà che rischia di minare una precaria serenità così difficilmente ristabilita.

Perché guardarlo: il film è incentrato sulla storia di alcuni ragazzi il cui destino sembra ormai già scritto, ma che tramite una presa di coscienza collettiva trovano la forza di provare a fare qualcosa per cambiare la loro vita. L’intento di Coach Carter è dunque quello di dimostrare che le persone giuste e le giuste motivazioni possono rivelarsi fondamentali per realizzare i propri obiettivi.

Vi piacerà se: apprezzate le storie vere che non disdegnano l’aspetto motivazionale.

 

 

Colpo Vincente

Credits to vulture.com

 

Titolo originale: Hoosiers

Anno di uscita: 1986

Durata: 1h  55min

Trama: Colpo Vincente, ambientato nella cittadina di Hickory nei primi anni Cinquanta, trae ispirazione dalla storia della piccola Milan High School dello stato dell’Indiana, che nel 1954 vinse il titolo statale contro squadre ben più quotate.

La pellicola si apre con l’arrivo di Norman Dale a Hickory, un allenatore inattivo da diversi anni. Nonostante questo, il suo amico di lunga data e preside della scuola Cletus Summers gli concede l’opportunità di allenare la squadra di basket. La situazione non è però delle migliori: la cittadina, di appena mille abitanti, è piuttosto legata alla squadra liceale, poiché unica attrazione in paese. Per questo, gli abitanti non accolgono con grande entusiasmo l’arrivo di Dale, essendo ancora legati al precedente allenatore. In più, il giocatore migliore della squadra, Jimmy Chitwood, ha lasciato la squadra solamente qualche settimana prima per concentrarsi sui propri studi.

Nonostante questo, al primo allenamento il coach impone immediatamente il proprio metodo rude ed esigente. Per via di alcuni screzi fra giocatori ed allenatori, però, la squadra si ritrova con soli cinque elementi a roster. Nelle prime partite i risultati non sono incoraggianti, e Dale perde ancora una volta le staffe nel corso di una partita, venendo espulso.

A questo punto, con giocatori, membri della scuola e l’intera città contro, l’allenatore è ormai sul punto di partenza. Soprattutto, si scopre che il coach è rimasto inattivo per così tanto tempo per aver percosso un giocatore durante una partita. È proprio a questo punto, però, che Jimmy Chitwood decide di rientrare in squadra, a condizione che Dale rimanga: sarà proprio grazie al reintegro del miglior giocatore nel roster, le fortune della piccola scuola cambieranno.

Perché guardarlo: probabilmente un po’ retorico per via dei suoi tanti buoni propositi e sentimenti, ma comunque un grande classico: è forse il precursore per eccellenza dei film biografici sulla pallacanestro.

Vi piacerà se: preferite i film che raccontano di vicende realmente accadute

 

 

Glory Road – Vincere cambia tutto

Credits to eastpointsa.org

 

Titolo originale: Glory Road

Anno di uscita: 2006

Durata: 1 h  58 min

Trama: come Colpo vincente, anche Glory Road è tratto da fatti realmente accaduti. La pellicola è infatti incentrata sulle vicende di Don Haskins, un allenatore al quale viene affidata la squadra di basket del Texas Western College di El Paso, i Texas Miners. La situazione in cui riversa il college è piuttosto critica: i soldi sono pochi, e la squadra non primeggia affatto per quanto riguarda i risultati.

All’epoca dei fatti – la prima metà degli anni ’60 – nel basket collegiale c’era spazio esclusivamente per giocatori bianchi: erano poche le occasioni in cui squadre concedevano una borsa di studio ad un giocatore nero, e quelli che la ottenevano non vedevano mai il campo.

Il film narra dunque di come Haskins si diede da fare per reclutare i migliori giocatori possibili, a prescindere dal colore della pelle. Alla fine del reclutamento, al via della stagione 1965-66, la sua squadra conta cinque atleti bianchi e sette neri, un equilibrio che fece alzare più di qualche sopracciglio fra il personale dell’università. Non solo: con le prime vittorie, la sua squadra subisce episodi discriminatori sempre più frequenti, come minacce di morte o vero e proprio scontro fisico. Nonostante questo, la squadra riuscì a chiudere la stagione con un record di 23-1, approdando al torneo NCAA da terza classificata del paese: è il preludio di una cavalcata verso le fasi conclusive del torneo che cambiò radicalmente il mondo della pallacanestro.

Perché guardarlo: Glory Road non parla solo di basket, ma anche e soprattutto di razzismo, in un’epoca in cui la discriminazione razziale era ancora all’ordine del giorno. Anche se nella sua autobiografia Haskins scrisse che “provai solamente a mettere in campo i miei uomini migliori in quella stagione, non mi aspettavo di essere una sorta di pionere o di cambiare il mondo”, effettivamente la storia degli Oilers finì per cambiare radicalmente gli anni a venire. Insieme a He got game è dunque un film fondamentale per la vostra cultura cestistica.

Vi piacerà se: anche qui se apprezzate le storie vere, ma come i precedenti basati su storie reali è un film avvincente e ben curato, dunque difficilmente vi farà storcere il naso.

 

LEGGI ANCHE: Glory Road, film sorprendente che parla non soltanto di basket

 

2 di 2Successivo
5 Commenti

5 Comments

  1. Filippo

    16/06/2017 13:58

    Consiglio di aggiungere Semipro

  2. Marco

    13/07/2017 16:44

    Blue Chips semplicemente immortale.

  3. Findegardi

    09/04/2019 14:22

    Manca “Celtic Pride”.

  4. Emilio

    09/04/2019 15:19

    Ragazzi adoro il sito, ma non mettere Coach Carter e’ blasfemia 😀

    • Andrea Capiluppi

      09/04/2019 15:56

      Ciao Emilio, in realtà Coach Carter si trova nella seconda scheda dell’articolo. Puoi arrivarci premendo sul tasto “successivo” in fondo alla prima scheda 🙂

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Advertisement
Advertisement

Altri in Curiosità