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Aldridge: “In estate ho aperto il mio cuore a Popovich”

LaMarcus Aldridge parla ai microfoni di Micheal Wright di ESPN. Il lungo di casa Spurs si è confrontato con Gregg Popovich durante la offseason per discutere senza peli sulla lingua della attuale situazione di Aldridge stesso nel sistema di San Antonio e delle sue preoccupazioni.

Credo di essere stato molto diretto e forse presuntuoso. Ma lui (Popovich) era disposto a quel tipo di dialogo. Ho aperto il mio cuore parlando di come andavano le cose e di come sarebbero potute andare. Penso di averlo colto alla sprovvista. Non credo abbia mai davvero notato (che non ero felice). Ma una volta detto tutto è stato molto bravo nell’ascoltarmi e da lì è andato tutto meglio. Mi sentivo come se non fossi entrato a far parte del sistema bene quanto avrei potuto. Che non stavo realmente aiutando come avrei potuto.

Superfluo quasi aggiungere che Popovich ha ascoltato con attenzione le ragioni e le preoccupazioni di Aldridge. 

E’ un ragazzo che ha giocato per nove anni, credo, prima di venire qui e ci vuole tempo per abituarsi ad un programma che non è soltanto nuovo. Ma, quando hai nove anni alle spalle, facendo qualcosa di diverso, le sue preoccupazioni sono legittime. Abbiamo parlato di cosa possiamo fare per farlo sentire più a suo agio e per rendere migliore la squadra. Ma detto ciò, penso che stiamo parlando soprattutto di attacco. In difesa è stato fantastico. Ora dobbiamo aiutarlo un po’ di più in modo da farlo sentire bene nel proprio spazio offensivo e sotto questo aspetto non ho fatto un gran lavoro.

Dopo la brutta uscita dai playoff decretata definitivamente dall’infortunio di Leonard sul criticato close-out  di Pachulia, il lungo degli Spurs non è riuscito a guidare offensivamente il proprio team. Proprio in quella finale di Conference contro i Warriors, dopo l’infortunio di Kawhi, Aldridge ha registrato 8 palle perse e 7 tiri messi a segno. Posto che non si possa riassumere il suo apporto con queste due statistiche rimane l’amaro in bocca ed una prestazione non proprio positiva.

Non ho cominciato l’estate dicendo “Oh devo provare a lavorare più duramente solo a causa di quella serie”. Non ne ero ossessionato. Tutti vogliono vincere ed io voglio vincere. Non è andata nel migliore dei modi. Ma sono andato a casa e sono migliorato. Penso di essere ancora in grado di giocare ad un livello da All-Star e non mi sento di non essere più fra i 10-15 migliori della lega. Mi sento di essere ancora in grado di aiutare le squadre a vincere e di portare qualcosa di dominante nella partita. Ho fatto la mia parte. Sono andato a casa e ho lavorato duro. Spero che lo sforzo fatto ripagherà.

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Pubblicato da
Claudio De Simone

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